Tra le montagne dell’Erzegovina: Mostar

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Nel cuore dell’Erzegovina, Mostar è adagiata e un po’ arroccata tra le sue alte montagne. La caratterizza la antica cittadella turca, con il famoso Ponte Vecchio (Stari Most), il più famoso della regione. Risalente al 1565, fu costruito per volere del Sultano Solimano il Magnifico , durante la dominazione dell’Impero Ottomano ed è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità Unesco.

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E’ infatti il” gioiello architettonico” della cittadina: da lì la vista si espande sul fiume dalle acque impetuose, che si snoda tra i monti  e, da un altro lato, sulla cittadella arroccata in parte sulla collina. La via che attraversa il ponte e prosegue tra i palazzi del’500 è popolata di potteghe ricche di ogni genere di oggetti, dalle pentole in rame ai variopinti abiti da odalische e i magnifici gioielli orientali: famosa infatti è anche la via delle oreficerie…

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Nella cittadella turca spiccano splendide moschee del XVI° sec.,in mezzo a torri e palazzi antichi dal ‘500 all’800, secolo quest’ultimo, della dominazione austro-ungarica.L’architettura fu utilizzata dagli Ottomani per estendersi e consolidarsi. Il Vecchio Ponte ne è l’emblema più eclatante, poichè favorì gli spostamenti, il commercio e il movimento di truppe.
Nei dintorni si estende il verde del Parco Naturale Ruiste, sulla montagna Pieni, così come la Riserva Naturale Diva Grabovica dalla natura particolarmente selvaggia e, nella città, il parco naturale Mostarsko blato.
Particolari attrazioni sono la via Bajatova, una scalinata di 2 km, la Franjevacka crkva, la chiesa col pù alto campanile del paese, il museo dell’Erzegovina….

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Durante la guerra degli anni’90 il ponte, che era il simbolo della cultura e dell’identità della popolazione, purtroppo fu distrutto, e con esso, la possibilità di due popoli diversi di convivere in pace. Nel 2004 tuttavia fu completata la sua ricostruzione, con le medesime pietre cave originarie, risalenti al 1500.

Una leggenda narra che intorno al”500, i sultani chiamassero i più abili e famosi architetti dell’epoca, offrendo loro lauti compensi. Essi però non potevano commettere errori, pena la vita. Tuttavia uno di loro, che per uno sbaglio era stato appeso al ponte per alcuni giorni, riuscì a scappare e ovviamente….non lo si vide più.

Grazia Paganuzzi