Coronavirus: la denuncia di Taormina a Conte approda al Tribunale dei ministri

La denuncia di Carlo Taormina a Giuseppe Conte passa al tribunale dei ministri che valuterà le gestione governativa dell'emergenza Covid-19

Coronavirus: la denuncia di Taormina a Conte approda al tribunale dei ministri
Photocredit: Succo da Pixabay

La denuncia dell’avvocato Carlo Taormina al premier Giuseppe Conte approda al Tribunale dei ministri con 14 faldoni di materiale investigativo per valutare le responsabilità politiche e gestionali del governo durante l’emergenza del Covid-19.

Carlo Taormina denuncia Conte: la pratica passa al Tribunale dei ministri

In pratica, Giuseppe Conte, il ministro della Salute Roberto Speranza e vari consulenti del governo potrebbero essere convocati per chiarire la loro posizione in merito alla strategia adottata durante il lockdown, ma anche nei mesi precedenti, quando il virus circolava già alle nostre latitudini.

Carlo Taormina non nasconde su Twitter una certa soddisfazione, dato che la denuncia approda al Tribunale dei ministri, ma mette anche in guardia sugli sviluppi incerti del procedimento e sul rischio di allungamento dei tempi per accertare i fatti, tuttavia le accuse sembrano essere, almeno sulla carta, molto pesanti:

Pandemia colposa e omicidio colposo plurimo. Queste le contestazioni mosse a Conte, Ministri e consulenti da venerdì sotto processo dinanzi al Tribunale dei Ministri di Roma. Speriamo non scatti il metodo Palamara“.

L’antefatto giudiziario

Il quotidiano Il Tempo ha precisato che i magistrati romani hanno avviato le indagini dopo tre denunce di Taormina alla procura di Roma sulla gestione dell’emergenza coronavirus e hanno poi trasmesso i faldoni al foro competente, cioè il Tribunale dei ministri.

Il vulnus principale del governo Conte non riguarda semplicemente la pandemia che ha provocato in Italia 35mila vittime, ma anche il periodo antecedente e, in questo caso, Taormina ribadisce che servissero altre decisioni, per “evitare la strage” nei 25 giorni successivi alla proclamazione dello stato d’emergenza.

A dire il vero, la strategia adottata dal governo, già a suo tempo, aveva scatenato critiche per la chiusura dei voli diretti dalla Cina, ma senza preclusioni per gli scali intermedi, la carenza di terapie intensive e dispositivi di protezione per i sanitari in prima linea, oltre alla mancata decisione di istituire le zone rosse in Lombardia, senza trascurare la situazione drammatica degli anziani in molte Rsa.

I punti critici esposti da Taormina

Il primo punto denunciato da Carlo Taormina riguarda proprio le carenze organizzative delle autorità centrali, che pure si dichiaravano prontissime a fronteggiare ogni evenienza salvo poi far emergere gravi lacune. In pratica, secondo Taormina, le notizie dalla Cina erano allarmanti già a gennaio e forse anche a fine dicembre quindi “si potevano evitare migliaia di contagi e di decessi“.

Tuttavia, l’aspetto che interessa al denunciante non è la serie di ritardi ed errori quanto la necessità di indagare reati veri e propri che aggraverebbero la posizione del premier e dei collaboratori, se avessero sottovalutato la situazione in modo doloso.

La funzione del Tribunale dei ministri

Pur trattandosi di un’istituzione particolare, che valuta l’operato dei responsabili politici, il Tribunale dei ministri deve muoversi comunque attraverso l’esame delle carte, che in 14 faldoni di certo non mancano, e raccogliere prove e testimonianze per ricostruire la dinamica dei fatti.

E’ chiaro che i testimoni da ascoltare sono in larga misura i sanitari che hanno operato in prima linea nei reparti specialistici e nelle terapie intensive e non mancheranno neanche le dichiarazioni di virologi e infettivologi per chiarire la diffusione e aggressività del virus nelle zone più colpite e l’efficacia o meno delle contromisure adottate.

La strategia di contrasto e la reazione preventiva sono quindi due aspetti di primaria importanza per individuare errori e colpe, ma Taormina si dichiara sicuro del contributo fondamentale che proprio i medici e ricercatori gli stanno offrendo: “Medici e virologi mi hanno manifestato condivisione delle causali della denunzia e mi hanno fornito documenti scientifici di assoluta attendibilità“.

