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Narges Mohammadi libera: Teheran ha rilasciato l’attivista politica in gravi condizioni di salute

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Narges Mohammadi, giornalista, attivista, 48 anni, madre di due figli, era in prigione dal 2015. Al momento dell’arresto era impegnata nel richiedere la sospensione della pena di morte. L’ultima prigionia segue una lunga serie di altri arresti iniziati nel 1998 per l’impegno nella difesa dei diritti umani, le denunce di torture e arresti politici, l’affiancamento ad associazioni, all’Onu e altri attivisti politici. Nei mesi scorsi, Narges Mohammadi ha contratto il nuovo coronavirus, la scarcerazione è avvenuta con uno stato di salute molto grave. Ha richiesto lei stessa il rilascio provvisorio per curarsi e la libertà per tutti i prigionieri. Anche l’Onu con l’Alto Commissario Bachelet ha richiesto con urgenza a Teharan la liberazione immediata dei detenuti politici sotto pericolo di contagio per la pandemia.

Narges Mohammadi, l’impegno anche in carcere

Narges Mohammadi ha vissuto questi cinque anni di prigionia insieme ad altri detenuti politici e attivisti. Anche l’avvocatessa Shirin Ebadi, Premio Nobel per la Pace, subì nel 2011 una condanna superiore ai dieci anni. L’impegno politico e sociale nelle carceri di Teheran non si interrompono, così Narges riesce a firmare per la campagna referendaria che richiede la fine della teocrazia nel paese. Questo impegno peggiora la sua situazione con la richiesta dello stato islamico ad altri anni di condanna.

La notizia della liberazione di Narges Mohammadi è stata inviata sui social dal marito Taghi Rahmani. Anche Amnesty International ha diffuso tramite social network la notizia. Tra i vari articoli dedicati all’attivista dei diritti umani consigliamo questo testo pubblicato nel 2019.

L’impegno contro la pena di morte e le due condanne

L’impegno permanete prima della prigionia, e poi in questi anni, si è concentrato sulla richiesta dell’abolizione della pena di morte ma anche sulla denuncia di morti in prigionie con torture. È stata portata a processo con l’accusa di fondazione di gruppo illegale. Le condanne negli anni che dovevano essere 16 sono due: la prima per crimini contro la sicurezza nazionale (cinque anni), la seconda per l’attività di diffusione di propaganda contro il sistema (un altro anno).

Amnesty International racconta che la corte come prove ha usato le interviste rilasciate da Narges Mohammadi ai media internazionali e l’incontro del 2014 con l’Alta rappresentate dell’Unione Europea per gli affari esteri. Una storia che conferma la limitazione di parola e il rischio di esprimere il pensiero in Iran ancora oggi.

In Iran i detenuti non ricevono cure mediche, nemmeno per il Covid 19

La permanenza di Mohammadi in prigione doveva essere più lunga, ben 16 anni. Nel 2019 inizia lo sciopero della fame insieme ad un’altra detenuta ad Evin a Teheran: Nazanin Zaghari Tarcliffe. La protesta nasceva proprio contro il negato accesso alle cure mediche. Il mancato trattamento è continuato anche con la scoperta del contagio da Coronavirus. Reporter Senza Frontiere riferisce che Narges Mohammadi soffre di embolia polmonare e un disturbo neurologico profondo. A giugno aveva aveva chiesto la libertà provvisoria per curarsi. Michelle Bachelet dell’Alto Commissario Onu con un appello ha sollecitato Teheran per la liberazione di tutti i prigionieri politici e i detenuti a rischio Covid.

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