L’Artico sta bruciando e la colpa è del riscaldamento globale

Le crescenti temperature favoriscono l'insorgere di immensi, devastanti, incendi nelle foreste boreali

Le grandi foreste boreali che ricoprono Russia, Canada, Alaska e Groenlandia vengono inghiottite da un mare di fuoco che pare inarrestabile.

Secondo gli scienziati, questo potrebbe essere solo uno degli effetti del riscaldamento globale, un fenomeno che – se non debitamente affrontato – porterà a conseguenze perfino più gravi.

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Le grandi foreste dell’Artico

La foresta boreale – anche detta taiga – è uno dei più importanti biomi presenti sulla Terra, dominato da pini e abeti. Nonostante le rigide condizioni climatiche – con temperature che possono arrivare a -50 °C – numerose specie animali vi trovano dimora, come lupi, tigri e bisonti.

Periodicamente, la taiga viene scossa da grandi incendi, tuttavia mai prima d’ora era stato osservato un fenomeno così intenso come quello che sta devastando le regioni settentrionali. Si calcola che, a partire dal mese di giugno, oltre 100 incendi siano scoppiati in tutto l’Artico.

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In Siberia, le zone maggiormente colpite sono quelle di Buryatia, Krasnoyarsk e Irkutsk, dove la NASA ha registrato la propagazione delle fiamme su un’area di 106, 388 e 829 km2, rispettivamente (dati aggiornati al 22 luglio).

Nemmeno le regioni libere dal fuoco sono state risparmiate. Dense coltri di fumo – così vaste da esser visibili dallo spazio – invadono le città della Russia, mettendo seriamente a rischio l’incolumità della popolazione.

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Ma quale può esser la causa di tanta devastazione?

L’uomo e il riscaldamento globale

La risposta potrebbe trovarsi nel riscaldamento globale.

Questo fenomeno – iniziato nel XX secolo – è caratterizzato da un progressivo aumento delle temperature medie globali. Ciò è dovuto al massiccio rilascio in atmosfera di gas serra: composti, come l’anidride carbonica, in grado di trattenere il calore terrestre.

Senza di essi, il nostro pianeta sarebbe un mondo ghiacciato, con temperature medie attorno ai -18 °C. Tuttavia, le attività umane immettono ogni anno miliardi di tonnellate di gas serra, alterando in modo significativo i delicati equilibri climatici.

Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti: il mese di giugno 2019 è stato classificato come il più caldo negli ultimi 140 anni, con temperature di quasi un grado superiori alle medie globali.

Con estati sempre più calde e secche, l’Artico – una delle zone maggiormente colpite da questo fenomeno – sarà maggiormente soggetto a grandi, e frequenti, incendi, con drammatiche conseguenze sulle popolazioni locali.

Un prezioso alleato

La foresta boreale non è solo la dimora di numerose specie vegetali e animali, ma è anche un importante alleato nella lotta al cambiamento climatico.

Dal momento che costituisce il 30% delle aree forestali di tutto il mondo, la taiga contribuisce all’assorbimento di grandi quantità di anidride carbonica, impiegata dalle piante per la fotosintesi.

Rispetto alle foreste tropicali, quelle boreali intrappolano una massa quasi doppia di carbonio, principalmente sotto forma di torba. Quest’ultima, è un composto che si forma in ambienti acidi e poveri di ossigeno, dove la materia organica si decompone solo in parte.

Sfortunatamente, la torba è anche un buon combustibile, in grado di alimentare per interi mesi incendi che, altrimenti, si spegnerebbero nell’arco di poche ore. Purtroppo, è proprio ciò che sta accadendo nell’Artico dove, nel frattempo, sempre maggiori quantità di anidride carbonica vengono liberate dalle fiamme.

Gli strumenti del CAMS hanno rilevato il rilascio di ben 50 miliardi di tonnellate di CO2 nel solo mese di giugno, un valore paragonabile a quanto emesso dall’intera Svezia in un anno.

Inevitabilmente, ciò non farà altro che esacerbare il fenomeno del riscaldamento globale, favorendo così lo scoppio di ulteriori incendi, in un fatale circolo vizioso. Per tale motivo, è fondamentale agire tempestivamente per bloccare il propagarsi delle fiamme, anche se le autorità russe non sembrano essere dello stesso avviso.

Secondo quanto riportato sul Siberian Times, il costo dell’operazione è considerato troppo elevato in quanto gli incendi non rappresenterebbero un pericolo per la popolazione.

Inutile dire che molti cittadini si sono opposti a tale decisione, e domandano a gran voce un deciso intervento da parte del governo per tutelare le preziose foreste boreali.

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