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Parigi, l’Ile de la Citè e la cella di Maria Antonietta

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A Parigi sorgono due isole dalle luminose acque della Senna: una di questa è l’Ile de la Citè. Siamo nel cuore di Parigi, dove fu ricostruita la città medioevale.
Anche da lontano si vedono spuntare le due caratteristiche torri tronche di Notre Dame, la Cattedrale della città, sede dell’arcivescovo, accanto a cui si trova il Palais de la Citè, in passato Residenza Reale e oggi Palazzo di Giustizia, la magnifica Sainte Chapelle e la Prefettura.

Ben nove ponti collegano l’isola alle due rive della Senna, e all’altra isola, l’Ile Sainte -Luoise, uno dei quali è il Pont Neuf, il più antico. E’ qui la fermata della metropolitana Citè. E’ inevitabile fermarsi davanti alla cattedrale di “Notre Dame”, in italiano “di Nostra Signora”. Mirabile edificio in stile gotico, tra i più noti al mondo, si riconosce anche dai tre grandi portali ad arco a sesto acuto molto profondi e il grande rosone al centro della facciata.

Resa ancora più celebre dalla letteratura grazie alla storia narrata nel famoso romanzo “Notre Dame de Paris” di Victor Hugo (Il Gobbo di Notre Dame), è un autentico simbolo di Parigi. Fu considerata basilica e monumento storico di Parigi dal 1862 e Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO dal 1991. Venne restaurata molte volte nei secoli, ma il primo grande restauro risale alla fine del XVII°sec. per volontà del re di Francia Luigi XIV°, che volle così adempiere ad un voto fatto da suo padre Luigi XIII°: questi, dopo ventitrè anni di matrimonio, in seguito alla nascita del primo figlio ed erede Luigi Deodato, dedicò il regno di Francia alla Madonna e decise di costruire a tal fine un nuovo altare per la Cattedrale.

Il 2 dicembre 1804 vi fu celebrata l’incoronazione di Napoleone Bonaparte come imperatore dei Francesi. In seguito, intorno a metà Ottocento, fu restaurata dai medesimi architetti che avevano lavorato al restauro della Sainte Chapelle, grazie ad una petizione firmata da personalità di rilievo come Victor Hugo.

Stupisce sempre, per la autentica bellezza dello stile gotico, la Sainte Chapelle, che sorse come Cappella Palatina del palazzo medioevale dei re di Francia, per conservarvi la Corona di Spine, un frammento della Vera Croce e altre reliquie della Passione. Notevole è la sua altezza e le magnifiche finestre vetrate istoriate. Essa fa parte, insieme alla Conciergerie, del Palais de la Citè, l’antica residenza dei sovrani dal X° al XIV°sec. , che allora si trovava dove oggi è il palazzo di Giustizia.

Molto interessante sia dal punto di vista architettonico che storico si rivela la Conciergerie, un tempo parte del palazzo di re Filippo IV°. Al pian terreno c’erano la Sale des Gardes e la Sale de Gens Armes, un interessante esempio di architettura medioevale. La seconda , molto grande, è divisa in quattro navate e fungeva da sala da pranzo per tutti coloro che lavoravano a palazzo. Riscaldata da quattro grandi camini, ospitava sia i banchetti reali che i procedimenti giudiziari. Dopo l’episodio della Grande Jaquerie, in cui i borghesi di Parigi armati invasero la reggia, il re Carlo V° decise di trasferirsi nel palazzo Saint Pol, mentre qui mantenne il Parlamento, la Camera dei Conti e la Cancelleria.

La cella di Maria Antonietta

Più triste fu la sorte in cui fu convertita in seguito, divenendo prigione. Il trattamento dei prigionieri variava a seconda del loro status sociale, la ricchezza e le conoscenze: si passava dai locali dei più abbienti, dotati di buoni letti e scrivanie con libri per leggere, a quelli medi di chi poteva pagare una modica spesa, con un letto un po’ rustico e un tavolo, fino alle celle dei più poveri, con un semplice pagliericcio(chiamati pailleux, da paille-fieno), locali umidi, bui e con i vermi…,detti”les oubliettes”, luoghi dimenticati.

Cella Maria Antonietta

Photocredit https://it.m.wikipedia.org/wiki/File:TheConciergerieCellaMariaAntonietta.JPG

Nel XVI°sec. venne nominata prigione di stato e durante la Rivoluzione Francese accolse moltissimi prigionieri, prima della ghigliottina. Tra i più famosi , prima fra tutte fu la regina Maria Antonietta e poi, Danton, Robespierre e molti altri…Oggi la cella di Maria Antonietta è divenuta una cappella in sua memoria, con gli arredi di un tempo ed alcuni oggetti a lei appartenuti.

Ancora adesso esistono le sue grandi quattro torri e si sono conservate anche le due grandi figure allegoriche della Legge e della Giustizia, guastate dalla Rivoluzione, ma restaurate in seguito nel 1852.

Il palazzo, un vero e proprio castello, si riflette ancora oggi gettando ombre e riflessi nelle acque grigio-azzurre della Senna. In seguito, il Palazzo Reale divenne sede del Parlamento di Parigi.

Grazia Paganuzzi

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