Coronavirus: ecco perché il panico è sbagliato

Coronavirus: ecco perché il panico è sbagliato

Nonostante si attenda il picco della diffusione del coronavirus per i prossimi giorni, e si registrino già 1.835 contagiati, di cui solo 10% in terapia intensiva, 52 vittime e 149 guariti, abbandonarsi al panico in Italia è sbagliato e ci sono almeno cinque motivi per evitarlo

Prima ragione: il panico da coronavirus è sbagliato grazie alla moderna rete sanitaria

Francesco Curridori riassume le ragioni per le quali il panico è inutile e dannoso partendo dalla situazione della sanità che, secondo le dichiarazioni di Pierluigi Viale, direttore unità operativa malattie infettive del Sant’Orsola di Bologna, dispone di un’arma fondamentale per aiutare la guarigione anche nei soggetti più a rischio:

“Nei Paesi occidentali ad alto sviluppo tecnologico anche i malati in condizioni complesse ne escono fuori. Noi possiamo contare su una buona rete di terapia intensiva“. Si tratta quindi di un sistema di alto livello terapeutico e tecnologico che ha favorito la guarigione in molti casi anche se erano a rischio.

Questa dichiarazione, in effetti, fa il paio con quello che ha più volte spiegato anche Matteo Bassetti, direttore della clinica malattie infettive dell’Ospedale San Martino di Genova, secondo il quale anche il ricorso alla terapia intensiva, specie per pazienti più anziani a rischio, è una prassi comune anche con le normali influenze e si risolve molto spesso nel giro di pochi giorni.

Seconda ragione: anche gli anziani possono riprendersi dal coronavirus e il panico è inutile

Secondo le dichiarazioni dell’infettivologo Viale al Corriere della Sera: “Non è vero che le persone anziane sono spacciate, dobbiamo perciò dare speranza. Anche dopo i 75 anni, se non ci sono altre patologie gravi già esistenti, i meno giovani guariscono… In tanti sono guariti o si sono ammalati in forma lieve, le famiglie non si allarmino”.

Secondo i dati della Fondazione Gimbe e le tabelle statistiche, riportate anche da La7, le persone decedute finora erano perlopiù ultra 80enni che avevano una situazione clinica già compromessa da altre malattie importanti.

In effetti, in questa fascia di età, si è registrata la mortalità più alta, pari al 14,8%, il che significa che oltre l’85% può comunque superare bene il coronavirus. Da notare, inoltre, che la mortalità in fascia 70-79 anni quasi si dimezza e non supera 8%, da 60 a 69 scende al 3,6%, mentre tra 10 e 39 anni il rischio è quasi nullo e pari a 0,2%.

Terza ragione: i guariti crescono sempre di più, quindi niente panico da coronavirus

Secondo l’infettivologo Viale “La Covid 19 è una malattia con tassi di mortalità bassi. Su 100 malati, 80 hanno un quadro di sintomi banali, 20 sviluppano polmoniti e fra loro 5 hanno la necessità di essere ventilati in terapia intensiva. Ne deduciamo quindi che i pazienti gravi sono pochi e che, seppure complessi, possono guarire“.

Attualmente, ci sono già 149 guariti che hanno quindi avuto un ricupero piuttosto veloce da quando è stato registrato il caso di Codogno, nel lodigiano, lo scorso 21 febbraio. Persino il 38enne, risultato positivo al SARS-CoV 2 nell’ospedale di Codogno pare che abbia ripreso a respirare autonomamente, dopo la prima fase critica.

Quarta ragione: I bambini non sono in pericolo e si infettano più raramente

Il Coronavirus può infettare anche alcuni bambini ma i casi sono pochi e guariscono facilmente, a differenza di quanto avviene con la normale influenza stagionale, e probabilmente il vaccino contro il morbillo, obbligatorio in Italia, può preservarli anche da questo virus. Inoltre, anche in Cina i bambini colpiti sono appena 1%, e non si registrano decessi.

Fortunatamente anche i neonati sono immuni dal COVID-19 e le donne affette dal coronavirus, per ora, non hanno trasmesso la malattia ai loro figli, come confermano i casi di una donna cinese, ma anche di una piacentina positiva, che ha partorito col cesareo.

L’Istituto Superiore di Sanità, anche se con la prudenza del caso, ha rassicurato le future mamme e le donne in allattamento: “Allo stato attuale non c’è controindicazione al taglio cesareo. Non è noto se avvenga la trasmissione verticale durante la gestazione”.

