Coronavirus: i dubbi sui dati europei

L'infettivologo Matteo Bassetti commenta le strategie del governo per il contrasto al coronavirus e contesta i dati europei.

In tema di coronavirus, Matteo Bassetti direttore della Clinica delle malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova e presidente della Società italiana terapia anti-infettiva (Sita) esprime dubbi in merito alle strategie in corso e anche sui dati europei.

Nel momento in cui l’Italia affronta la diffusione del coronavirus tra luci e ombre con 3.296 pazienti risultati positivi, 148 deceduti ma anche 414 guariti in tempi veloci, Bassetti fa il punto su alcune decisioni del governo e sulla situazione in Europa.

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Matteo Bassetti esprime riserve sulla chiusura delle scuole per il coronavirus

Matteo Bassetti esprime in effetti con chiarezza il suo punto di vista sulla decisione del governo di sospendere l’attività didattica da oggi fino al 15 marzo in tutte le scuole e università in Italia e l’eventuale validità epidemiologica di questa scelta:

 “E’ stata una decisione politica e a mio parere esagerata e il comitato tecnico-scientifico non era completamente d’accordo. Ad oggi sappiamo che i bambini sono meno colpiti, ma non sappiamo se possano essere dei vettori e portare il coronavirus in casa, dove ci sono nonni magari fragili.

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La scuola, come tutti sanno, è un ricettacolo di organismi patogeni e quindi, da un punto di vista epidemiologico, può avere un senso interrompere le lezioni, ma il nodo è per quanto tempo.

Cosa succederà dopo il 15 marzo? Ad oggi non possiamo prevederlo. Se ci sono dei tecnici vanno ascoltati altrimenti è inutile. Suppongo che dietro la decisione ci sia anche la necessità di uniformare il percorso delle chiusure degli istituti, altrimenti avremmo una parte di studenti che ha perso settimane di lezione e un’altra che invece ha proseguito il percorso“.

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I dubbi di Bassetti sui dati europei

Ma se sulla strategia di contenimento Bassetti non è del tutto convinto, soprattutto sui rischi di esagerare i provvedimenti di blocco di ogni attività, mentre sui numeri dell’emergenza coronavirus Europa l’infettivologo genovese è ancora più drastico:

mi sto vergognando di quello che i dati stanno fotografando, ovvero che l’Italia sarebbe la peggiore d’Europa. Come è possibile? Se guardo altri Paesi come la Francia e la Germania c’è qualcosa che non torna sul numero dei decessi.

C’è qualcosa che non mi torna: o i nostri dati sono sovrastimati, ovvero abbiamo messo nel calcolo dei decessi per coronavirus chi è morto ‘anche’ e non ‘per’ il coronavirus, o Francia e Germania non dicono la verità: nel primo Paese ci sono 4 morti su 285 casi. Come è possibile?

Se riusciamo ad affrontare questa emergenza come un’onda lunga il sistema può tenere. Questo vuole dire quindi concentrarci sui positivi al coronavirus e sui pazienti gravi. Ora non è più il tempo di fare tamponi a tappeto“, conclude Bassetti.

La possibile origine tedesca del coronavirus europeo

I dubbi del professor Bassetti sui dati del coronavirus si uniscono a quelli che hanno alimentato le polemiche in questi giorni dato che l’Italia appare il nuovo untore del mondo come se la Cina non esistesse più e gli altri Paesi che stendono un cordone sanitario intorno ai viaggiatori provenienti dalle zone italiane più colpite.

Secondo la ricostruzione di Paolo Mauri su Inside Over, bisogna invece risalire almeno al 30 gennaio scorso, quando un articolo apparso sul New England Journal of Medicine ripercorre quanto era avvenuto a Monaco di Baviera in Germania il 24 dello stesso mese.

Proprio in quel periodo, un uomo d’affari di 33 anni ha cominciato ad accusare malori, tosse e febbre alta, ma poi si è quasi subito sentito meglio tornando così al lavoro il giorno 27. L’articolo scientifico prosegue notando che il primo paziente tedesco, prima dell’insorgere dei sintomi, ha fatto in tempo a partecipare a diverse riunioni con una partner cinese della sua compagnia vicino a Monaco il 20 e 21 gennaio.

Il probabile paziente zero del coronavirus in Germania

La donna, originaria di Shangai, ha visitato dunque la Germania tra il 19 ed il 22 senza aver alcun tipo di sintomo, che sono comparsi solo quando è ritornata in Cina, dove è stata trovata positiva al test per il Covid-19 il giorno 26.

Il 28 gennaio altri tre impiegati della ditta tedesca sono però risultati positivi per il virus e di questi uno ha avuto contatto diretto con il “paziente 2”, il manager tedesco, gli altri due con il “paziente 1”, la donna cinese.

Lo studio scientifico, oltre a ricostruire come la malattia sia sbarcata in Europa passando dalla Germania, che insieme alla Francia ha visto i primissimi casi di Covid-19 certificati, illustra anche la possibilità di contagio da parte di soggetti asintomatici.

Ulteriore prova del focolaio tedesco di partenza

I ricercatori sono tuttavia riusciti a mappare la sequenza genetica che ha ricostruito, in poche parole, l’albero genealogico del virus, compreso il ceppo originario da cui si sono separati quelli locali.

Secondo questa ricerca, il virus italiano, indicato come CDG1/2020, sembra discendere, così come altri ceppi tra cui quello svizzero, finlandese, scozzese, brasiliano e messicano, proprio da quello tedesco originatosi nella Baviera, indicato come BavPat1/2020, o comunque avere un “parente comune”, ragionevolmente derivante dalla cinese sbarcata a Monaco.

Il picco dell’influenza in Germania coincide con la comparsa del coronavirus

L’ipotesi quindi che l’infezione da coronavirus si sia diffusa proprio dalla Germania, e da quel contatto con la manager cinese, ha una notevole probabilità di certezza, considerando anche i tempi della diffusione.

Secondo le notizie riportate dalla tv tedesca Deutsche Welle, già prima del 20 febbraio le autorità della Repubblica federale stavano facendo i conti con il raddoppio da 40 a 80mila casi d’influenza nel giro di due settimane.

Se si considerano i tempi di incubazione di Covid-19, intorno ai 14 giorni, si risale all’inizio di febbraio e in un periodo stranamente concomitante col primo caso tedesco accertato da cui ne erano derivati altri 14 proprio in Baviera, il land più colpito nella fase iniziale dell’epidemia di coronavirus, e di pari passo con la diffusione dell’influenza stagionale.


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