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Nove anni fa il sisma che mise in ginocchio L’Aquila

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Nove anni fa esatti, alle 3:32 di un mattino gelido, un sisma fortissimo mise in ginocchio la città de L’Aquila e tanti piccoli paesini dei dintorni; la terra tremò così forte che i palazzi storici del centro si accasciarono su loro stessi come castelli di carte. La gente si riversò in strada in preda al panico piangendo e gridando, ci cercava la propria famiglia, che pregava perché quell’incubo finisse il prima possibile. Al mattino la città si risvegliò ridotta ad un cumulo di macerie, il centro storico non esisteva più e tutti i palazzi più belli e maestosi erano crollati o gravemente danneggiati; anche le chiese ed i monumenti erano ridotti in briciole. Il patrimonio artistico di questa bella città che guarda le montagne abruzzesi come se le baciasse era ormai in rovina e si capì che il restauro sarebbe stato lungo e difficile.

Oggi, a distanza di nove anni, la vita si sta lentamente riappropriando di quegli spazi che il terremoto sembrava avere cancellato per sempre, i restauri sono cominciati ed alcuni edifici storici stanno tornando piano piano al loro antico splendore. Il lavoro da fare è ancora tanto, tantissimo, e l’intera città è diventata un enorme cantiere con tante gru che svettano alte nel cielo come a testimoniare che nonostante il colpo durissimo del sima L’Aquila non si arrende e vuole tornare al più presto a vivere. Tante persone vivono nelle case provvisorie costruite quasi immediatamente dopo quelle scosse devastanti ma sono ancora pronte a lottare per ricostruire la loro casa originale e non hanno nessuna intenzione di abbandonare la città.

La vita è molto dura e ricominciare da zero, senza più nessuna certezza per il futuro, ha messo a dura prova l’animo combattivo degli aquilani ma con il passare del tempo lo sconforto si è trasformato in una grande determinazione a lottare per riavere indietro la propria città più bella di prima. Fiaccolate e commemorazioni per le 309 vittime del sisma si sono svolte e si stanno ancora svolgendo in tutta la città, soprattutto davanti a ciò che resta della Casa dello studente ridotta in macerie già all’inizio della prima scossa, e la commozione è tanta.

Gli aquilani vogliono che chi ha sbagliato a progettare quegli edifici che si sono sbriciolati come niente e chi ha sottovalutato gli allarmi e le segnalazioni per crepe e cedimenti paghi, perché solo quando sarà fatta giustizia la vita potrà davvero ricominciare.

 

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