Russia dichiara guerra a McDonald’s e Jack Daniel’s

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In seguito alle sanzioni applicate da Stati Uniti e UE a banche e aziende petrolifere russe e il conseguente embargo finanziario, il Paese dichiara fermamente guerra ai colossi del mercato internazionale

Russia, la guerra a McDonald’s è cominciata ufficialmente mercoledì scorso, dopo che vennero chiusi quattro dei ristoranti della famigerata catena di fastfood a Mosca, a causa di violazioni sanitarie.

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Secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa Interfax e Ria Novosti, l’agenzia russa per la sicurezza alimentare conosciuta come Rospotrebnadzor, effettuerà dei controlli sui ristoranti a seguito di lamentele sulla sicurezza avanzate dai cittadini.

Le autorità russe negano definitivamente che si tratti di controlli eseguiti a tappeto contro McDonald’s, tuttavia sono in aumento le regioni soggette alle ispezioni da parte dell’agenzia sanitaria. Ieri, come riportato da ItarTass, hanno avuto luogo controlli fuori programma nelle regioni di Cheliabinsk,Perm,Orenburg,Sverdlovsk,Mosca,Ceralia, Voronezh, nella Repubblica di Tatarstam, successivamente sarà la volta di Bashkiria, Tambov, Krasnodar e Udmurtia.

Fra i quattro McDonald’s che furono chiusi mercoledì, ci sarebbe anche lo storico ristorante nel cuore di Mosca a piazza Pushkin, avviato nel 1990,il quale fu simbolo dell’apertura verso l’occidente che investì la Russia dopo la caduta del muro di Berlino, dunque dell’affrancamento da quel periodo di chiusura che contraddistinse il Paese durante gli anni del totalitarismo. Si tratta di una delle mete turistiche più ambite in Mosca.

McDonald’s, simbolo dell’economia americana, che in Russia possiede 435 ristoranti che danno lavoro a circa 12 mila impiegati, in base al parere di alcuni, non sarebbe di certo un caso che ad essere stato colpito fosse proprio il colosso statunitense. Di fatto,si sono intensificate le tensioni fra Occidente e Russia. La Nazione ha respinto le importazioni di alcuni prodotti alimentari, dopo le sanzioni che le furono applicate da Stati Uniti e Unione Europea in risposta alle sue azioni in Ucraina.

Oltre alla multinazionale americana, ad essere finita nel mirino russo, sono anche alcune imprese italiane. Diversi container di Grana Padano sono stati rispediti in Italia, mentre sono stati cancellati degli ordini nel contesto del bando sui prodotti alimentari europei. Secondo quanto stimato da Coldiretti la “difensiva” russa potrebbe costare ai produttori italiani diversi milioni di euro. Coldiretti ha comunicato, in più, il rischio per le spedizioni di carni per 61 milioni di euro,di ortofrutta per 72 milioni di euro, latte, formaggi per un importo di 45 milioni di euro.

Un giornale russo ha riferito che Mosca potrebbe ampliare i castighi fino ad espandere il bando alle importazioni di auto, se UE e USA imporranno ulteriori sanzioni contro il Paese.

Colpite anche l’industria automobilistica tedesca, dove le vendite nel primo semestre sono scese del 15%; aziende produttrici di birra quali la danese Carlsberg, che prevede un calo delle vendite del 5% sul mercato russo; anche Heineken ha registrato un calo dei volumi delle vendite, ma gli effetti sono stati attenuati grazie alla minore esportazione dell’azienda nell’Europa dell’Est.

Oggi, Rospotrebnadzor ha divulgato, tramite il proprio servizio di stampa, gli studi di laboratorio condotti in Russia sul whisky Jack Daniel’s, prodotto negli USA, i quali hanno segnalato la presenza di sostanze nocive come benzile benzoato (sostanza utilizzata come pesticida contro gli acari). Così come il Jack Daniel’s, anche un altro liquore il Jim Bean Bourbon, accusato di essere impropriamente etichettato, rischiano di essere radiati dal mercato russo. Gli ordini per il ritiro dalla vendita difatti sono già stati formalizzati.

Le penalità che l’Occidente aveva imposto alla Russia riguardavano settori fondamentali per la produttività del Paese. Come ad esempio le banche statali: VTB, Banca di Mosca e Agricultural Bank, per le quali fu limitato l’accesso ai mercati dei capitali in dollari . Fu bloccato anche il patrimonio della società United Shipbuilding Corporation (una delle principali imprese di costruzione di attrezzature militari) e la compagnia petrolifera di proprietà del Cremlino la Rosneft, che è fra le più quotate in borsa. Ne consegue una Russia dal debole quadro economico (le previsioni di crescita del PIL russo nel 2014 sono passate dal 1,3% allo 0.2%).

Il temerario presidente russo, Vladimir Putin, al momento, si sta rivelando un degno avversario per il presidente statunitense Barack Obama. Anche se questa “temerarietà” e il “cozzare di corna”, ha ed avrà certamente delle ripercussioni sull’economia interna del Paese oltreché sul benessere dei suoi cittadini. La domanda sorge dunque spontanea: per essere in grado di “tener testa” agli Us è necessario essere di fatto un ex agente segreto russo?