L’escalation in Israele: si rischia una terza Intifada?

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In Israele il clima si fa sempre più teso e le relazioni tra israeliani e palestinesi sono ridotte ai minimi termini; si teme un’escalation di violenza che potrebbe portare ad una terza Intifada dopo quella del 1987 e quella del 2000. In entrambe le occasioni si scatenò una vera e propria guerriglia urbana in cui molti furono i morti, soprattutto tra i palestinesi, e molte persone rimasero ferite, mutilate ed invalide.

La violenza degli ultimi giorni è cominciata quando un ragazzino palestinese di tredici anni è rimasto ucciso dopo uno scontro con le forze di sicurezza israeliane appena fuori da un campo profughi di Betlemme. La reazione dei palestinesi non si è fatta attendere ed è quasi subito cominciato il lancio di sassi ed altri oggetti verso gli agenti israeliani accorsi sul posto.

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Secondo alcuni diplomatici ed analisti questo clima di tensione è molto simile a quello che negli anni passati portò alla prima e poi alla seconda Intifada; Israele rischia di ripiombare negli anni più bui della sua storia. In Cisgiordania ci sono stati aspri scontri tra coloni israeliani e palestinesi che hanno lanciato sassi contro alcune automobili di passaggio.

I palestinesi, secondo un recente sondaggio, non si fidano più del loro attuale leader Abu Mazen e pensano che bisognerebbe fare di più per fermare l’avanzata delle colonie israeliane nei loro territori. La soluzione dei due Stati viene considerata irrealistica e molti si dicono rassegnati ad una nuova ondata di violenza in mancanza di negoziati. La sfiducia prevale anche tra gli israeliani, tanto che alcuni militanti dei partiti della destra conservatrice israeliana hanno protestato per chiedere al loro governo di prendere decisioni più coraggiose per fermare il terrorismo palestinese.

Per due giorni è stato vietato l’accesso alla Spianata delle Moschee e alla città vecchia di Gerusalemme ai palestinesi non residenti e questo è stato un altro motivo di gravi scontri. Una portavoce della polizia ha spiegato che la decisione di chiudere il luogo sacro era stata presa dopo le violenze che si erano registrate nella stessa Gerusalemme e in Cisgiordania.

Le autorità palestinesi ed israeliane stanno conducendo negoziati serrati per evitare una nuova escalation di violenza; alla revoca del blocco della città vecchia ha fatto seguito la distruzione delle case di alcuni militanti palestinesi accusati di crimini contro Israele e il suo popolo.

Sono una ragazza di trenta anni con Laurea triennale in Studi Internazionali e Laurea magistrale in Scienze del governo e dell'amministrazione; ho anche frequentato un Master e vari corsi post laurea. Conosco oltre all'italiano, inglese e francese e il tedesco a livello base. Le mie passioni sono leggere, scrivere di attualità, ambiente e animali e viaggiare per scoprire sempre posti nuovi. Oltre che per Quotidian Post scrivo anche per Prima Pagina on line, Notiziario Estero e Report Difesa. Ho anche un blog personale http://valeryworldblog.com