Liberazione di Cannes: una verità non falsata

La “Liberazione” in Francia e in Italia: una Storia comune, ma diversamente raccontata

Fu chiamata “Operazione Dragoon” e liberò la Francia meridionale dalla presenza nazista. Churchill, pur non approvandola, fornì navi e uomini agli Alleati. Per il Primo Ministro inglese, la strategia giusta sarebbe stata quella d’inviare le truppe nelle regioni balcaniche, dove c’era il petrolio, e occuparle prima che arrivassero i russi. La Costa Azzurra era meno importante e, valutando a posteriori, forse Churchill non aveva tutti i torti.

La pianificazione dello sbarco

Lo sbarco prevedeva l’impegno di soldati statunitensi, inglesi, canadesi e della Francia di De Gaulle, con i partigiani a dare man forte sulla terra ferma. Con il “Vallo Mediterraneo” – una linea difensiva costruita da Cerbère fino a Mentone – i tedeschi avevano opposto un ostacolo difficile da superare, ma gli Alleati scelsero ugualmente di realizzare il piano. La guerra, ormai, volgeva a sfavore dell’esercito nazi-fascista e la 90° Armata tedesca aveva deciso di ritirarsi, avvantaggiando così le forze di sbarco. Il 24 agosto del 1944, in un tripudio di bandiere, gli Alleati entrarono a Cannes.

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Il protocollo della commemorazione

Ogni anno, la “Perla della Costa Azzurra” celebra questo giorno con una grandiosa sfilata. È sicuramente un evento utile anche alla promozione turistica, ma è buona cosa non dimenticare quello che fu un giorno di felicità, mentre su altri campi di battaglia si combatteva e si moriva ancora.
Il protocollo della festa si articola sempre allo stesso modo, che replica quel 24 agosto. Ad aprire il corteo, con figuranti in divisa militare e su mezzi storici di trasporto e combattimento, sono i soldati delle truppe alleate, con la rappresentante francese della 1° Divisione Corazzata, a quel tempo guidata dal generale Lucian Truscott. Seguono poi i partigiani, con i loro fucili mitragliatori a tracolla e, infine, la popolazione, rigorosamente in abiti anni ‘40. Ovunque è uno sventolio di tricolori, di bandiere a stelle e strisce e l’esultanza, nonostante siano trascorsi 76 anni, è contagiosa.
Sulla costa mediterranea francese, gli americani non sono morti a migliaia come in Sicilia o ad Anzio, ma nessuno dimentica il loro sacrificio per liberare una terra oppressa dalla svastica e restituirla al popolo. Anche la Francia ha avuto i suoi partigiani, che hanno combattuto e sono morti eroicamente; anche la Francia ha avuto i suoi soldati che hanno imbracciato i fucili al fianco di statunitensi, canadesi, inglesi, australiani, neozelandesi… Nessuno è scivolato nell’oblio e ad ognuno è assegnato il proprio posto nella Storia.

In Italia le cose andarono diversamente

In Italia, le cose andarono ben diversamente. A quanto pare, le nostre città si liberarono da sole da nazisti e fascisti, grazie ad una vera e propria sollevazione popolare contro i “repubblichini” e i loro alleati con la croce uncinata. Bombardamenti a tappeto e furiosi combattimenti a risalire l’Italia e frantumare la “Linea Gotica” ebbero scarsa rilevanza. Furono i partigiani, entrando per primi nelle città senza più la presenza della Wehrmacht, a sconfiggere le camice brune e, in particolare, il merito è dei partigiani comunisti.
È per questa ragione che qui da noi non si organizzano giornate della liberazione come quelle di Cannes, non sfilano jeep e camion con la stella bianca e sopra ad essi i marines a salutare la popolazione che li acclama. È per questa ragione che qui il tricolore italiano non garrisce insieme alla “Stars and Stripes” e abbiamo scelto un solo giorno, valido per tutti, nei quali celebrare la “liberazione”.

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Il 25 aprile: Festa della Liberazione

Questo giorno è il 25 aprile, che non ricorda, ad esempio, i 6 mila soldati Alleati morti in Sicilia o i 7 mila ad Anzio, ma il momento in cui il “Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia” con sede a Milano, e gli Alleati già alle porte del capoluogo meneghino, proclamò ai giornali e alla radio l’insurrezione generale in tutti i territori ancora occupati da fascisti e nazisti e, assumendo il potere in nome del Popolo italiano, stabilì la condanna a morte di Mussolini e dei gerarchi catturati. S’aprirono giorni di vendette personali, di sangue innocente versato. Di selvaggia brutalità. A seguire, la mitragliata del “Colonnello Valerio” o di qualche altro su Mussolini e Claretta Petacci, la macelleria di Piazzale Loreto e tutto il resto…

Cosa firmò Badoglio l’8 settembre?

L’8 settembre, il generale Badoglio aveva firmato un armistizio con gli Alleati, assumendosi, anche lui in nome di tutto il Popolo italiano, l’impegno a consegnare il Duce e il suo governo, se fossero stati catturati vivi. La ragione ideologica era che la nuova Europa non doveva avere nulla a che spartire con le dittature fasciste e naziste e le loro atrocità, le loro torture e fucilazioni sommarie, comminate da un fantomatico “tribunale del popolo“. Mussolini e Hitler avrebbero subito un processo con tutte le garanzie e sarebbe stata la Giustizia a condannarli secondo i delitti commessi. Noi abbiamo scelto diverso: abbiamo preferito il “Codice di Hammurabi“, occhio per occhio, dente per dente e che fosse ben chiaro a chi andava il merito d’aver annientato il Duce del fascismo con tutte le sue esaltazioni imperiali.

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Le ragioni di una diversa narrazione

Questo spiega la differenza tra noi e la Francia: al di là delle Alpi, ricordano ancora i valori e i meriti sul campo di battaglia; in Italia, alcuni si preoccuparono più del “dopo”, a chi avrebbe governato finita la guerra, a cogliere l’occasione per realizzare un sogno: quello infranto proprio dai fascisti subito dopo la Prima Guerra Mondiale e che si accomunava al progetto di socialismo reale scelto dalla Russia. Fortunatamente, gli italiani ebbero l’intelligenza di non uscire da una dittatura per entrare in un’altra forse ancora peggiore, gestita da un burattinaio georgiano all’ombra di San Basilio e delle mura del Cremlino.

“Così è se vi pare” scrisse Luigi Pirandello e questa è la narrazione che ci è stata trasmessa e ripetuta fino a vestirsi di verità. Il resto, è conversazione.

Massimo Carpegna

Massimo Carpegna
Massimo Carpegnahttp://www.massimocarpegna.com
Docente di Formazione Corale, Composizione Corale e di Musica e Cinema presso il Conservatorio Vecchi Tonelli di Modena e Carpi. Scrittore, collabora con numerose testate con editoriali di cultura, società e politica.