Padova, denunciò il fratello che voleva far parte dell’Isis: emarginato dai musulmani

FouadL’uomo, Fouad Bamaarouf, 42 anni, di origine marocchina, dottore in Legge al suo Paese e in Italia da 17 anni, vive e lavora regolarmente nel piccolo comune di Monselice (Padova). Ha fatto ciò che ha fatto “per Adil e per l’Italia”, ma da quel giorno di qualche mese fa qualcosa è cambiato nel rapporto che gli altri arabi e musulmani del posto avevano con lui: hanno iniziato a guardarlo torvo, non lo salutano più e a Fouad arrivano pure minacciose telefonate anonime. Lo fanno sentire in colpa per il suo gesto coraggioso.

Intervistato dal Corriere della Sera, ha riferito che era responsabile del fratello, entrato in depressione dopo essere stato messo in cassa integrazione, e che quest’ultimo da un po’ di tempo era diventato insofferente all’Italia e aveva “preso una brutta strada”: persino il centro islamico che frequentava, l’aveva allontanato. Fouad non sa se Adil sarebbe diventato un terrorista o se sarebbe stato per lui “solo un brutto periodo” per poi “tornare come prima”, ma certo non voleva far rischiare né lui né il nostro Paese e ha deciso di denunciare il giovane, “che si faceva incantare da quei video di combattenti dell’Isis”. Adil Bamaarouf, 37 anni, è stato espulso con un volo per Casablanca lo scorso 21 dicembre per decreto del ministro dell’Interno Angelino Alfano e in Marocco è stato arrestato e tenuto in carcere per una settimana. Ora è tornato a vivere con la madre nella cittadina di Ben Slimane, a circa 50 chilometri da Casablanca, e non ha ancora trovato lavoro. Fouad – che in arabo significa “cuore” – si augura soltanto che abbia capito di averlo denunciato per il suo bene e non per odio nei suoi confronti.

Attualmente il fratello maggiore che abita in Italia ha bisogno d’aiuto perché, per pagare l’avvocato ad Adil che si è messo nei guai, è rimasto senza soldi e la legge sul terrorismo ha disposto che quelli del presunto terrorista disoccupato – liquidazione inclusa – venissero bloccati. Anche sua madre, in Marocco, è malata e Fouad, con il suo basso stipendio, deve già pagare 400 euro d’affitto e spedirne 300 in patria per il mantenimento della sua famiglia. Il prossimo novembre dovrà anche lasciare la casa di Monselice, perché il proprietario pensa di ristrutturarla e venderla.

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Fouad è stanco, ma non vuole lasciare l’Italia, della quale sogna di diventare cittadino. La speranza ora è il sindaco di Monselice, Francesco Lunghi, che ha saputo la storia dell’ “eroe” che ha denunciato il fratello prima che si arruolasse nel cosiddetto Stato Islamico e  l’ha inviato in Comune per cercare di capire come aiutarlo.

Dopo la maturità classica, mi sono laureata all'Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano in Scienze dell'Educazione, con una tesi in Pedagogia Interculturale dal titolo "Donna e Islam: la questione del velo". Scrivo per diverse testate on-line come "Al-Maghrebiya", "Ebraismo e dintorni", il blog del "Legno Storto" su argomenti riguardanti il mondo arabo e islamico, soprattutto per quanto riguarda la condizione della donna, il Medio Oriente, Esteri, immigrazione e integrazione. Ho scritto due racconti: "Dopo la notte" (Il Filo, 2009) e "Soltanto una donna" (Albatros - Il Filo, 2011).
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