Un italiano in Siria

Un giovane italiano al fianco delle milizie curde

(AP Photo)

“Da un mese civili e miliziani curdi sono sotto attacco della Turchia e delle milizie islamiste sue alleate, il governo turco sta cercando di cancellare chi ha combattuto Daesh e lottato per una società egualitaria e anti sessista, col suo esercito, il secondo della NATO, nostro alleato”, così scrive Gabar Carlo, giovane italiano che combatte contro lo Stato islamico in Siria, a fianco delle milizie curde. Il giovane, ha solo trenta anni, è di origini pugliesi e la scorsa estate ha deciso di lasciare la sua casa e la sua vita normale per unirsi alla milizie curde che ogni giorno lottano disperatamente per ricacciare indietro gli ultimi miliziani islamisti che ancora resistono in questo angolo di Siria.

Il suo nome di battaglia deriva da ‘Gabar’, un monte del Kurdistan turco dove 40 anni fa è cominciata la lotta di quel popolo, e ‘Carlo’ per Carlo Giuliani. A chi gli chiede perché questa scelta risponde che lo fa per aiutare i curdi, popolo perseguitato da sempre, che vogliono solamente costruire una vita migliore in una vera democrazia che li lasci liberi di continuare con i loro usi, la loro tradizione, la loro cultura.

Un mese fa Carlo è tornato in Italia ma è già pronto a ritornare in Siria con quelli che definisce i suoi fratelli e le sue sorelle curde, uomini e donne semplici e capaci di grande coraggio e grande dignità. “Vorrei tornare dai miei compagni in Siria, ora però non è possibile. Ho portato la rivoluzione con me e voglio raccontarla per far sentire la voce di chi non ha voce”, dice senza neanche pensarci due volte.  “I civili continuano a morire ogni giorno per le mine e le trappole esplosive lasciate dai jihadisti e nessuno se ne occupa; la mia preoccupazione è salvare donne e bambini”, continua Carlo.

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Il senso di comunità, tutto che veniva condiviso anche quando c’era poco o niente e con una bustina di tè si beveva in dieci, queste sono le cose che Carlo ricorda di quei giorni infernali a Raqqa e nell’assedio di Kobane. E precisa che i volontari come lui che si uniscono alle milizie curde sono ben diversi dai foreign firghters islamisti: i volontari agiscono per il bene del popolo, per fare sì che anche le donne abbiano uguali diritti degli uomini e per scacciare regimi tirannici, i jihadisti agiscono in base ad un assurdo desiderio di vendetta, non hanno altra regola se non quella di uccidere chiunque si interponga tra loro ed i loro folli propositi.

Sono una ragazza di trenta anni con Laurea triennale in Studi Internazionali e Laurea magistrale in Scienze del governo e dell'amministrazione; ho anche frequentato un Master e vari corsi post laurea. Conosco oltre all'italiano, inglese e francese e il tedesco a livello base. Le mie passioni sono leggere, scrivere di attualità, ambiente e animali e viaggiare per scoprire sempre posti nuovi. Oltre che per Quotidian Post scrivo anche per Prima Pagina on line, Notiziario Estero e Report Difesa. Ho anche un blog personale http://valeryworldblog.com
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