Le due anime della Libia a confronto a Roma

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Ieri a Roma nella sede del nostro ministero degli esteri più che mai blindata si è tenuta un’importante conferenza voluta dalle Nazioni Unite per tentare di ridare un nuovo assetto di pace e stabilità alla Libia, dilaniata dalla guerra civile e dagli attentati, divisa in due con un governo riconosciuto dalla comunità internazionale a Tobruk e un governo islamista a Tripoli. Questa divisione, che rappresenta le due anime-una laica e una conservatrice e religiosa- della Libia, deve essere per forza superata per fare sì che il Paese nordafricano ritorni ad essere stabile e in pace ma il lavoro da fare per arrivare a questo risultato è ancora molto lungo e difficile.

Ieri è stata la prima volta in cui i rappresentanti dei due governi libici si sono trovati faccia a faccia per discutere del futuro del loro Paese e dei loro stessi figli: mercoledì le due parti dovrebbero firmare insieme un accordo per un governo di unità nazionale mediato dalle Nazioni Unite.

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Alla conferenza romana hanno partecipato i rappresentanti dei cinque Paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza ONU più Italia, Germania, Spagna, Turchia, Tunisia, Algeria, Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Marocco e Qatar; inoltre erano presenti anche i rappresentanti di quattro organizzazioni internazionali, Nazioni Unite, Unione Europea, Lega Araba e Unione Africana. I temi più caldi del dibattimento sono stati ovviamente la preparazione di un “cessate il fuoco” in tutto in territorio libico, il contrasto al terrorismo e un maggior controllo dei moltissimi barconi carichi di migranti che ogni giorno partono dalle coste libiche per raggiungere l’Europa. Solo una Libia unita e sicura, infatti, potrebbe evitare che nella marea umana dei rifugiati si nascondano potenziali terroristi e potrebbe riprendere il controllo della città di Sirte e del sito archeologico di Sabratha che pochi giorni fa sono caduti nelle mani degli uomini in nero del sedicente Califfato.

Il Segretario di Stato degli Stati Uniti John Kerry si è detto soddisfatto dell’esito delle discussioni di ieri e ha auspicato che mercoledì la firma sull’accordo per un governo di unità nazionale possa subito portare i suoi benefici alla Libia, ma ha anche riconosciuto che non è facile superare 40 anni di dittatura e una guerra civile che dura dal 2011.

Si spera che la firma di mercoledì possa portare di nuovo la pace in quel Paese ricco di risorse naturali, ma martoriato che è la Libia; non dimentichiamo che i civili innocenti stanno pagando un prezzo altissimo all’instabilità politica.

Sono una ragazza di trenta anni con Laurea triennale in Studi Internazionali e Laurea magistrale in Scienze del governo e dell'amministrazione; ho anche frequentato un Master e vari corsi post laurea. Conosco oltre all'italiano, inglese e francese e il tedesco a livello base. Le mie passioni sono leggere, scrivere di attualità, ambiente e animali e viaggiare per scoprire sempre posti nuovi. Oltre che per Quotidian Post scrivo anche per Prima Pagina on line, Notiziario Estero e Report Difesa. Ho anche un blog personale http://valeryworldblog.com
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