L’Isis ha un punto debole!

 

L’ISIS, una delle organizzazioni terroristiche più temibili di questi ultimi anni, la cui marcia sembra essere inarrestabile, ebbene, dietro all’apparente invincibilità si cela un punto debole che potrebbe addirittura segnare la fine di questo gruppo che sta seminando ovunque paura e sgomento.

L’Isis, lo stato islamico dell’Iraq, nato da Osama Bin Laden e guidato dall’attuale successore Abu Bakr Baghdadi, si sta espandendo rapidamente a macchia d’olio. L’organizzazione terroristica che sta generando un certo grado di apprensione – soprattutto in occidente – sembra che non sia poi così implacabile, anzi, potrebbe essere facilmente sgominata. Ne è pienamente convinta la ricercatrice di economia e sviluppo Clara Capelli. Infatti, stando alle sue affermazioni, frutto di attente indagini e analisi, il gruppo terroristico in realtà è facilmente attaccabile perché l’esistenza dell’organizzazione è determinata e subordinata da fonti di reddito che non possiede e che non dipende assolutamente da essa stessa.
Secondo la ricercatrice, quindi, un modo efficace per fermare l’organizzazione, è quello di creare un’ostruzione proprio alle fonti dove attinge. Quali sono? Una prima è il petrolio e il mercato dove viene poi rivenduto, cioè gli intermediari che, fungono appunto da tali, tra i militanti e gli acquirenti.
Il raggio d’azione, sempre secondo le analisi della ricercatrice, al momento sarebbe circoscritto in Turchia, Libano e Siria.
Dato che L’Isis necessita sempre di più soldi per mantenere le proprie milizie, gli armamenti e nuove campagne di reclutamento, è chiaro che la loro sete di affari sia frenetica e piuttosto urgente. Per questo motivo, la ricercatrice suggerirebbe di far controllare a tappeto le aree economiche citate in precedenza. Tuttavia la pista potrebbe non essere riconducibile unicamente alle raffinerie petrolifere, ma anche alle famiglie e a tutti coloro che difendono la “causa” dell’Isis e che finanziano, magari, segretamente.

In conclusione, più della guerra, sarebbe più opportuno ricorrere alle strategie suggerite dalla ricercatrice: puntando sulle risorse economiche del gruppo e il possibile mercato; ciò permetterebbe di evitare un inutile dispendio di danaro e, soprattutto, la perdita di molte vite umane.

 

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