Fumata nera per l’accordo economico sui Coronabond. In questo momento di crisi da Coronavirus, l’Europa si spezza in due scheramenti. Ma cerchiamo di capire bene cosa sta succedendo tra i paesi Europei.
Coronabond: cosa sono e a che servono?
I Coronabond sono un meccanismo di distribuzione dei debiti tra gli Stati membri dell’Unione Europea. Attraverso i Coronabond si creano obbligazioni del debito pubblico dei Paesi europei. Per dirlo in maniera più semplice, uno stato membro, nel caso in cui si trovi in gravi difficoltà per eventi straordinari, può chiedere che vengano concessi. Per meglio dire si crea un indebitamento, un prestito a tutti gli effetti, ed il debito viene ripartito tra tutti gli stati dell’Unione Europea. A chiedere i Coronabond, in questo momento, è l’Italia. I soldi stanziati dal Decreto Cura Italia, 25 milioni di euro, non bastano. Il governo ha bisogno di finanziare le proprie attività sanitarie e infrastrutture. Ma ad opporsi, come sempre è la Germania, definita la più virtuosa e con il conti in ordine di tutta l’Eurozona. Ma adesso l’italia non è più sola, anzi.
Coronabond: ma dove prendere i soldi?
Secondo l’Italia, e non solo, il modo più semplice per trovare i soldi necessari è prenderli dal Mes. Si tratta del cosiddetto FONDO SALVA STATI. Il MES rappresenta comunque un importante esercizio di solidarietà europea. Cerchiamo di spiegarlo in parole semplici. Il Mes è un fondo creato dai Paesi Europei, che versano annualmente, delle quote di deposito, per essere utilizzate appunto nei momenti di necessità. In altre parole, l’Italia non sta chiedendo soldi altrui, ma soldi degli stessi italiani, versati nel rispetto degli accordi dell’Unione Europea. Questo eviterebbe che l’Italia possa indebitarsi attraverso costi eccessivi che ci porrebbero in una posizione troppo pesante da risanare. Cioè emergenza passata, l’indebitamento pubblico sarebbe davvero pesante da sopportare.
Perchè utilizzare il Mes?
Ecco perchè la possibilità di attingere ai fondi del Mes risulta la scelta spinta da molti paesi. Il Mes ha la possibilità di muovere circa 410 miliardi di euro. Soldi che darebbero un grande ristoro, se impiegati a favore di imprese e famiglie, così da ammorbidire anche le condizioni di indebitamento di ciascun Paese. Inoltre, la Banca centrale europea, potrebbe passare ad un programma forte di acquisto di titoli, il cosiddetto OMT con cui acquisterebbe anche emissioni a breve termine. L’OMT (acronimo di Outright Monetatry Transacrions) sono le operazioni definitive monetarie consistenti nell’acquisto diretto da parte della BCE di titoli di stato a breve termine emessi da paesi in difficoltà macroeconomica grave e conclamata. Questa condizione presuppone l’avvio da parte del paese di un programma di aiuto finanziario o un programma precauzionale con il Meccanismo Europeo di Stabilità o con la Struttura Europea per la Stabilità Finanziaria.
Coronabond: due schieramenti tra gli stati europei
I Coronabond dividono l’Europa in due schieramenti. L’Italia non più sola ma affiancata da molti altri paesi europei colpiti dalla pandemia. I 27 ministri finanziari non hanno ancora raggiunto un valido accordo e, dopo un consiglio di circa 6 ore, hanno richiesto altre due settimane per decidere. Tuttavia ognuna avrà la possibilità avanzare la propria proposta. Quindi da una parte troviamo: Italia, Francia, Spagna, Belgio, Lussemburgo, Slovenia, Grecia, Portogallo ed Irlanda. Dall’altra i Paesi del Nord: Olanda, Finlandia, Austia e Paesi Baltici, capitanati dalla Germania. I Coronabond sono stati bocciati dalla Cancelliera Angela Merkel la quale afferma che basterebbero le misure portati avanti dalla BCE (Banca centrale Europea) per risolvere la crisi. Ma anche i prestiti Mes con austere condizioni. E queste condizioni, la storia insegna, non sono mai state clementi.
Conte non ci sta e spiega il perchè
In Europa Conte ha fatto sentire la sua durezza. Appoggiato su questa linea, anche da Spagna e Francia. Il premier italiano ha così esposto le sue ragioni ai colleghi Europei: “Nessuno pensa a una mutualizzazione del debito pubblico“. Ciascun Paese risponde per il proprio debito pubblico e continuerà a risponderne“. Tuttavia ha ricordando che l’Italia “ha le carte in regola con la finanza pubblica: il 2019 l’abbiamo chiuso con un rapporto deficit/Pil di 1,6 anziché 2,2 come programmato“. Nonostante però le sue chiare motivazioni, gli stati europei non trovano l’accordo. Conte non ci sta e puntualizza: “Qui non si tratta di un paese che non ha arbitrariamente non rispettato le regole. Ma di affrontare la più grande crisi economica del dopoguerra. I meccanismi di protezione personalizzati, utilizzati in passato, ve li potete tenere, perché l’Italia non ne ha bisogno“, ha commentato il Premier italiano.
Le reazioni della Politica e del mondo
Anche secondo Mario Draghi: “Bisogna agire subito, senza preoccuparsi del debito“. ha commentato nei giorni scorsi sul Financial Times. Finanziare subito con debito pubblico, è la scelta migliore. Secondo gli esperti italiani di economia occorre rifinanziare le attività economiche con l’indebitamento. Gualtieri, il ministro dell’economia e il ministro Di Maio, appoggiano le dichiarazioni di Conte. “Non serve a nulla trincerarsi dietro scartoffie, parametri e burocrazia” ha aggiunto Di Maio. Anche Angel Gurria, segretario generale dell’Oecd, è d’accordo con il bisogno di aiuti per sollevare l’economia. L’oecd è l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Secondo il segretario generale: “Spendere adesso o le conseguenze saranno tragiche”.







