Taranto – Alla scoperta de “Gli Archivi Storici dell’Arsenale” (Foto)

Informazioni e foto inedite di prezioso valore

“Gli Archivi Storici dell’Arsenale”, una nobile mostra culturale aperta al pubblico

L’evento

Timone rinforzato

“Gli Archivi Storici dell’Arsenale” una rassegna di straordinaria bellezza e rilevante importanza, un evento istituzionale che ha permesso, sebbene si sia trattato solo di un giorno, di mostrare alcuni reperti storici inediti!

Carena di nave deformata, primi del ‘900. Foto realizzata sotto il bacino

 

 

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Mazza chiodata

La mostra si è svolta lo scorso 24 maggio all’interno della suggestiva e storica Sala a Tracciare dell’Arsenale Militare Marittimo del capoluogo ionico, ed è stata concepita e organizzata dall’associazione  “Amici dei Musei ” di Taranto per presentare alla città e al pubblico più ampio, l’Archivio storico dell’Arsenale, mediante il fondamentale supporto dell’Ingegnere Fernando Miglio. Difatti, come viene riportato sul sito della Marina “Il fine primario di questo incontro che ha visto la partecipazione del Comandante Marittimo Sud, l’ammiraglio di divisione Salvatore Vitiello, gli interventi dell’editore prof. Piero Massafra, del tenente di vascello Gaetano Appeso con le conclusioni dell’ing. Ferdinando Miglio (coordinatore del progetto di recupero), è stato quello di rendere fruibile e accessibile a tutti, questo patrimonio culturale che per l’importanza storica e intellettuale che riveste, è un bene per l’intera comunità”.

 

L’intervista all’Ing. Fernando Miglio

Madonna con Bambino in bronzo

“GLI ARCHIVI STORICI DELL’ARSENALE”, un evento di rilevante importanza che ha permesso di (ri)portare alla luce un pezzo di storia della Marina tarantina (e non solo). Quanto tempo avete impiegato per la realizzazione e l’organizzazione del suddetto?

Il “Gruppo di Lavoro”, di cui ne sono il coordinatore, è stato nominato nel 2016; da allora, con un lavoro incessante, abbiamo repertato 4000 volumi circa.

Nell’ultimo anno, l’intero Archivio custodito in alcuni bunker, è stato oggetto di una meticolosa quanto complessa opera di restauro e di catalogazione. Gli Archivi contengono le tracce della storia di Taranto e della Marina Militare insediata sul territorio da oltre un secolo e risalgono alla fine dell’Ottocento.

Chi sono i principali promotori di tale iniziativa? Vorrebbe illustrarci brevemente quanto avvenuto lo scorso 24 maggio?

L’iniziativa del 24/5 è stata proposta dall’Ass. Amici dei Musei e subito accolta dall’Arsenale MM.

Libri inizio secolo

Quanto crede sia importante tramandare alle generazioni future dei reperti di cotanto e prezioso valore? Inoltre, rassegne simili a quella in oggetto, si ripeteranno nella provincia ionica?

La conoscenza del passato è importante; alle nuove generazioni il compito di studiare e capire come, con pochissimi mezzi, si sono realizzate queste grandi opere agli inizi del ‘900; la prossima rassegna avverrà a novembre in occasione dell’anniversario della “Notte di Taranto”.

Intervista al Dott. Bruno (Mostra Storica Artigiana)

E’ stato ritrovato un prezioso “elaborato” di una nave che, durante la Seconda Guerra Mondiale, è stata poi “ceduta” ai russi, definita anche la “gemella dell’Amerigo Vespucci”. Ci può accennare qualcosa in merito?

Durante la Mostra è stato esposto un faldone che conteneva dei documenti, sostanzialmente dei disegni che si riferivano a un progetto di costruzione di un nuovo veliero da far utilizzare alla ricerca dell’Accademia Navale di Livorno, materiale – questo – che, come datazione, appartiene ai primi anni del ‘900 – per la precisione, tra il 1923 e il 1924.

