In Turchia dura repressione dopo il fallito golpe

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Il fallito golpe che venerdì sera ha provocato il caos in Turchia e ha portato il Paese sull’orlo di una guerra civile, ha scatenato le ire del Presidente Erdogan che ha minacciato una repressione molto dura nei confronti dei militari infedeli e dei loro fiancheggiatori. Erdogan ha accusato i golpisti di essere traditori della patria e di volere destabilizzare il Paese, ma anche di essere contrari alla democrazia e al governo liberamente eletto dal popolo.

Erdogan ha chiamato a raccolta i suoi sostenitori che si sono riversati nelle piazze e hanno festeggiato con lui la vittoria contro i nemici, quegli ufficiali e semplici soldati che hanno preparato e sostenuto il fallito golpe; la repressione non si fermerà fino a quando tutti i responsabili non saranno assicurati alla giustizia. Nel suo discorso alla folla il Presidente turco ha detto: ” Durante il giorno continueremo a lavorare perché la vita va avanti. Ma quando arriva la sera, dopo avere lasciato i nostri posti di lavoro, continueremo le veglie? Certo che lo faremo, perché andremo avanti fino a quando non li avremo spazzati via tutti. Fino ad allora resteremo insonni”.

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Intanto la resa dei conti va avanti senza sosta e gli arresti per partecipazione diretta al golpe o fiancheggiamento sono già arrivati a quota 6000, e riguardano semplici soldati inesperti e alti ufficiali che invece erano ben consapevoli delle conseguenze di quello che stavano facendo venerdì sera. Sono stati arrestati e rimossi dal loro incarico anche tanti giudici con simpatie per i partiti di opposizione e questo significa che Erdogan potrà sostituirli con suoi fedelissimi, rendendo di parte il sistema giudiziario turco. Durante quelle ore drammatiche di caos, con i carri armati che bloccavano i ponti sul Bosforo di Istanbul e le sedi istituzionali di Ankara, gli scontri tra militari golpisti e loro colleghi ancora fedeli ad Erdogan sono stati molto violenti e le vittime sono state più di 200, tra cui anche molti innocenti.

L’ira di Erdogan è alle stelle, e non è escluso che il tentativo di golpe sia stato orchestrato dallo stesso Presidente turco per potere eliminare molti dissidenti interni e chiedere al Parlamento di Ankara di reintrodurre la pena di morte, abolita nel 2004.     

Sono una ragazza di trenta anni con Laurea triennale in Studi Internazionali e Laurea magistrale in Scienze del governo e dell'amministrazione; ho anche frequentato un Master e vari corsi post laurea. Conosco oltre all'italiano, inglese e francese e il tedesco a livello base. Le mie passioni sono leggere, scrivere di attualità, ambiente e animali e viaggiare per scoprire sempre posti nuovi. Oltre che per Quotidian Post scrivo anche per Prima Pagina on line, Notiziario Estero e Report Difesa. Ho anche un blog personale http://valeryworldblog.com
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