MESSICO, polizia spara sugli studenti. 6 morti, 57 “desaparecidos”

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IL FATTO – Venerdì scorso nella città messicana di Iguala de la Independencia, nello stato del Guerrero, Messico, gli agenti hanno aperto il fuoco contro un gruppo di 150 studenti, perlopiù indios, della scuola rurale di Ayotzinapa. La manifestazione contro la riforma dell’istruzione e le misure ritenute discriminatorie in favore degli istituti delle città è stato luogo di un tragico episodio di repressione e violenza. Il bilancio è di 6 morti, 25 feriti e 57 “desaparecidos”, ragazzi scomparsi in circostanze più che sospette.

Stando alla ricostruzione dei fatti proposta dal procuratore Iñaky Blanco Cabrera, i giovani si sarebbero impadroniti di tre autobus del trasporto pubblico locale, provocando la durissima e violenta reazione della polizia locale. Agenti e ‘pistoleros’ non identificati, scrive La Jornada, sono intervenuti sparando contro gli studenti, uccidendone due. In un secondo attacco lungo la strada federale Iguala-Chilpancingo, civili armati hanno aperto il fuoco su un autobus dove viaggiava la squadra di calcio “Los Avispones”, uccidendo un quindicenne, una casalinga e l’autista stesso del bus; nello stesso luogo un tassista è rimasto ferito e la sua passeggera è stata uccisa da alcuni proiettili vaganti. Il corpo senza vita di uno studente, Julio César Fuentes Mondragón, è stato ritrovato con evidenti segni di tortura, i globi oculari mancanti e le ossa del viso fratturate. Tra i feriti anche un professore, il segretario del Sindacato unico dei lavoratori del Colegio de Bachilleres, Alfredo Ramírez García.

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IL SINDACO CHE NON SA NULLA E I “DESAPARECIDOS” – José Luis Abarca Velázquez, sindaco di Iguala, si dichiara estraneo agli ordini di aprire il fuoco e di non aver saputo nulla delle violenze accadute. Parole poco attendibili però, dato che il sindaco è sotto inchiesta governativa per la sua vicinanza a Guerreros Unidos, una formazione criminale dalla quale potrebbero venire alcuni dei “sicarios” che secondo i media locali hanno affiancato la polizia nel massacro di studenti impegnati nella protesta locale. Mentre si chiedono le dimissioni del primo cittadino, l’attenzione e la preoccupazione sono inevitabilmente concentrate sulla sorte dei 57 studenti che mancano all’appello. Si teme che gli scomparsi, dei quali non si sa più nulla da venerdì scorso, che non risultano arrestati o in alcun modo detenuti dalla polizia, siano in pericolo di vita. Solo due giorni dopo la scomparsa, le autorità dello Stato di Guerrero hanno cominciato le ricerche degli studenti scomparsi. Improbabile una loro fuga dalla polizia senza lasciare ne traccia ne notizie, l’allarme è quindi per la pista che porta a un rapimento. Lunedì 29 settembre il governo federale ha inviato l’esercito ed ha autorizzato l’uso di elicotteri. Soldati e polizia dello Stato si sono uniti nelle ricerche, che si sono estese anche agli ospedali e agli obitori. Controllata, senza esito, anche una caserma dell’esercito, dove si pensava che gli studenti avessero cercato rifugio.

POLIZIOTTI ARRESTATI – Il procuratore Iñaky Blanco ha ammesso che la polizia è ricorsa ad un “uso eccessivo della forza” ma sostiene che la dinamica dei fatti non è chiara e che anche gli studenti potrebbero aver fatto uso della violenza. Fatto sta che allo stato ben 22 agenti della polizia di Iguala sono stati arrestati e trasferiti nelle ultime ore nella caserma di Acapulco in un clima di fortissima tensione.

La decisione dell’arresto degli agenti, è stata contestata dai familiari degli agenti che, spalleggiati da un gruppo armato, hanno anche tentato di attaccare la caserma dove detenuti i loro congiunti. Lo stato diGuerrero ha una lunga storia di violenza politica, che in diverse occasioni ha visto tra le vittime anche insegnanti e studenti, ed è teatro di sanguinose lotte tra i cartelli dei narcos di Sinaloa, della famiglia Michoacana e dei Beltran Leyva per il controllo delle coltivazioni di papavero da oppio e di marijuana.

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