Putin: “No bavaglio a Internet, ma più misure di protezione”

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Vladimir Putin ha annunciato nuove misure di protezione del cyberspazio russo da tutti quei Paesi che potrebbero servirsi del web per azioni politiche o anche “militari”.

Il leader del Cremlino ha spiegato che non ci saranno limitazioni di accesso a internet o controlli totali del web, ma che alla Russia servono misure di protezione aggiuntive, palesando la possibilità di isolare l’internet russo dal resto del mondo in caso di minacce alla sicurezza nazionale. Come ha dichiarato lo stesso Putin: “Oggi abbiamo bisogno di sviluppare ed applicare misure di sicurezza aggiuntive, nel settore della sicurezza dell’informazione: bisogna innalzare qualitativamente il livello di protezione delle reti nazionali e delle risorse informative, a cominciare da quelle che vengono utilizzate dalle strutture statali”.

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Il presidente russo ha comunque rassicurato i suoi cittadini sottolineando di non voler imporre un bavaglio alla circolazione di informazioni che da più parti si teme; ha inoltre smentito le voci circa la possibilità di un black-out totale su internet nel caso di guerre o rivolte ad opera di potenze straniere. Una volontà ribadita nell’intervento del ministro delle Comunicazioni Nikolai Nikiforov che, nella riunione del Consiglio di sicurezza della Federazione russa, ha dichiarato: “Noi non abbiamo intenzione di comprimere l’accesso a internet o di metterlo sotto controllo totale”, ma resta la possibilità di mettere il web russo in stand-by nel caso di azioni distruttive di pirateria informatica tali da poter mettere in serio rischio la sicurezza nazionale.

Il presidente Putin, nella riunione del Consiglio nazionale ha, poi, puntato il dito contro quegli Stati che utilizzano il proprio ruolo dominante sul web per scopi politici ed economici; il leader del Cremlino non nasconde, infatti, la preoccupazione per potenziali cyber-guerre con i rivali geopolitici del suo Paese, in un momento in cui i rapporti con l’Occidente – anche a causa della questione ucraina – si sono notevolmente allentati. Fu lo stesso Putin, infatti, ad aprile a parlare della teconologia che ha dato origine ad internet come il futto di un progetto della Cia e dell’intelligence americana. Ed è per questo che il presidente russo ha sottolineato il bisogno di migliorare nettamente le forme di autotutela dei siti internet per scongiurare infiltrazioni illegali o la fuga di informazioni strettamente confidenziali.

Le dichiarazioni delle autorità russe presso il Consiglio di sicurezza hanno sollevato non poche polimiche e preoccupazioni per il timore di una nuova stretta dello Stato sul web. Il quotidiano Vedomosti ha ipotizzato che il Cremlino si stia preparando a varare misure per scollegare il segmento russo di internet dalla rete globale.

La Russia ha, infatti, introdotto, negli ultimi mesi, una serie di leggi che rafforzano il controllo statale su internet: giganti del web come Google, Facebook e Twitter devono avere il proprio server sul territorio della Federazione, pena l’immediata chiusura. I blog con più di 3 mila visitatori devono registrarsi come una testata giornalistica, mentre chi ritwitta informazioni offensive rischia il carcaere fino ad un massimo di cinque anni. Inoltre, i siti internet ritenuti estremisti possono essere oscurati senza l’ordine di un giudice, su decisione dell’agenzia governativa preposta.

Proprio all’inizio dell’anno, il fondatore del Facebook russo, Pavel Durov, ha venduto tutte le sue azioni ed ha lasciato il Paese, denunciando pressioni dai servizi segreti. All’attuale, ci sono 70 milioni di internauti in Russia, che corrispondono a circa la metà della popolazione. 

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