Napoli: ospedale Loreto Mare, barelle e fumo tra i pazienti

malasanita

“Ma voi non conoscete nessuno, per farmi avere una sistemazione dignitosa, un letto? Lo chiedo per umanità”. È la storia di Vincenzo, uno dei tanti, un uomo quasi 70enne “ospite all’ospedale Loreto Mare di Napoli.
L’uomo è cardiopatico con problemi respiratori e condivide, insieme ad altri pazienti, il corridoio del terzo piano, reparto medicina d’urgenza su una lettiga precaria.
Vincenzo respira con fatica, ha gli spifferi sulle spalle e aspira il fumo degli infermieri che parlano e scherzano tra di loro, come amici di vecchia data. Forse, la sigaretta ti fa passare in fretta il duro lavoro tra le pale, i pannoloni e le ferite da pulire.
Le lamentele degli addetti ai lavori non si sono fatte attendere. “Picco di ottanta posti su trenta: qui scoppiamo. 300 prestazioni al giorno con oltre 70 mila utenti l’anno. Nei corridoi non si fanno differenze tra il giorno e la notte, è difficile abituarsi”.
Sembra quasi un film commedia all’italiana, dove Alvaro Vitale riveste i panni di Pierino in camice bianco.
L’ospedale non è un albergo o la vacanza pianificata da tempo. Il tuo ricovero deve servire a curare la salute precaria e lo stato psicofisico, in altre parole: il disadattamento fisico alla vita di tutti i giorni.

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