Topolino aveva ragione: il potere ci vuole ignoranti

L'inefficacia dell'attuale sistema didattico

La recente scomparsa di Mirella Freni ha evidenziato, nel modo in cui è stata data la notizia dai media e si è tratteggiata la sua gloriosa carriera, il livello di cultura nel nostro Paese. Non voglio infierire sui colleghi per i quali la nostra “Mirella” è diventata “la tenore” con le sembianze fotografiche di Deborah Voigt o su quelli di una trasmissione televisiva che hanno parlato di lei facendo vedere Renata Scotto; l’errore è sempre possibile, quando si deve assemblare in fretta un servizio, e va perdonato. Il dubbio è che se fosse mancato, e certamente non lo auguro, Achille Lauro o Junior Cally del recente Festival di San Remo, nessuno avrebbe sbagliato foto, video, ruolo e biografia.

La società di molte “pupe” e pochi “secchioni”

La nostra società, per restare in ambito televisivo, è ormai un reality show tipo “La pupa e il secchione”, dove i secchioni sono una specie in via d’estinzione e le pupe dilagano, maschi o femmine che siano. Folgorante è vedere i provini e, soprattutto, ascoltare le risposte delle concorrenti: «La “Divina Commedia” l’ha scritta Leopardi e “Odissea”, invece, l’ha scritta Manzoni. Tra l’altro, Manzoni è nato a Pescara… ci sta tutto il palazzo!». Riccardo Muti lancia l’allarme: “Dell’Italia non parla più nessuno… Troppi cuochi in Tv, c’è bisogno di più cultura!”, e il filosofo Massimo Cacciari ci regala l’ovvia spiegazione di tanta abissale ignoranza, che purtroppo non riguarda solo la musica, dicendoci che è colpa dei governi e del loro smantellare la “Riforma Gentile”, a partire da Luigi Berliguer.

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L’opinione di Massimo Cacciari

In una intervista per “Repubblica”, a ridosso proprio della riordinamento dei cicli effettuato dal governo Prodi 1, il filosofo veneziano affermò: «Sul riordino della scuola, tu puoi inventare la legge più bella del mondo, ma se non hai un corpo docente che ha fatto bene i suoi studi, che è stato selezionato con cura e che percepisce uno stipendio decente, non combini nulla. La grande forza della riforma di Giovanni Gentile era la straordinaria sintonia tra il riordino dei cicli di studio, i programmi e il ruolo assegnato al corpo docente: un ruolo strategico. Gentile diceva loro: questa è la scuola dell’Italia del domani e voi docenti siete l’Italia del domani.

Il corpo docente

Assieme a un carico straordinario di immagine, c’era per i docenti una adeguata gratificazione economica. Mia zia, professoressa delle medie inferiori durante l’era Gentile, vedi fascismo, ha allevato con il suo stipendio e nient’altro tre bambini, li portava in vacanza d’estate e dinverno, eppure aveva i soldi non solo per comperarsi la casa, ma anche per comperarne una a ciascuno dei tre figli! Capito qual era il suo potere d’acquisto? Così si fanno le riforme: ruolo, gratificazione, immagine, e perciò nel dopoguerra il corpo docente fu a lungo nostalgico. Al 90 per cento, oggi è selezionato male e fortissimamente demotivato, perché la sua condizione economica è indecente, con un crollo di ruolo sociale impressionante, che lo condanna al doppio lavoro. Ogni riforma fallirà se non si disegna la scuola del domani, dicendo come ri-selezionare il corpo docente, come pagarlo e cosa metter dentro la scuola per non farne un puro contenitore.

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I programmi di studio

Il punto forte è il programma e qui sta invece la debolezza dell’impianto, da Berlinguer in poi. La scuola del domani non può essere una lingua straniera più il computer. Dai, non basta, se non ha un valore simbolico, la scuola ditemi voi che cosa mai deve averlo? Non esiste una riforma della scuola dal solo lato tecnico-pragmatico. Noi dobbiamo, certo, guardare a una scuola italiana che sia avanguardia nella scuola europea perché, bene o male, la scuola di Gentile era assolutamente di avanguardia in quella Europa borghese e post-liberale. Ma vogliamo scherzare? Solo i licei francesi e tedeschi erano forse paragonabili ai nostri!

L’insegnamento umanistico

Che cosa significa tutto questo modernismo pragmatico in circolazione: che una scuola moderna deve essere una scuola alla moda? Spero di no. Giustissima l’ insistenza di Berlinguer e degli altri nel dire che la scuola deve essenzialmente insegnare ad apprendere. Ma questo vuol forse dire che si ritiene, come fanno i pragmatisti alla moda, che l’insegnamento umanistico sia pura retorica? Io non lo penso. L’umanesimo è aiutarti ad affrontare la realtà con spirito critico. Se affronto il moderno, ho bisogno anche di qualcosa di diverso dal moderno; insomma, se ho la testa nel pallone non affronto criticamente il pallone, non gli do un calcio come si deve. Sono importanti o no la memoria, i classici, la lingua? Anche questo resta per ora oscuro nella riforma, non si capisce assolutamente.

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La lingua italiana

L’ insegnamento dell’italiano vale molto. È essenziale. Nella lingua di Dante e San Francesco, Giovanni Spadolini identificava l’unità d’ Italia. L’ Italia, in larga misura, è una grande creazione intellettuale e culturale: in nessun altro Paese europeo è così inestricabile l’idea dell’unità del Paese dall’idea dell’unità della lingua. L’Italia è la lingua italiana; la vera unificazione italiana è linguistica, non sociale, politica, economica. Ma non è un fatto riduttivo, è un grande fatto: appunto Dante, Boccaccio, Petrarca, questa colossale triade che inventa nell’italiano l’Italia e nell’Italia l’italiano. Quella riforma funzionò.»

Il condizionamento di massa

Da una formazione umanistica, che favoriva un pensiero critico, siamo quindi passati ad una educazione tecnologica e superficiale che nulla approfondisce. La prova sono le “fake news” che esistono proprio perché, sprovvisti di adeguati strumenti culturali, si crede ormai a tutto, non si verifica nulla e si segue chiunque. “Cui prodest” si domandavano i latini: a chi giova tanta superficialità? In questi giorni circola sui “Facebook” una pagina del fumetto “Topolino” risalente al 1970: «Se il popolo impara troppe cose – afferma il re – inizierà a farsi domande e finirà per ribellarsi!». Quindi, mentre la crescita economica è dello 0,2 per cento, mentre era prevista allo 0,6, in primavera è prevedibile una manovra correttiva, il debito pubblico continua a salire, in un anno sono sparite 5000 attività commerciali al ritmo di 14 al giorno, crollano ponti e gallerie e l’occupazione giovanile è una porta sbarrata, possiamo tranquillamente continuare ad accapigliarci e andare in piazza per le bizze di Matteo Renzi, i processi a Salvini e l’Erasmus Nord/Sud delle Sardine. Non siamo neppure al punto di farci delle domande… Figuriamoci ribellarci!

Massimo Carpegna

Massimo Carpegna
Massimo Carpegnahttp://www.massimocarpegna.com
Docente di Formazione Corale, Composizione Corale e di Musica e Cinema presso il Conservatorio Vecchi Tonelli di Modena e Carpi. Scrittore, collabora con numerose testate con editoriali di cultura, società e politica.