Loris Stival, ultima telefonata di Veronica Panarello

"Quattro tunisini ci insultarono", una telefonata di Veronica Panarello al marito rivelano una versione ancora sconosciuta del delitto di Loris Stival. Ripercorriamo il delitto del 2014 partendo da quest'ultimo documento-

Emergono nuovi dettaglia sull’ominicio di Loris Stival, il bambino i 8 anni scomparso e trovato morto, la madre Veronica Panarello è accusata di infanticidio con occultamento di cadavere. Al telefono con l’ex marito Davide Stival, che ha chiesto il divorzio nel corso del processo, ha accolto una telefonata di Veronica che ha raccontato questo particolare.

Loris Stival, telefonata della madre

Davide, mi sono ricordata che una settimana fa, quando ho portato Loris a Taekwondo, sono passati quattro ragazzi, uno più piccolo e gli altri più grandi e hanno iniziato a insultarmi, mi ricordo. Io ho abbassato il finestrino perché Loris era sceso dalla macchina – prosegue Veronica – E gli hanno detto ‘Sei uno sporco italiano, tunisino di me**a e gli sputarono, mi ricordo’. E io subito gli ho detto ‘Cosa dobbiamo fare? Disgraziati’. E loro sono scappati via”.

La freddezza del marito Davide Stival

Il marito incalza, “erano tunisini, li hai visti?” e Veronica continua “Non lo so se lei è riuscita a vederli, erano 4, uno più piccolo e tre più grandi. Mi sono ricordata questo e se li vedo li riconosco”. Veronica chiede informazioni sul marito, “Tu dove sei Davide? Dove Sei? Dove ti hanno portato? Anche io voglio venire a vedere. Mi sono calmata, lo sai? Mi stanno venendo a prendere, va bene, mi stanno venendo a prendere..”. La conversazione è avvenuta prima dell’arresto con l’accusa di omicidio, la registrazione è stata pubblicata dal programma Segreti e Delitti” con Gianluigi Nuzzi e Cesara Buonamici.

Il ricorso in cassazione e le reazioni del marito

Veronica Panarello è stata condannata nell’udienza preliminare di Ragusa a trent’anni di reclusione con regime di libertà vigilata per cinque anni. Nel corso di questi anni tra detenzione e interrogatori ha mostrato instabilità psichica fino alla richiesta da parte del giudice di un ricovero psichiatrico. L’avvocato Francesco Villardita depositò in Cassazione un ricorso contro la conferma della condanna avvenuta con sentenza alla Corte di Assise d’Appello di Catania. Il padre di Loris Stival, Davide non ha mai creduto alla moglie e ha chiesto il divorzio da Veronica Panarello. Criticato per le numerose apparizioni in tv ha dichiarato più volte di non aver creduto più alla moglie e che doveva pagare per quello che aveva fatto, le reazioni più dure si sono avute dopo l’accusa da parte di Veronica del suocero sia sull’omicidio con dichiarazione di aver iniziato una relazione amorosa. Il movente della morte di Loris Stival secondo alcune sue dichiarazioni era di coprire questo fatto o un momento di rabbia del nonno per un gioco pericoloso fatto. Alla fine dell’udienza con la condanna a trent’anni Loris ha minacciato il nonno con questa scena che tutti ricordano su questo omicidio paragonato al delitto di Cogne.

Loris Stival, sintesi delle inchieste

Andrea Loris Stival è nato il 18 giugno 2006, la data dell’omicidio è il 29 novembre 2014 a santa Croce Camerina, nel ragusano, dove il bambino è nato e cresciuto. La denuncia di scomparsa da parte di Veronica Panarello è avvenuta alle 13 di quel giorno presso la stazione dei Carabinieri di Santa Croce Camerina. La madre denunciò la scomparsa del bambino dichiarando di essere uscita dalla sua abitazione (Via Giuseppe Garibaldi 82), aver accompagnato a scuola il bambino sicura che entrasse nell’istituto. All’uscita le maestre non avevano visto entrare nessuno, raccontò la madre. Scattano le ricerche con perlustrazione della zona, alle 16.00 arriva alla stazione dei carabinieri la chiamata di un cacciatore, Orazio Fidone, sul ritrovamento del cadavere di un bambino, Loris Stival, nella periferia di Santa Croce Camerina, il corpo era stato gettato in un canalone. Venne sequestrata l’auto del cacciatore, all’inizio non fu accusata subito la madre.

Instabilità psichica della madre

L’autopsia della salma da parte della polizia scientifica dimostrò, il 6 marzo 2015, che il bambino morì tra le 8.30 e le 10.00 orario in cui doveva essere a scuola. La morte è stata causata da strangolamento e le successive indagini provarono che furono usate alcune fascette di plastica di Veronica Panarello. Scattò la custodia cautelare, il processo di condanna a trent’anni è avvenuta il 17 ottobre 2016. Le versioni con cui si è difesa la madre sono state tante, in una di queste il marito aveva provveduto a portare via il corpo del bambino e a nascondere il cadavere, versione che è stata smentita dagli inquirenti. Il Gup nell’udienza preliminare, confermato dai medici che hanno seguito Veronica Panarello in questi anni, ha accusato la donna di infanticidio dettato da impulso incontrollabile. Veronica Panarello non era stabile psichicamente, il motivo di uccisione potrebbe essere stato scatenato da un capriccio del bambino. Le perizie mediche stabilirono una depressione simile al post partum e la Sindrome di Medea ma la capacità di difesa e le versioni della madre portarono il giudice a confermare freddezza e lucidità nel delitto confermando la condanna per omicidio.

 

 

 

 

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Iole Di Cristofalo
Web Writer professionista e blog reporter. Mi occupo di scrittura creativa e professionale dal 2010. Ho seguito corsi di giornalismo e webcopy. Allieva LUA, Libera Università Autobiografia, per il corso di Giornalismo biografico. Ho partecipato a Workshop narrativi dedicati allo Storytelling auto e biografico. Dog sitter professionista come secondo lavoro e educatrice cinofila per hobby (sto studiando per diventarlo davvero ;) )
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