Libia, Haftar chiude i pozzi petroliferi Eni nel Sud

La compagnia petrolifera afferma "tutto ciò è illegale" , fermi 800 mila barili, rimangono i pozzi off-shore e il gas

In Libia sono stati chiusi i pozzi petroliferi. La National Oil Corporation, la società libica che gestisce la produzione di petrolio è stata bloccata. Il fatto riguarda i campi di Sud-Ovest di El Sharara ed El Feel dopo che le milizie del generale Khalifa Haftar hanno chiuso un oleodotto collegato ai pozzi. 

Bloccati i pozzi petroliferi Eni nel Sud 

L’annuncio è stato dato dalla stessa compagnia petrolifera Noc che ha dovuto avviare le procedure previste dalla legge ovvero preservare sia la capacità di riattivare i pozzi sia quella di mantenere liberi gli oleodotti. 

Fonti locali dicono che una milizia vicino ad Haftar ha bloccato l’oleodotto che trasporta il greggio dal giacimento alla raffineria di Zawiya, sulla costa del Mediterraneo. Sia i pozzi che la raffineria sono entrambi gestiti dalla MOG “Mellitah Oil & Gas“, la società fra Noc e l’italiana Eni. Quindi sono stati bloccati i pozzi Eni. Già sabato la Noc era stata costretta a bloccare cinque pozzi petroliferi dell’Est anche in questo caso sempre per ordine delle milizie legate ad Haftar.

Tutta la produzione libica verrà bloccata

A Tripoli l’amministratore delegato della Noc, l’ingegnere Mustafa Senalla, ha inviato un appello ai governi di Stati Uniti, Italia, Germania, Gran Bretagna e alle Nazioni Unite per spiegare che il blocco imposto dalle compagnie petrolifere con Khalifa Haftar ha costretto alla chiusura di una stazione di pompaggio nella Libia Occidentale. Tutta la produzione libica a questo punto verrà bloccata. Egli ha aggiunto ” Questo taglierà di 800 mila barili di petrolio al giorno la nostra produzione“.

Il capo della Noc inoltre ha chiesto “se la Conferenza di Berlino possa procedere come se nulla fosse se il blocco del petrolio non verrà revocato. Qualsiasi decisione adottata in queste circostanze – con fragrante violazione delle leggi – non sarebbe legittima e non potrebbe essere duratura“. L’ingegner Sanalla continua dicendo che “queste tattiche sono inaccettabili, si deve reagire nel modo più duro possibile. “Bloccare il petrolio è un crimine per la Libia”.