Milano, uomo ruba per fame il portafoglio ad un’anziana

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La crisi economica fa un’altra vittima nel nostro Paese. Anzi due. A Milano un italiano di 52 anni, nato a Reggio Calabria ma residente a Nova Milanese, in provincia di Monza e Brianza, ruba il portafoglio ad un’anziana e, scoperto dai carabinieri, fa loro una “richiesta choc”: quella di portarlo in carcere,  almeno così avrebbe avuto la possibilità di mangiare. Quando però ha saputo non sarebbe finito in carcere ma agli arresti domiciliari, ha dichiarato di essere disposto a compiere presto una rapina, in modo da “guadagnarsi il carcere”. Ed il cibo per vivere.

Alcuni casi di italiani, soprattutto pensionati, che hanno rubato per fame

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La storia che abbiamo raccontato appena successa a Milano, non è purtroppo l’unica nell’Italia degli ultimi anni, ma riguarda soprattutto gli anziani, i pensionati come la signora derubata del portafoglio – a meno che il “ladro” 52enne non fosse stato considerato già “anziano” per il mondo del lavoro –.

Nel 2007 un cagliaritano di 75 anni, ex artigiano che viveva in un quartiere popolare di periferia, aveva rubato in un minimarket un pacco di pasta e un pezzo di formaggio, ma arrivato vicino alla cassa, gli alimentari sono caduti a terra. Vedendosi scoperto, l’uomo ha confessato con le  lacrime agli occhi di aver agito per fame. Aveva sempre pagato regolarmente, ha detto la commerciante, ipotizzando che fosse stata la crisi economica, a costringere il cliente a rubare.

Allora la donna, insieme ai collaboratori, ha organizzato una colletta tra gli abitanti del quartiere per aiutare l’anziano ad andare avanti almeno per un breve periodo. Si tratta di una situazione che riguardava non solo i pensionati della zona ma anche molte famiglie, che faticavano ad arrivare alla fine del mese e facevano debiti con quel negozio.

Un fatto analogo era avvenuto nel 2012 ad un 77enne bergamasco. Il supermercato in cui aveva rubato poco cibo, ha avvertito  le forze  dell’ordine, ma non ha proceduto oltre contro l’uomo per non “accanirsi” contro una situazione già grave.

Gesti di miseria, disperazione ma fortunatamente anche di solidarietà, che si sono registrati pure in altre parti d’Italia. E’ capitato che fossero gli stessi carabinieri, mossi a compassione, a pagare il conto, ad offrire qualcosa da bere e da mangiare  ai “ladri per necessità”, pensionati o disoccupati. E’ accaduto in provincia di Brescia nel periodo di Natale  a Novara nel giugno scorso.

Due sentenze assurde         

Non è andata così “bene” ad una signora di ottant’anni che nel 2013 è stata addirittura condannata a due mesi e venti giorni di reclusione con l’accusa di furto aggravato per aver rubato alcuni generi alimentari. Questo perché secondo il giudice, l’80enne aveva rubato anche cibo “non necessario per sfamarsi”, come dei dolci e un liquore. Persino un 80enne da poco malato di Alzheimer è stato condannato nel 2015 45 anni di carcere oppure 11.250 euro per aver rubato una salsiccia da 1,76 euro in un supermercato di Cremona nel giugno 2010.

La sentenza storica: rubare per fame non è reato

Nel maggio scorso  la Cassazione ha completamente annullato una condanna inflitta dalla Corte di Appello di Genova ad un giovane immigrato senza fissa dimora di origine ucraina, Roman Ostriakov, che aveva rubato 4 euro di wurstel e formaggio per mangiare – pagando solo un pacchetto di grissini, visto che poteva permetterselo –. A fare ricorso non è stato il condannato, bensì lo stesso procuratore generale della Corte di Appello di Genova, chiedendo di commutare la pena “per furto lieve” a una per “tentato furto”, dato che Roman – il quale aveva precedenti per furti di altri generi alimentari di basso costo – è stato fermato prima di uscire dal supermercato. Successivamente i supremi giudici hanno decretato che il giovane aveva agito per far fronte ad una “immediata e imprescindibile esigenza di alimentarsi, agendo quindi in stato di necessità”  –  ha mangiato subito quanto aveva rubato. Questa è una sentenza storica, positiva, soprattutto in quest’Italia ancora in crisi.

Dopo la maturità classica, mi sono laureata all'Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano in Scienze dell'Educazione, con una tesi in Pedagogia Interculturale dal titolo "Donna e Islam: la questione del velo". Scrivo per diverse testate on-line come "Al-Maghrebiya", "Ebraismo e dintorni", il blog del "Legno Storto" su argomenti riguardanti il mondo arabo e islamico, soprattutto per quanto riguarda la condizione della donna, il Medio Oriente, Esteri, immigrazione e integrazione. Ho scritto due racconti: "Dopo la notte" (Il Filo, 2009) e "Soltanto una donna" (Albatros - Il Filo, 2011).