Strage di Charleston, l’anatema di Obama sulle armi

18305857234_16047a6650_zLa strage di mercoledì sera a Charleston, Carolina del Sud, continua a far parlare di sé.

Innanzitutto, partiamo da quanto è successo: Dylan Storm Roof, 21 anni, neonazista e suprematista bianco, frangetta da bravo ragazzo ma sguardo fiero di chi è consapevole delle proprie azioni, ha aperto il fuoco in una chiesa protestante frequentata da afroamericani, uccidendo nove persone, tra cui Clementa Pinkney, reverendo donna e senatrice democratica di 41 anni. Braccato dalla Polizia, il ventunenne è stato arrestato: nel suo profilo Facebook sono emerse foto che lo raffigurano con armi e con le bandiere del Sudafrica dell’apartheid e della Rhodesia inglese, Stati in cui vigevano regimi di segregazione razziale. Interrogato, Roof avrebbe detto di volere una guerra razziale, perché i neri devono scomparire dagli Stati Uniti, in quanto colpevoli di stupri sulle donne bianche, e di puntare al campus universitario di South Carolina, per compiere un’altra strage.

Ieri sera c’è stata la veglia per ricordare miss Pinkney e gli altri morti: nella chiesa di Charleston, tutti, bianchi e neri, si tenevano per mano pregando e cantando cori gospel insieme.

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Il presidente Barack Obama ha usato parole durissime contro l’uso delle armi e la loro facile concessione negli Stati Uniti. Ha detto Obama: “Dobbiamo muovere l’opinione pubblica sul controllo delle armi. C’è bisogno di un cambiamento nell’atteggiamento, per tutti. Troppe volte ho dovuto commentare l’uccisione di innocenti perché qualcuno non ha avuto problemi a procurarsi una pistola”.

Stefano Malvicini

 

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