Le due esplosioni che hanno devastato Beirut secondo il primo ministro libanese Michel Aoun sono frutto di un’aggressione esterna un missile o una bomba. E’ stata aperta un’inchiesta per verificare se è stato un’incidente o un attacco terroristico. Intanto il bilancio delle vittime cresce con 157 morti (tra cui una donna italiana di 92 anni) e 5 mila feriti oltre ai dispersi che sarebbero una decina.
Arrestato il direttore del porto
L’inchiesta ha portato all’arresto del direttore del porto di Beirut Hassan Koraytem, insieme ad altre 16 persone tra lavoratori del porto e persone addette alla dogana. Al capo della dogana Badri Daher sono stati sospesi i conti. Inoltre le autorità hanno interrogato 18 funzionari portuali e doganali coinvolti nei lavori di manutenzione del porto del magazzino esploso.
Il capo della dogana e il direttore del porto hanno riferito ai media locali libanesi che diverse lettere erano arrivate alla magistratura del paese per denunciare e chiedere la rimozione del materiale tenuto all’interno del magazzino esploso. All’interno del magazzino sono stati trovati oltre 3.000 tonnellate di nitrato di ammonio utilizzato per i fertilizzanti ma anche per costruire bombe tenute senza alcuna misura di sicurezza.
Inchiesta internazionale respinta
Il ministro Aoun ha respinto la richiesta di inchiesta internazionale da parte di vari stati. Lo stesso ministro ha detto che l’inchiesta internazionale punta a distorcere la verità, cosi come afferma il leader degli hezbollah Hasan Nasrallah e chiede che sia fatta un’inchiesta pulita, giusta e indipendente senza l’ausilio di altri Stati.
Manifestanti in piazza contro il governo libanese
La scorsa notte molti manifestanti sono scesi in piazza per protestare contro il governo e denunciare l’inadeguata competenza e la negligenza del governo in seguito alla esplosioni nel porto. Ci sono stati scontri con la polizia e vicino al parlamento, essi hanno usato i gas lacrimogeni per disperdere la folla.











