Attacco israeliano a Rafah: 28 morti. Arabia Saudita chiede riunione del Consiglio Sicurezza Onu

Ancora morti sulla Striscia di Gaza: colpita Rafah, 28 i morti. Riyad chiede all'Onu un intervento del Consiglio di Sicurezza

Fino a questo momento era stata l’unica grande città della Striscia di Gaza a non essere stata toccata dai bombardamenti a tappeto da parte delle IDF, proprio perché vi si concentrava metà della popolazione iniziale della Striscia più altri sfollati palestinesi lì presenti anche prima del 7 ottobre. Invece da un paio di giorni a questa parte, l’esercito israeliano su ordine del premier Benjamin Netanyahu sembra intenzionato a estendere la propria attività militare anche a Rafah, a pochi km dal confine con l’Egitto, mettendo ancora più in crisi i già fragili equilibri diplomatici con Hamas e i suoi interlocutori (lo stesso Egitto e il Qatar).

Si contano almeno 28 morti tra i palestinesi causati dagli attacchi aerei israeliani nelle ore notturne e diversi testimoni parlano del possibile inizio di una nuova fase della guerra tramite l’arrivo dei carri armati israeliani in una porzione di territorio piccola e dove il timore di una catastrofe umanitaria si sta facendo sempre più concreto. Anche secondo le Nazioni Unite, un’invasione di terra a Rafah potrebbe dare vita a una situazione difficilmente tollerabile per gli abitanti. Non a caso si parla di catastrofe. Martin Griffiths, sottosegretario agli affari umanitari, si è chiesto dove dovrebbero andare le persone stipate a Rafah, dopo che la stessa Israele, nei mesi scorsi, aveva chiesto proprio ai civili palestinesi di spostarsi a Sud per evitare di essere attaccati a Nord durante le prime fasi militari dell’invasione.

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Al Jazeera riferisce inoltre che molti di palestinesi si starebbero già incamminando verso il centro della Striscia, a 20 km di distanza dalla città di Rafah per evitare ripercussioni fisiche dall’imminente invasione.

Tale scelta militare, quella di invadere l’ultima città a sud della Striscia, non può non avere conseguenze sul piano politico: l’Arabia Saudita, riporta l’agenzia turca Anadolu, avrebbe chiesto alle Nazioni Unite una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza per discutere della situazione e avvertito Tel Aviv di possibili conseguenze per questo gesto. “Il Regno dell’Arabia Saudita ha avvertito delle ripercussioni estremamente pericolose dell’assalto e del targeting della città di Rafah, nella Striscia di Gaza, che è l’ultimo rifugio per centinaia di migliaia di civili costretti a fuggire dalla brutale aggressione israeliana“, ha riferito l’agenzia. Riyad, si legge ancora, ritiene tutti coloro i quali stiano sostenendo la situazione a Gaza responsabili alla pari di Israele: “L’Arabia Saudita ha rinnovato la sua richiesta di un cessate il fuoco immediato”, dato che “questa continua violazione del diritto internazionale potrebbe causare un’imminente catastrofe umanitaria di cui tutti coloro che sostengono l’aggressione sono responsabili“.