Striscia di Gaza: secondo giorno di tregua umanitaria

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Seguita la tregua umanitaria fra Israele e Palestina, mentre in Egitto delegazioni Israeliane, di Hamas, al Fatah e Jihad islamica discutono su un’ininterrotta sospensione dei combattimenti

È entrata in vigore ieri mattina alle 8 la tregua umanitaria di 72 ore fra Israele e Palestina, con l’intento di favorire i negoziati presso Il Cairo, fra delegazioni inviate da Israele, Hamas, al Fatah, e Jihad. Sono giunti in serata al Cairo i portavoce delle parti belligeranti i quali si sono riuniti allo scopo di contrattare, con la mediazione dell’Egitto – Paese paciere- , un al quanto disagevole armistizio. Le fazioni Palestinesi richiedono, in particolar modo i rappresentanti di Hamas, l’istituzione di un fondo internazionale per ricostruire Gaza, assistito dal Governo palestinese di unità con alla guida il presidente Mahmoud Abbas.

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Le lotte proseguono implacabili dall’otto luglio scorso, lasciandosi alle spalle una scia di quasi 2000 morti fra il popolo palestinese. Tra i quali vi sono più di 400 fra bambini e adolescenti e 243 donne.Tutto ciò avviene in una Palestina dilaniata, in un Paese astratto, enclave prigioniero di una Nazione cupida.

Ora che gli israeliani hanno ritirato le proprie truppe, che l’ultimo soldato ha abbandonato la Striscia di Gaza, che Hamas ha cessato con le piogge di missili: Israele ha vinto la sua battaglia, ma cosa rimane di queste 4 drammatiche settimane? Una paurosa crisi umanitaria che inginocchia la Palestina e oltre 5 miliardi di dollari di danni, dato che concerne solo quelli causati all’economia e non quegli altri cagionati alla popolazione.

Gli ospedali palestinesi non riescono a contenere il numero dei feriti. I medici tentano di salvare la vita a quelli in gravi condizioni, non riuscendo a seguire(seppur stiano lavorando senza sosta) tutti i pazienti. Si attendono nel frattempo 300 camion che dovrebbero entrare a Gaza portando materiale sanitario.

L’esercito israeliano resta apparecchiato al confine, allorché Hamas dovesse venir meno alla tregua.

L’Europa esorta i due contendenti a tener fede alla sospensione concordata, mentre la Palestina si rivolge alla Corte Penale Internazionale (CPI), affinché la Corte dell’Aja dia origine ad un’inchiesta, chiedendo che Israele venga punito per i crimini commessi contro l’umanità.

È volato a tal proposito, il Ministro degli Esteri palestinese: Raid al-Malki, verso L’Aja(Paesi Bassi) per confrontarsi con i procuratori della Corte, manifestando l’esistenza di prove indubbie sui presunti crimini di guerra compiuti da Israele.

Tuttavia, quanto la Palestina tanto Israele, non sottoscrissero lo “Statuto di Roma” , trattato internazionale edificante la CPI,pertanto la Corte non può esercitare alcuna giurisdizione su Gaza.

Una risoluzione potrebbe constare in un eventuale intervento dell’ONU, purtroppo incombe il vincolo che gli Stati Uniti -da sempre alleati di Israele- potrebbero porre, applicando il proprio diritto di veto. Questi ultimi, hanno finanziato Israele con 225 milioni di dollari per lo scudo antimissilistico del Paese: “Iron Dome”.

Mentre un sondaggio americano, condotto in seguito al bombardamento di un’area civile equivocata per un baluardo militare di Hamas, rivela che il 44% dei cittadini americani sia a favore dell’azione militare compiuta da Israele, mentre il 24% sostiene che la reazione del Paese fosse esagerata. Gli uomini, inoltre, sembrano sostenere Israele più delle donne: 54% gli uomini, 34% le donne. Al contrario il 58% delle donne statunitensi ritiene che gli USA debbano rimanere imparziali di fronte il conflitto. Solo il 4% degli intervistati pensa che si debba favorire la Palestina.

Il Ministro degli Esteri italiano, Federica Mogherini, ha dichiarato in merito alla faccenda:” il cessate il fuoco di 72 ore deve essere finalmente rispettato e deve essere l’occasione per negoziare un accordo duraturo tra le parti. Si deve mettere immediatamente fine agli attacchi su Gaza e al lancio dei missili su Israele, mi auguro che non si perda questa opportunità“.

La situazione in Medio Oriente è fra le più complesse, di fatto, se le parti non riusciranno a scendere a compromessi, la questione potrebbe degenerare in qualcosa di ancor più terribile e è necessario aggiungere e sottolineare che le occasioni di diplomazia, che costituiscono già una rarità, potrebbero estinguersi del tutto.