Strage familiare nel quartiere San Giovanni di Roma, nuovi dettagli

Roma7

Nuovi particolari – Ancora dolore e sconcerto per la strage familiare avvenuta domenica notte nel quartiere San Giovanni di Roma. Ora sulla terribile vicenda emergono nuovi dettagli: infatti Khadija El- Fatkhani, la donna marocchina di 42 anni che ha ucciso due dei suoi tre figli e ha ridotto l’altra in fin di vita, prima di suicidarsi, “da qualche tempo non era più la stessa. Era strana, veniva sempre a prendere i bambini a scuola, ma era diventata taciturna. Non sorrideva. E indossava il velo che prima non portava mai”; il “velo” era quello integrale, che copre anche il volto lasciando liberi solo gli occhi. A dirlo sono stati alcuni genitori dei compagni di scuola di Moussef, 9 anni, il figlio maggiore di Khadija, rimasto ucciso nella mattanza.

La donna era “cambiata dopo un viaggio in Marocco di un anno fa”, hanno precisato. Ciò sarebbe stato alla base dei frequenti litigi con Idris, il marito, l’ultimo dei quali è avvenuto domenica. L’uomo, che non ha voluto rivelare il motivo dei dissapori e non è indagato, ha raccontato: “All’improvviso Khadija ha preso un coltello e mi ha colpito al fegato. Ho cominciato a perdere sangue, sempre di più. Mi sono spaventato e sono andato a piedi al San Giovanni. Con i medici e i poliziotti ho inventato la storia della rapina sotto casa. L’ho fatto per proteggere mia moglie”, ha spiegato. In sua assenza, lei si sarebbe accanita contro i figli, che dormivano.

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Hiba si è difesa – Il particolare più agghiacciante è emerso dall’esame sul corpo di Hiba, 5 anni, la bimba sopravvissuta alla strage. La piccola infatti si sarebbe difesa dalla furia della madre (che probabilmente aveva già ucciso i suoi fratellini). Lo dimostrano le gravi ferite che ha riportato alle mani, le quali avevano persino alcune dita amputate.

Inoltre aveva anche segni di colpi alla testa (ragion per cui è stata sottoposta ad una Tac) e al volto, segni causati non dalla mannaia, ma dalle botte ricevute dalla madre.

Ora Hiba si trova in coma farmacologico all’ospedale Bambin Gesù, dopo aver subito un delicato intervento di ricostruzione di parte della trachea e alle manine. “Purtroppo non possiamo dire che sia fuori pericolo”, ha sottolineato Salvatore Passafaro, il direttore sanitario dell’ospedale San Giovanni di Roma, presso il quale la bambina era stata precedentemente trasportata in gravi condizioni. “Le ferite che ha riportato erano molto importanti. Se fossero state fatte ad un adulto sarebbe deceduto. I bimbi hanno una notevole reattività e questo, probabilmente, l’ha aiutata a salvarsi”, ha spiegato il professore.

Un gesto premeditato – Gli inquirenti ritengono che Khadija El Fatkhani abbia compiuto un gesto premeditato, a causa dello stress depressivo di cui da tempo soffriva. Sul corpo della donna non è stata riscontrata nessuna ferita da difesa. Sarà l’autopsia sui cadaveri di mamma e figli, disposta dal procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e dal pm Francesco Minisci, a chiarire meglio la dinamica dei fatti.

Intanto si attende il via libera dei medici per tornare ad interrogare il marito, che nel suo letto d’ospedale piange, si dispera e si chiede il perché della tragedia.

Dopo la maturità classica, mi sono laureata all'Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano in Scienze dell'Educazione, con una tesi in Pedagogia Interculturale dal titolo "Donna e Islam: la questione del velo". Scrivo per diverse testate on-line come "Al-Maghrebiya", "Ebraismo e dintorni", il blog del "Legno Storto" su argomenti riguardanti il mondo arabo e islamico, soprattutto per quanto riguarda la condizione della donna, il Medio Oriente, Esteri, immigrazione e integrazione. Ho scritto due racconti: "Dopo la notte" (Il Filo, 2009) e "Soltanto una donna" (Albatros - Il Filo, 2011).
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