Difatti, è doveroso tener presente che la nave Cristoforo Colombo è stato costruita nel 1928 nei cantieri navali di Castellammare di Stabia; mentre, nave Vespucci è del 1931. Quindi, presumibilmente, questo studio si può riferire a un progetto di costruzione di codeste navi per la nostra Marina che nascevano, proprio, con l’intento di essere delle navi-scuola.

Successivamente, dopo la Seconda Guerra Mondiale, questa nave è stata ceduta ai russi..

Esattamente. Questa nave fu ceduta all’Unione Sovietica in conto danni di guerra subito dopo la fine del conflitto. Naturalmente, si trattò di una concessione che non avvenne a cuor leggero, nel senso che i nostri equipaggi erano, anche, un po’ sdegnati dal fatto di dover cedere il naviglio. Infatti, la Cristoforo Colombo è una delle navi “simbolo” della nostra Marina; tra l’altro, è doveroso sapere e tener presente che, su questa nave, si sono formate generazioni di militari.

Prima della cessione, fu necessario far vigilare la nave 24 ore su 24 dai Carabinieri, far immergere ogni 30 minuti i palombari, questo al fine di evitare tentativi di sabotaggio.

Alla fine, parliamo del 1949, in un secondo momento, il naviglio venne concesso ai russi, i quali lo ribattezzarono Dunaj e, inizialmente, lo utilizzarono come nave-scuola.

La nave dopo essere stata consegnata all’Unione Sovietica venne posta ai lavori nel cantiere di Odessa e i sovietici, allo scopo di cancellare il ricordo dell’italianità della nave, ridipinsero lo scafo di colore grigiastro al posto della colorazione bianca (come la Vespucci) e nera che riportava ai ponti delle batterie dei cannoni tipica dei vascelli da guerra di tipo borbonico (perché erano ispirati a questi).

Inoltre, un’altra curiosità è che quando la nave è stata impostata (nel cantiere navale di Castellammare di Stabia il 15 aprile 1926) le era stato attribuito il nome di “Patria” – il primo nome della nave – ma il suddetto venne cambiato già durante la costruzione della stessa (varato il 4 aprile 1928 con il nome di Cristoforo Colombo).

Dunque, ovviamente, tutto ciò avvenne prima del 1928?

Sì, prima del ’28, già in fase di costruzione.

Dunque, nel 1950 venne assegnata all’Istituto Superiore di Leningrado e poi, successivamente, venne utilizzata come nave-scuola.

Quando giunse il momento di fare le manutenzioni alla nave, l’Unione Sovietica preferì evitare e, di conseguenza, la suddetta venne disalberata, venne privata di tutte le sovrastrutture del ponte e fu adibita come nave trasporto legno e carbone e nel 1963 un incendio distrusse il carico e la nave.

La nave aveva la stessa carena della Vespucci, per cui era in acciaio e, nello specifico: lo scafo, l’intera struttura, i tronchi degli alberi e il bompresso, i ponti, i pennoni ecc, per cui la nave avrebbe potuto essere recuperata. Inoltre, a prendere fuoco furono anche le coperture del cassero, del castello perché erano rifinite in legno di teak.

C’è chi definisce la Cristoforo Colombo la “gemella” dell’Amerigo Vespucci: è corretto?

Non è corretto, perché, comunque, c’erano diverse differenze come: l’alberatura, le dimensioni, la plancia coperta alla Vespucci mentre la Colombo no; inoltre, la Colombo aveva due motori elettrici collegati a due eliche (anche qui vi furono delle modifiche al fine di migliorare e trarre beneficio dal sistema iniziale che non “funzionava come si auspicava”) e tante altre differenze. Attorno alla nave ruotano una serie di leggende.

Inoltre, vorrei rammentare che il cantiere navale – sia per nave Vespucci che per la Colombo – fu lo stesso, ovvero, quello di Castellammare di Stabia.

Si ringrazia Salvatore Lupo per la gentile e – come sempre – eccelsa concessione fotografica, la quale comprova la magnificenza della rassegna dianzi riportata.

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