Siria, la testimonianza di giovani attivisti contro l’Isis: “Rapiscono i bambini per mandarli a combattere”

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La crudeltà dell’Isis, lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, non si ferma nemmeno davanti ai bambini.

Grazie al gruppo Raqqa is Being Slaughtered Silently (la città di “Raqqa sta venendo massacrata silenziosamente”), nato di nascosto nell’aprile scorso e formato da ragazzi tra i 20 e i 30 anni, prima oppositori al regime di Bashar al-Assad e ora agli jihadisti, è emerso che l’organizzazione terroristica corrompe le famiglie o rapisce bambini, anche minori di 16 anni, per mandarli a combattere nelle sue fila. Li convince che, seguendo i suoi membri, diventeranno ricchi e potenti (in effetti è notizia di questi giorni che gli appartenenti all’Isis possono ritrovarsi a nuotare nelle piscine di resort a cinque stelle e a fare la bella vita, alle spalle di un popolo che viene annientato da tre anni e mezzo).

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L’associazione di giovani dissidenti documenta il destino di questi minorenni utilizzando i social network e applicazioni criptate per non farsi scoprire, pena la vita. Ma ora non c’è più la connessione a Internet ed è impossibile comunicare con l’esterno.

“Scattiamo foto solo quando è strettamente necessario. E stiamo davvero attenti”, racconta Mohamed (nome di fantasia), che è riuscito a scappare all’estero in una località ignota, mentre i suoi genitori sono rimasti in patria,  e può parlare con i giornalisti. “Uno di noi è stato scoperto, l’hanno torturato e giustiziato. Ora 12 di noi sono rimasti a Raqqa” (“capitale” siriana del Califfato) “raccolgono il materiale e lo nascondono in una ‘secret room’. Mentre altri 4, tra cui io, sono fuori e pubblicano il materiale in rete”, spiega.

I miliziani di Al Baghdadi vengono quasi tutti dall’estero, alcuni sono dei contractor. Molti di loro sono addestrati bene e hanno preso il controllo di tutto. Anche il prezzo del cibo è schizzato alle stelle” (come pure quello del gasolio per far funzionare i generatori che permettono la comunicazione), quindi “per ogni esigenza la popolazione deve passare da loro. Non ci sono più ospedali… . I bambini non vanno più a scuola”.

Già, i bambini. “Isis, dopo aver istituito una brigata per il controllo della moralità composta da sole donne (si chiama Al-Khansa), ha avviato anche un progetto di reclutamento delle giovani leve. E’ una sorta di campo militare, nel quale vengono addestrati a combattere. Obbligano i genitori a mandare i loro figli, oppure li convincono con cibo e denaro. In altri casi addirittura li rapiscono”, rivela Mohamed.

Nel maggio scorso era sparito un ragazzino di 13 anni, Hamadi Al-Ibrahim. Il giovane appartenente a Raqqa is Being Slaughtered Silently ha aiutato i suoi genitori a cercarlo e alla fine hanno scoperto che era finito in un campo di addestramento, “quello di al-Sherkrak, pensato apposta per i più piccoli (ce ne sono altri quattro: Al Zarqawi Camp, Osama Bin Laden Camp, Al-Sharea e Al Talea)”. “Quando i genitori sono entrati nell’accampamento e hanno chiesto all’emiro spiegazioni, lui ha accettato di dare informazioni solo dopo aver ricevuto una cospicua somma di denaro”, dice Mohamed, “e una volta incassati i soldi ha ammesso che il ragazzo era diventato un combattente e il suo nome cambiato con un nome di battaglia. Una volta tornato a casa il ragazzino ha spiegato di essere stato convinto ad andare al campo dopo essere stato pagato”. Perciò non solo le famiglie ricevono denaro, ma anche i minori stessi.

Non è una novità essi vengano utilizzati dai terroristi islamici, perché questi “vogliono creare un gruppo di ragazzi da usare a loro piacimento per gli attentati kamikaze o come scudi umani. E perché quello di cui hanno più paura sono le scuole e l’istruzione, soprattutto per le donne e le ragazze. Sanno bene che con l’ignoranza e il denaro possono controllare tutto. Una parte della popolazione vorrebbe cacciarli ma non ci sono abbastanza forze, tutti sono sfiancati da anni di guerra e molti si lasciano corrompere e conquistare dalla forza e dalla potenza di Isis”, continua Mohamed.

Le madri non riescono a fare molto, per ritrovare i loro figli, anche perché, conclude il ragazzo, “le donne sono tenute ancora più schiacciate. Tutte velate, molte di loro vengono costrette a sposarsi con i combattenti. Ma non è vero che le vendono, quella è propaganda. Certo, per loro è ancora più difficile. Credo che purtroppo, ormai, la nostra unica speranza siano i bombardamenti americani e inglesi”.

 

 

 

Dopo la maturità classica, mi sono laureata all'Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano in Scienze dell'Educazione, con una tesi in Pedagogia Interculturale dal titolo "Donna e Islam: la questione del velo". Scrivo per diverse testate on-line come "Al-Maghrebiya", "Ebraismo e dintorni", il blog del "Legno Storto" su argomenti riguardanti il mondo arabo e islamico, soprattutto per quanto riguarda la condizione della donna, il Medio Oriente, Esteri, immigrazione e integrazione. Ho scritto due racconti: "Dopo la notte" (Il Filo, 2009) e "Soltanto una donna" (Albatros - Il Filo, 2011).