Quinta ragione: La diffusione del Coronavirus può essere gestita

Curridori cita infine le dichiarazioni di Pier Luigi Lopalco, epidemiologo dell’università di Pisa: “Finché la diffusione territoriale dell’epidemia è gestibile dal punto di vista dell’estensione e di Comuni coinvolti, si possono mettere in atto misure di contenimento efficaci e sperare che l’epidemia rallenti”.

Il giornalista Andrea Pegoraro riporta inoltre le dichiarazioni di Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità sugli effetti del coronavirus. Brusaferro precisa che i numerosi casi di questi giorni riguardano contagi contratti prima che partisse la macchina organizzativa, quindi si aspettava un aumento dei casi positivi e si augura che dal fine settimana la curva scenda:

“Il 4-5% dei malati sono in terapia intensiva e richiedono quindi un grosso impegno assistenziale. Il 10-20% hanno bisogno di ricovero e ne escono agevolmente, senza riportare danni, a meno che non soffrano di altre patologie che complicano la ripresa”.

La gran parte delle persone positive resta invece in quarantena domiciliare, come confermato dal presidente dell’Iss, e presenta sintomi leggeri come la congiuntivite oppure assenza di sintomi, secondo un monitoraggio effettuato dai dipartimenti di prevenzione delle Asl.

I motivi che hanno scatenato il panico

Le notizie sui media o in rete sono continue, non tutte veritiere e le immagini di ambulanze con barelle per il biocontenimento non hanno aiutato perché sembra uno scenario da guerra batteriologica. Tuttavia, sono misure prudenziali, adottate anche per il diciassettenne Niccolò di Grado, che è stato già dimesso dallo Spallanzani nei giorni scorsi.

Inoltre, come ricorda Brusaferro, l’epidemia “è più impegnativa dell’influenza in quanto siamo alle prese con un virus nuovo, non abbiamo farmaci specifici né vaccino. Le persone più fragili devono essere curate in terapia intensiva e il sistema sanitario è chiamato a grandi sforzi”. Questo però non impedisce che spesso tutto si risolva nel modo migliore.

Evitare il panico da coronavirus è possibile

La giornalista Mariangela Cutrone si è occupata proprio del problema panico dal punto di vista delle persone ansiose, e quindi più esposte al rischio a causa del bombardamento mediatico sul coronavirus, intervistando Eleonora Iacobelli, psicoterapeuta, presidente Eurodap, Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico, e responsabile Trainer Bioequilibrium:

“L’informazione, data in questo modo, non fa altro che aumentare lo stato di agitazione, poiché si evidenzia una chiara ambivalenza. Il Coronavirus così diviene un problema soggettivo che va ad appoggiarsi su vissuti e paure già presenti in ognuno di noi.

 Il rischio che viene percepito, quindi, potrebbe essere maggiore o non aderente alla realtà. Può venire amplificato da precedenti stati di agitazione o panico. Paradossalmente, ha l’effetto di esporci maggiormente al rischio, poiché induce a mettere in atto comportamenti più impulsivi e questo comporta un abbassamento fisiologico delle difese immunitarie.

 “La categoria maggiormente a rischio è senza dubbio quella degli anziani. Vivono con maggior timore un eventuale contagio… Appare, quindi chiaro che oltre ad un rischio fisico c’è anche quello psicologico che li porta ad isolarsi ancora di più e ad estraniarsi dalla società.

 “I ragazzi, invece, potrebbero non percepire l’effettiva pericolosità della diffusione del virus e vivere le limitazioni come frustranti e fastidiose. Ciò potrebbe portare ad un inasprimento delle relazioni con i genitori che, invece, tentano di preservarne la salute“.

I consigli per non cedere al panico

Eleonora Iacobelli riassume la strategia per evitare il panico attraverso alcune linee guida utili per tutti e, in particolare, per chi è più esposto a stati ansiosi:

  • Evitare di controllare l’ansia con la ricerca spasmodica d’informazioni
  • Attenersi quindi alle indicazioni date dal Ministero della Salute
  • Ricordare di cercare di mantenere la calma. Ansia e panico non aiutano nella gestione dell’emergenza perché hanno l’effetto opposto aumentando le condotte a rischio
  • Essere consapevoli che avere delle preoccupazioni per la nostra salute è normale, purché non diventino eccessive
  • Sforzarsi di mantenere un atteggiamento psicologico positivo che possa aiutare noi stessi e chi ci è intorno.

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