Yemen: nuovi scontri minano una fragile pace

Yemen Houthi

Soltanto un mese fa, nella capitale dello Yemen, veniva sottoscritto un atteso accordo di pace sotto l’egida dell’ ONU. Il primo passo verso quel processo di pacificazione nazionale tanto auspicato dalla comunità internazionale. Ma dietro i migliori intenti del governo yemenita, di fatto, si celava una scelta obbligata, una soluzione imposta dall’assedio dei ribelli Houthi alla città di Sana’a.

Una pace fragile e artificiale, minata dai contrasti insanabili che oppongono le diverse fazioni religiose, politiche ed etniche del paese. I ribelli sciiti Houthi continuano a chiedere un ruolo più centrale nell’esercito e nel governo, e contestano le politiche filo-americane e filo-saudite del presidente Hadi. Di contro, le milizie sunnite additano la minoranza Houthi come una forza asservita all’ Iran, nazione di fede sciita che supporterebbe i ribelli yemeniti con armi e risorse. E ancora le spinte separatiste del movimento di al-Hirak, nel sud del paese, corroborate dalle tensioni che indeboliscono il governo centrale di Sana’a. Il tutto sullo sfondo di una possibile deriva estremistica, con il gruppo di al-Qaeda che mantiene radici profonde nelle regioni sud-occidentali del paese, e torna a mietere vittime con attentati terroristici.

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Durissimi scontri si registrano nel distretto di Radah, dove nelle ultime 48 ore sono morti 67 ribelli Houthi, come riportato da Al-Jazeera. Combattimenti furiosi in una regione caratterizzata dalla compresenza di sciiti e sunniti, che rende instabile l’assetto di potere e favorisce l’azione dei miliziani di al-Qaeda, autori dell’esplosione di un’ autobomba che ha ucciso almeno 15 dei 67 ribelli deceduti.

Nella capitale, come documenta l’agenzia yemenita Saba, Abd-Rabbu Mansour Hadi ha presieduto un incontro con tutti i consiglieri presidenziali e con il primo ministro designato, Khalid Bahah, sulla cui nomina si è espresso positivamente il Consiglio Affari Esteri dell’ Unione europea: “l’UE esorta la rapida formazione di un nuovo governo inclusivo nello Yemen e invita tutti gli attori politici ad impegnarsi in modo costruttivo e sostenere il Presidente Hadi nei suoi sforzi“, dichiara la nota rilasciata dal Consiglio oggi riunito a Lussemburgo. Nel frattempo l’ONU preannuncia sanzioni contro l’ex presidente yemenita Saleh, da tempo accusato di muoversi nell’ombra per destabilizzare la scena politica e favorire il suo ritorno al potere.

Esattamente come un mese fa, il processo di costituzione di uno stato moderno, coeso e democratico appare un miraggio. Lo spettro della guerra civile incombe minaccioso.

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