L’Isis ricorre al waterboarding: la tortura dell’acqua

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La tecnica del waterboeading è stata usata dall’Isis per torturare alcuni sequestrati, tra cui Foley. Il waterboarding è una tortura che le cicatrici le lascia nella psich.

La notizia è di poche ore fa ed è una di quelle che fa accapponare la pelle.

Almeno quattro sequestrati dallo Stato Islamico sono stati torturati con la tecnica del waterboarding. Tra questi, anche James Foley.

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Cosa è il waterboarding?

È una tecnica di tortura che vede un individuo immobilizzato e legato ad una tavola, tenuto  in una posizione obliqua dove i piedi sono  in alto, completamente fermo senza possibilità alcuna di divincolarsi, mentre gli viene rovesciata dell’acqua sul viso. L’acqua invade le vie respirarorie, generando il riflesso faringeo, cioè un conato. La sensazione è quella di annegare. Il rischio è quello di farlo davvero.

La tecnica venne impiegata anche dalla CIA per interrogare i sospetti terroristi dopo l’11 settembre e proprio negli ultimi mesi l’attuale presidente Barack Obama ha condannato il waterboarding definendola una tortura.

Secondo una nota dell’ufficio del Dipartimento di Giustizia americano, si è appreso che Khalid Sheik Mohammed (l’uomo che si era auto-proclamato la mente dietro gli attacchi terroristici dell’11 settembre) è stato torturato tramite waterboarding 183 volte durante gli interrogatori.

Il primo ‘utilizzo del waterboarding risale al sedicesimo secolo. durante l’Inquisizione Spagnola. E da lì sembra essere stato scelto come uno dei mezzi più efficaci durante gli interrogatori di individui particolarmente riluttanti. Così gli Stati Uniti ne hanno spiegato l’utilizzo, prima che Obama dicesse basta.

I francesci durante la guerra in Algeria, i tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale, così come gli italiani durante gli Anni di Piombo, hanno fatto uso di questa tecnica/tortura.

E ora l’Isis.

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