Morto Philippe Daverio, storico e divulgatore

La notizia è arrivata questa mattina dall'Istituto Tumori di Milano

Ci ha lasciati Philippe Daverio, considerabile uno degli ultimi divulgatori dell’arte in tv, se non l’ultimo. Daverio si è spento a 70 anni, presso l’Istituto dei Tumori di Milano. Si trattava di una personalità poliedrica e sui generis, capace di guadagnare critiche ed elogi allo stesso tempo, specialmente dai critici “puri” che gli rimproveravano di non essere un vero accademico. Daverio, infatti, non aveva nemmeno una laurea, nonostante avesse intrapreso un percorso universitario.

Nonostante ciò, Daverio ha collezionato un enorme successo con il suo Passepartout, programma di Rai 3 che ha avuto origine ben 20 anni fa, in grado di raccontare un’Italia dalle mille bellezze storico-artistiche in maniera tutt’altro che banale, tra affreschi bizantini e chiese di montagna. Le impennate di share, in una fascia oraria fuori dalla competizione dello share, inorgoglivano Daverio.

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La sua carriera è stata però diversificata in molteplici ambiti, non solo in televisione: ha insegnato presso lo IULM ed il Politecnico di Milano, all’Università di Palermo, ha scritto diversi libri dal contenuto storico-artistico. È stato assessore alla cultura nel comune di Milano, si è impegnato per molteplici iniziative culturali in terra siciliana ed ha appoggiato +Europa di Emma Bonino nel 2019, per far diventare Venezia la terza capitale europea, dopo Bruxelles e Strsasburgo. Ha fondato nel 2011, il movimento Save Italy per tutelare il patrimonio artistico italiano.

Morgan ricorda l’amico su Facebook

Il suo segno distintivo era il papillon, che lui chiamava cravatta, come spiega il cantante Morgan in un post sul suo profilo social: “Con lui condividevo la passione per i papillon che lui chiamava rigorosamente cravatta, perché aveva una precisione lessicale sbalorditiva. La cravatta non è quella cosa lunga che hanno tutti, la cravatta è una cosa da annodare che ha una forma di farfalla e oggi non sa più fare nessuno perché le vendono già annodate e le chiamano farfallino. Negli ultimi tempi ci scambiavamo le cravatte, così appagavamo la nostra vanità come bambini, ma una volta fatto il nodo allora si parlava seriamente e temo che sarà dura trovare un amico di pari livello perché Philippe aveva collezionato la cultura in modo anticonvenzionale proprio come la cravatta, e si era trovato ad essere uno scrigno di etimologie e di svelamenti. Milano e l’Italia ti ricorderanno con nostalgia ed orgoglio, professore. RIP”

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