Omosessualità in Uganda è sinonimo di utopia

gayLa legge in Uganda che prevede il carcere per gli omosessuali è stata revocata per un vizio di forma, ma la strada da fare per potere parlare di rispetto dei diritti è ancora lunga da fare. L’omosessualità libera rimane una utopia.

La notizia del febbraio scorso, che vedeva entrare in vigore una legge che prevedeva il carcere a vita per gli omosessuali in Uganda, aveva destato clamore e disdegno nel mondo occidentale.

La legge è stata annullata, per un vizio di forma, dice la Corte Costituzionale. Non era stato raggiunto in Parlamento il quorum necessario per approvarla.

Gli attivisti continuano però imperterriti nella loro campagna contro l’omosessualità, tirando in ballo la legge degli anni 50 che venne introdotta dai coloni britannici e che vede punibili con l’ergastolo i rapporti sessuali contro natura.

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Toccarsi in pubblico o convivere è ancora una chimera per i gay in Uganda.

Il presidente dell’Uganda, Yoweri Museveni, ha detto riguardo gli omosessuali: “Sono disgustosi. Che persone sono? Non ho mai capito cosa fanno. Recentemente ho scoperto che fanno cose orribili. Disgustosi”.

Ad opporsi alla legge entrata in vigore, con una petizione, sono stati accademici, giornalisti e attivisti per i diritti umani. Frank Mugisha, direttore del Sexual Minorities Uganda, ha definito l’annullamento della legge una piccola vittoria per l’omosessualità e i suoi diritti.

Ancora però resta molto lavoro da fare. Ad agosto si è svolto in Uganda il primo  Gay Pride, anche come risposta alla legge approvata a febbraio. Un grido di festa che nasconde la disperazione di chi non vede riconosciuti diritti umani fondamentali, come l’assistenza sanitaria, a causa dei propri orientamenti sessuali.

L’Africa intera ancora non accetta l’omosessualità e in molti paesi viene punita con la prigione, in Angola con i lavori forzati, in Malawi con punizioni corporali, in Nigeria sono previste 100 frustate per chi è omosessuale.

In Africa i contro sono convinti che l’omosessualità sia stata introdotta dai colonizzatori e viene chiamata una “malattia bianca”.

Eppure è proprio dai diari dei colonizzatori che si evince che l’omosessualità è sempre esistita in Africa. In paesi come il Camerun e il Gabon, alcune tribù praticavano l’omosessualità con la credenza che servisse per trasmettere la buona salute. Gli Nzima del Ghana hanno una lunga tradizione di matrimoni tra uomini.

E quello che i colonizzatori hanno davvero provato a fare, specialmente i cristiani, è stato semmai reprimere l’omosessualità in Africa.

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