New York Times: “Israele non ha avvisato gli Usa dell’attacco a Damasco”

Secondo il giornale, Tel Aviv non ha avvisato Washington in merito all'attacco in Siria e ha sottovalutato la forza iraniana

L’attacco dell’Iran come risposta alla rappresaglia israeliana dello scorso 1 aprile a Damasco sarebbe stata accolta con rabbia dai funzionari americani, venuti a conoscenza in ritardo dell’attacco al consolato, dove morirono esponenti delle Forze Quds. Lo riporta il New York Times, ponendo l’accento sul fatto che Tel Aviv non abbia avvisato in tempi rapidi i funzionari americani, compresi membri dell’amministrazione Biden.

Pubblicamente i funzionari hanno espresso sostegno a Israele, ma in privato hanno espresso rabbia per aver intrapreso un’azione aggressiva contro l’Iran senza consultare Washington“. E ancora: “Gli israeliani avevano mal calcolato l’attacco, pensando che l’Iran non avrebbe reagito con forza”.  

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Due funzionari citati sempre dal giornale hanno detto che l’attacco a Damasco era stato pianificato due mesi prima e riguardava l’uccisione di Mohammad Reza Zahedi. Ma sempre il giornale rivela che tali obiettivi, considerati sensibili, non erano stati condivisi con gli Stati Uniti. Non solo Washington è stata sorpresa dal non avviso israeliano, ma ha giudicato negativamente il modus operandi intrapreso nell’attacco stesso.

Secondo i registri interni della difesa israeliana consultati dal NYT, l’attacco che si sarebbe aspettato Tel Aviv dal suolo iraniano poteva essere o compiuto dai proxy di Teheran (Hezbollah o Houthi) o poteva al massimo coinvolgere pochi missili o droni (si parla di 60-70 missili terra-terra). La risposta iraniana, di cui nuovi resoconti confermano fosse stata già comunicata a Washington a seguito di un frenetica attività diplomatica, conferma invece che Israele è stata sorpresa dal volume d’attacco messo in piedi da Teheran. Che poteva mettere in pericolo anche le forze americane, come ha riferito al ministro della difesa Yoav Gallant al suo omologo Lloyd Austin sia dopo l’attacco di Damasco che dopo la risposta iraniana.

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Sempre dagli Stati Uniti emerge timore per la risposta di Israele, che ci sarà secondo quanto hanno concordato Netanyahu e gli altri membri del gabinetto in più riunioni da sabato in poi. E se gli Stati Uniti, almeno all’inizio, avevano subito esposto le loro perplessità, asserendo di non avere niente a che fare con un’operazione militare (ripetendo quando già detto all’Iran prima della rappresaglia di sabato), ora potrebbero cambiare i loro piani. O almeno questo affermano funzionari egiziani ascoltati dal giornale Al-Araby Al-Jadeed.

Un attacco israeliano a Rafah potrebbe esserci, a patto che però Tel Aviv non risponda a Teheran, innalzando ulteriormente il clima di guerra. Questo il complicato compromesso, che riporterebbe in auge la situazione delicata della città confinante con l’Egitto dove risiedono 1,3 milioni di palestinesi, gran parte dei quali prima residenti nel nord della Striscia di Gaza. In vista di questo possibile attacco, l’esercito egiziano si starebbe preparando per capire come muoversi a livello militare in caso di necessità o se l’operazione, a dire dei funzionari “già pianificata”, dovesse mostrare delle crepe.