Puglia

Lizzano – Mafia e droga, le condanne

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Processo “The Old”, mafia e droga, condanne per novant’anni di carcere​, sette gli imputati nel processo celebrato con il rito ordinario

La nota stampa in merito al processo antimafia

Definito il secondo troncone del procedimento a carico di un presunto sodalizio che avrebbe gestito attività criminose nel versante orientale della provincia ionica.

Inflitti, complessivamente, oltre 86 anni di reclusione. La pena più alta (24 anni) è toccata al 59enne crispianese F. L. Quattro imputati dovranno risarcire i danni al Comune di Lizzano costituitosi parte civile.

Il processo

Condanne per tutti gli imputati al termine del processo antimafia originato dall’operazione dei carabinieri che, denominata “The Old”, nel giugno del 2014 portò alla luce l’esistenza di un presunto sodalizio sospettato di aver gestito attività criminose in particolar modo in alcuni centri del versante orientale della provincia ionica.
Caratterizzato da sanzioni risultate leggermente differenti rispetto a quelle che erano state chieste dal p.m., dal riconoscimento dell’associazione di stampo mafioso e dall’obbligo (per quattro imputati) del risarcimento dei danni a favore del Comune di Lizzano costituitosi parte civile, il verdetto è stato emesso dai giudici della Seconda Sezione del Tribunale presieduto dalla dott.ssa Alessandra Romano (a latere il dott. Giuseppe De Francesca e la dott.ssa Loredana Galasso).

Il tutto al termine di una lunga camera di consiglio nel corso della quale sono stati valutati gli elementi probatori emersi in sede dibattimentale e le argomentazioni con cui pubblica accusa e collegio difensivo avevano cercato di far valere le proprie tesi.
Buona parte delle ipotesi di reato era stata formulata sulla base delle interpretazioni date a numerose conversazioni telefoniche intercettate, le stesse che avevano consentito alle Forze dell’Ordine di svelare l’esistenza (e di delineare la struttura) di una presunta organizzazione criminosa che avrebbe dato vita ad un traffico di sostanze stupefacenti e, utilizzando metodi di stampo mafioso, taglieggiato titolari di aziende e commercianti. Stando a quanto aveva illustrato il sostituto procuratore della DDA di Lecce dott. Alessio Coccioli nel corso della sua requisitoria, il gruppo finito alla sbarra avrebbe messo a punto le proprie modalità operative in una masseria sita fra Lizzano e Fragagnano.

A giudizio della pubblica accusa, in quella casa di campagna, ritenuta una vera e propria base logistica, sarebbero state adottate le decisioni più importanti, vale a dire quelle che hanno convinto gli inquirenti della pericolosità del presunto sodalizio. Un sodalizio caratterizzato dalla rigida ripartizione dei ruoli (per quanto sia stata rilevata una certa interscambiabilità), dalla presenza di “gradi”, che indicavano il livello degli affiliati al suo interno, e che avrebbe avuto nel suddetto 59enne crispianese il suo elemento di spicco.

Un ruolo che è risultato pesantissimo per l’imputato, tenuto conto che si è visto infliggere la pena più alta rispetto a tutte le altre che sono state messe nero su bianco dal collegio giudicante. Riconosciuto colpevole per il 416 bis, per alcuni episodi estorsivi e per traffico di droga, il 59enne è stato condannato a 24 anni di reclusione a fronte dei 26 che erano stati proposti dal pubblico ministero.
Di entità differente sono state le sanzioni irrogate agli altri sei inquisiti che, al contrario del resto dei soggetti coinvolti nell’operazione “The Old” (si ricorda che in molti fecero ricorso al rito abbreviato), hanno preferito far esaminare le rispettive posizioni nell’ambito di un processo ordinario. Un processo durante il quale gli indizi a loro carico hanno assunto una valenza tale da indurre il Tribunale ad affermare la sussistenza di quasi tutte le principali contestazioni.
Un altro imputato ritenuto dai giudici un soggetto di primo piano nella vicenda è stato il lizzanese G. C,, che si è visto infliggere 23 anni di reclusione (il pubblico ministero ne aveva proposti 24).

Sanzioni di entità inferiore sono state riservate dal Tribunale agli altri cinque inquisiti: 12 anni a S. D. (rischiava 16 anni); 11 anni e sette mesi a F. S. (10 anni la richiesta del p.m.); 7 anni e 4 mesi ad A. L. (9 anni la pena proposta dall’accusa); 7 anni e 5 mesi a P. M.(anche per questi il p.m. aveva chiesto 9 anni); 3 anni e 9 mesi a V. P. (rischiava 8 anni), l’unico a non rispondere di associazione mafiosa e ad esser stato assolto dal traffico di sostanze stupefacenti.

Come accennato, i giudici hanno condannato quattro degli imputati a risarcire il danno al Comune di Lizzano che si era costituito parte civile nel procedimento.
Dopo la lettura della sentenza il collegio difensivo ha preferito non rilasciare alcun commento in attesa di poter valutare le motivazioni che faranno da sfondo al verdetto.

Un verdetto che, sicuramente, sarà oggetto di un processo di appello.

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