Libia, gli italiani rapiti sarebbero nel deserto

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Ancora mistero sulla sorte dei quattro lavoratori italiani rapiti in Libia.

Secondo alcune fonti, soprattutto un quotidiano online locale, i quattro lavoratori, Gino Policardo, Fausto Piano, Filippo Calcagno e Salvatore Failla, dipendenti della ditta Bonatti di Parma, sarebbero stati trasferiti nel deserto, in zone dove è più facile trovare nascondigli. I rapitori avrebbero fatto scendere i lavoratori dall’auto, trasferendoli su un’altra vettura e imponendo loro di lasciare i cellulari. Il loro autista è stato legato e abbandonato nel deserto.

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Da domenica sera, i parenti dei quattro uomini attendono notizie dalla Libia. La pista del sequestro a opera di una banda di scafisti non è confermata, così come non lo è quella proposta dal governo di Tripoli, secondo cui squadroni misti di arabi e berberi al servizio del generale Haftar, del governo di Tobruk, avrebbero rapito i quattro italiani. In un panorama così frammentato, come quello libico, le accuse reciproche continuano a piovere e tutto ciò rende nebulose le indagini.

Le milizie di Haftar, infatti, hanno accusato il governo di Tripoli di aver rapito i quattro lavoratori per scambiarli con scafisti libici detenuti in Italia per traffico di esseri umani nel Mediterraneo. Le accuse sarebbero supportate, secondo un politico fedele all’esecutivo di Tobruk, dal fatto che il rapimento è avvenuto, mentre i quattro rientravano dalla Tunisia, a Mellitah, zona controllata dalle milizie fedeli a Tripoli che collaborano con criminali comuni e non sono nuove a questo tipo di scorribande.

Stefano Malvicini

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