Trattamento di fine rapporto TFR in busta paga: motivo, pro e contro

tfr in busta paga

La novità è stata annunciata qualche giorno fa dal premier Matteo Renzi: è allo studio la possibilità di dare una quota di TFR in busta paga mensilmente. Qual è il motivo, quali i pro e quali i contro di questa piccola possibile rivoluzione?

Il TFR, o trattamento di fine rapporto, è un fondo che il lavoratore matura mensilmente e fa parte della previdenza obbligatoria. E’ un credito che il lavoratore matura durante il rapporto di lavoro e deve essere corrisposto al lavoratore qualunque sia la causa della cessazione del rapporto di lavoro.

Dal 2007 il lavoratore  può destinare le proprie quote ad un fondo di investimento e quindi può vedere maturare nel tempo il suo gruzzoletto di trattamento di fine rapporto. Annualmente la quota di TFR viene rivalutata in base all’inflazione. Questi dettagli risulteranno importanti nel prosieguo della trattazione. Durante il rapporto di lavoro il lavoratore può chiedere degli anticipi, non superiori al 70% del fondo maturato e solo se è stata maturata anzianità lavorativa di almeno 8 anni presso lo stesso datore di lavoro. Anche le motivazioni sono legiferate, l’anticipo può essere chiesto, ad esempio, per il matrimonio dei figli, per spese relative all’acquisto della prima casa oppure spese sanitarie o ospedaliere.  A quanto ammonta? Senza fare calcoli troppo elaborati il TFR corrisponde a circa una mensilità ogni anno, quindi su uno stipendio di 1300 euro, corrisponde ad ulteriori 1300, che mensilmente sarebbero 100 euro circa.

Proposta di Renzi sul trattamento di fine rapporto TFR  in busta paga

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La proposta di Renzi è trovare un modo per far riscuotere mensilmente al lavoratore il TFR in modo da avere un aiuto economico visto il momento di crisi economica. Questa misura dovrebbe essere valida per un anno o per tre anni (è ancora tutto da decidere) e dovrebbe riguardare solo il 50% della quota mensilmente maturata.

Susanna Camusso (CGIL) e TFR in busta paga

Molto critica verso tale misura è Susanna Camusso (CGIL). Ritiene che questa formula possa danneggiare i lavoratori per diversi ordini di ragioni, innanzitutto vi è una diversità di tassazione tra il trattamento di fine rapporto e la busta paga mensile, ciò porterebbe, nel caso in cui fosse versata mensilmente una quota, a sopportare una maggiore tassazione, la stessa secondo Camusso potrebbe addirittura annullare i benefici degli 80 euro di bonus.  Secondo Camusso il danno sarebbe anche per le piccole medie imprese che si vedrebbero costrette a versare immediatamente il 50% del trattamento di fine rapporto e così perdere liquidità per 4,5 miliardi di euro. Ciò succede perché dopo la riforma del 2006 la maggior parte dei lavoratori ha comunque scelto di lasciare in azienda il proprio TFR e ciò rappresenta per le aziende un’importante liquidità che sostiene gli investimenti.

Ratio del trattamento di fine rapporto TFR in busta paga

Matteo Renzi dice di voler sostenere le famiglie in difficoltà con questa misura, in realtà le famiglie realmente in difficoltà oggi sono quelle dei disoccupati e sono queste famiglie ad aver bisogno di maggiore sostegno, non quelle di chi ha un reddito, in fondo le stime ISTAT continuano a parlarci di livelli di disoccupazione elevati. In secondo luogo stiamo parlando di cifre non elevate che non possono migliorare le condizioni delle famiglie, possono però aumentare i consumi e di conseguenza le entrate IVA dello Stato che soffrono la pesante riduzione dei consumi. Ciò in teoria, perché in pratica gli italiani dimostrano sempre più di avere paura del futuro ed essere propensi a non spendere per paura del futuro, proprio per questo dopo il bonus di 80 euro i consumi non sono aumentati in percentuale corrispondente.

Un altro motivo per non volere il TFR in busta paga mensilmente? Abbiamo prima detto che c’è una rivalutazione delle somme in base all’inflazione, la stessa sarebbe persa nel caso in cui si decidesse di dare il 50% del trattamento di fine rapporto direttamente in busta paga. Per ora i primi rumors raccolti dai lavoratori dicono che una buona parte preferirebbe non riscuotere mensilmente per riuscire così a risparmiare per il futuro, mentre un’altra parte vorrebbe la propria quota mensilmente! Mi chiedo: non sarebbe opportuno prevedere una libertà di scelta del singolo lavoratore?

 

 

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