I punti cruciali della denuncia

I faldoni trasmessi al Tribunale dei ministri contengono molte denunce circostanziate ma sostanzialmente ci sono alcuni punti critici legati al periodo trascorso tra la dichiarazione dello stato di emergenza a fine gennaio e il 21 febbraio, giorno della scoperta del paziente di Codogno e l’inizio del dramma italiano.

Tre settimane cruciali quindi sulle quali Taormina punta il dito: “Nulla di ciò che si doveva fare è stato fatto, se si escludono i controlli effettuati nei porti e negli aeroporti per la rilevazione dello stato febbrile nei passeggeri“.

La denuncia punta anche sul mancato lockdown preventivo anziché aspettare il 9 marzo, sulla sottovalutazione della pericolosità dei contagi (Milano, non si ferma ecc.) e sul ruolo dei consulenti del governo da chiarire in dettaglio.

La data fatidica del 31 gennaio

In particolare, Taormina chiede se i consulenti avessero dato o meno a Conte l’indicazione di chiudere tutto e subito fin dal 31 gennaio e se il governo abbia deliberatamente ignorato l’eventuale avvertimento, il criterio di scelta degli esperti e l’eventuale volontà politica di escludere altri tecnici di indubbio valore dal comitato tecnico-scientifico.

L’avvocato conclude con un ulteriore carico da novanta: “Se prima si parlava di sottovalutazioni, ora si comincia a pensare che dietro le scelte governative, sostenute da pareri controversi di virologi non all’altezza della situazione, forse ci sia qualcosa di più grave dell’epidemia colposaDal momento in cui sono state estese le massime restrizioni che si è ritenuto di imporre all’intero territorio nazionale, è iniziato il trend di arresto del contagio e di diminuzione delle persone decedute

Essendo iniziata la curva discendente in coincidenza e a causa del drastico isolamento imposto, è matematico che se lo si fosse attuato subito, almeno il 31 gennaio 2020, le migliaia di morti e, prima di ciò, le migliaia di contagi che ne sono stati la causa diretta, non si sarebbero verificate”.

Il Tar apre un secondo fronte di contestazione sulla pandemia

Come se non bastasse la denuncia al Tribunale dei ministri, i tre giudici amministrativi del Tar del Lazio Mariangela Caminiti, Ines Simona Immacolata Pisano e Lucia Gizzi hanno sentenziato che la presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della protezione civile deve rendere pubblici i verbali del Comitato tecnico scientifico (Cts) che contengono tutte le decisioni più importanti assunte nei mesi scorsi per affrontare l’emergenza Covid-19.

Si apre quindi un secondo fronte di contestazione, perché la protezione civile affermava di non poter rendere pubblici i verbali e Conte ha preparato i suoi numerosi Dpcm basando proprio su quei documenti. Galeotta è stata la richiesta di tre avvocati che avevano chiesto inutilmente l’accesso ai verbali decidendo di fare ricorso al Tar che ora si pronuncia a loro favore.

La sentenza è chiara: “L’Amministrazione ha opposto all’ostensione dei richiamati verbali solo motivi “formali” attinenti alla qualificazione degli stessi come “atti amministrativi generali”, ma non ha opposto ragioni sostanziali attinenti ad esigenze oggettive di segretezza o comunque di riservatezza degli stessi al fine di tutelare differenti e prevalenti interessi pubblici o privati tali da poter ritenere recessivo l’interesse alla trasparenza rispetto a quello della riservatezza”… Deve essere consentito l’accesso ad atti, come i verbali in esame, che indicando i presupposti fattuali per l’adozione dei descritti DDPCM, si connotano per un particolare impatto sociale, sui territori e sulla collettività“.

In altre parole, i cittadini hanno diritto di sapere come sono andate effettivamente le cose e stabilire una volta per tutte la correttezza o meno delle decisioni, dato che persistono le conseguenze fisiche, psicologiche ed economiche del lockdown, senza dimenticare i pareri contrastanti degli addetti ai lavori che, spesso e volentieri, hanno confuso le idee più che chiarirle.