Tutti i licenziati del presidente Trump

Tutte le vittime più illlustri di un presidente volubile e capriccioso

Official portrait of President Donald J. Trump, Friday, October 6, 2017. (Official White House photo by Shealah Craighead)

Un potere indiscusso

Tra i poteri che la Costituzione riconosce certamente al presidente degli Stati Uniti c’è quello di licenziare ministri, sottosegretari e in generale i funzionari della Casa Bianca.
Altri poteri sono più controversi, a dir poco.

Ci sono studiosi della presidenza e costituzionalisti che inorridiscono alla vista della mole di prerogative che gli inquilini della Casa Bianca si sono presi, complice un Congresso fin troppo arrendevole, soprattutto nel corso del Novecento.

Interessante, a questo proposito, la lettura di un saggio di Gene Healy, “The Cult of the Presidency, America’s Dangerous Devotion to Executive Power” (Cato Institute).

Loading...

Ma come s’è detto, licenziare i membri del gabinetto rientra tra i poteri indiscussi e fin qui di questa facoltà l’attuale capo dell’esecutivo, Donald Trump, ha usato con liberalità, diciamo così.

Un lungo elenco

È lungo e piuttosto impressionante l’elenco dei funzionari che “The Donald” ha licenziato o che ha più o meno costretto a fare i bagagli di loro volontà.

I licenziati “eccellenti”

Qui di seguito ricordiamo solo i nomi “eccellenti”.

James Comey
Il direttore del Federal Bureau of Investigation aveva guidato un’inchiesta su presunte collusioni tra persone del comitato elettorale di Trump e funzionari russi allo scopo di influenzare l’esito delle presidenziali 2016. Il licenziamento risale al 9 maggio 2017.

Sally Yates
Ha servito per 10 giorni come facente funzioni di procuratore generale degli Stati Uniti tra l’inaugurazione di Donald Trump e la partenza della titolare Loretta Lynch. Ha pagato la direttiva impartita ai funzionari del Dipartimento di Giustizia di non dare attuazione al bando presidenziale anti-immigrati che aveva ristretto l’ingresso nel Paese ai cittadini di alcuni Stati a prevalenza musulmana. C’entrò probabilmente anche il fatto che la Yates era stata nominata da Barack Obama.

Michael Flynn
Licenziato dal posto di consigliere per la sicurezza nazionale il 13 febbraio 2017, dopo che si seppe che aveva discusso con l’ambasciatore di Putin negli Stati Uniti delle sanzioni alla Federazione russa e che non aveva riferito di questa conversazione al vice presidente Mike Pence. Una condotta che secondo Sally Yates avrebbe esposto il generale Flynn alla possibilità di essere ricattato dai russi.

Reince Priebus
Capo dello staff, si dimette a luglio nel mezzo di una guerra di potere che vede tra i protagonisti il direttore delle comunicazioni Anthony Scaramucci. La partenza arriva poco dopo che Scaramucci aveva accusato Priebus per aver permesso presunte fughe di notizie.

Sean Spicer
Direttore delle comunicazioni della Casa Bianca, ovvero, nella percezione dei più, portavoce del presidente. Si fa da parte dopo che Trump nomina Anthony Scaramucci direttore delle comunicazioni della Casa Bianca. Spicer aveva più volte affermato che in caso di nomina di Scaramucci si sarebbe dimesso, mancando quest’ultimo dei requisiti minimi essenziali per il lavoro.

Michael Short
Assistente addetto stampa, può essere considerato la seconda vittima di Scaramucci. Si dimette pochi giorni dopo la dipartita di Spicer e subito dopo che Scaramucci dichiara a Politico che vuole disfarsi di lui.

Anthony Scaramucci
Licenziato dopo solo undici giorni di lavoro. Il suo addio segue alla nomina a capo dello staff del generale dei marines in pensione John Kelly. La Casa Bianca fa sapere che “si è ritenuto opportuno concedere tabula rasa al capo dello staff John Kelly, così che possa costruire la sua propria squadra”.

Steve Bannon
Tipo battagliero e per nulla arrendevole, Steve Bannon, che era stato coordinatore della campagna presidenziale di Trump, è stato licenziato il 18 agosto. Era capo stratega della Casa Bianca. Ancora prima era stato rimosso dal Consiglio per la sicurezza nazionale.
Guru della destra alt-right, è stato dietro alle politiche più controverse di Trump, come ad esempio il bando sull’ingresso dei musulmani. Una presenza decisamente troppo ingombrante e divisiva.

Tom Price
“Ministro” della sanità di Trump, Tom Price è stato un alleato chiave del presidente nell’opera di smantellamento dell’Obamacare. Si è dimesso a settembre 2017 in seguito alle polemiche sulle sue spese di viaggio: 400mila dollari per l’affitto di aerei civili e militari per lui e il suo staff.

Andrew McCabe
Vice direttore del FBI. Criticato a più riprese dal presidente, si è dimesso nel gennaio 2018. Il presidente in passato lo ha accusato di parzialità, visto che la moglie di McCabe ha partecipato alle elezioni per il Senato della Virginia come candidata dei democratici.
Hope Hicks
A metà agosto 2017 succede ad Anthony Scaramucci come direttore delle comunicazioni della Casa Bianca.
Il 28 febbraio 2018 testimonia davanti alla Commissione intelligence del Congresso e ammette di aver raccontato “bugie bianche” al presidente. Lascia l’incarico il 29 marzo.
Dal giuramento di Trump, il 20 febbraio 2017, è la quarta persona ad aver occupato l’incarico di direttore delle comunicazioni.

Rex Tillerson
Donald Trump licenzia il suo ministro degli esteri il 13 marzo 2018, sostituendolo con Mike Pompeo, già direttore della CIA.
La mossa arriva dopo mesi in cui non erano mancati scontri tra il presidente e il suo segretario di stato. Uno di questi dissapori si era verificato nell’estate 2017, quando Tillerson aveva preso le distanze dai commenti di Trumpo circa le violenze commesse dai suprematisti bianchi a Charlottesville.

Herbert R. McMaster
Donald Trump lo licenzia da consigliere per la sicurezza nazionale il 22 marzo 2018 e lo sostituisce col “duro” John Bolton. La mossa pare risponda all’intento del presidente di riconfigurare il suo team della Sicurezza nazionale in vista dei colloqui con il leader della Korea del Nord Kim Jong Un.