Prima pagina
Coronavirus: pazienti guariti di nuovo positivi al test raddoppiano la quarantena

A Wuhan il coronavirus fa brutti scherzi: alcuni pazienti dimessi perché guariti, risultano di nuovo positivi al test e Pechino non ha dubbi perché queste persone raddoppiano la quarantena fino a 28 giorni per non correre altri rischi.
Nella metropoli, capoluogo della regione dello Hubei, ed epicentro dell’epidemia da ormai due mesi, le autorità sono state quindi costrette a imporre una doppia quarantena, con 14 giorni di isolamento obbligatorio aggiuntivo anche per i pazienti guariti dal virus Covid-19, da trascorrere in centri designati.
Il caso dei pazienti di Wuhan, guariti e poi di nuovo positivi complica la situazione cinese
Nonostante apparenti rallentamenti del contagio, si contano in ogni caso oltre 2.600 vittime e addirittura tremila medici tra gli infettati e, di conseguenza, il presidente Xi Jinping ha dichiarato che l’epidemia di coronavirus è “la più grande emergenza sanitaria nazionale da quando esiste la Repubblica popolare cinese“.
Il che fa pensare che le cose non siano proprio rosee, come i comunicati ufficiali facevano intendere, considerando anche che lo stesso Xi ha fatto ammenda in modo insolito, parlando in una videoconferenza estesa a 170mila funzionari di livello centrale e locale del partito comunista.
E le sue parole sono state molto eloquenti: “Ci sono state delle lacune nella risposta al virus e dobbiamo imparare da queste lacune” aggiungendo inoltre che il contagio provocato dal Covid-19 “è molto difficile da prevenire e da controllare…una vera crisi, una prova difficile per noi“.
A Wuhan i pazienti prima negativi e quindi positivi al test sono di nuovo in quarantena
Concentrandosi comunque su questa strana anomalia, i cinesi di Wuhan fanno quindi i conti con dei casi che sembravano guariti e negativi ai test, per poi ripiombare nel dubbio con un’improvvisa nuova positività che ha imposto un nuovo isolamento.
Secondo la ricostruzione di Federico Giuliani su Inside Over, si tratterebbe di alcune persone risultate positive al Covid 19, addirittura dopo essere state dimesse, e devono quindi trascorrere un periodo di isolamento sotto costante osservazione medica. Ecco perché i pazienti guariti ma di nuovo positivi al test coronavirus raddoppiano la quarantena.
Le testimonianze mediche cinesi confermano i casi di pazienti guariti ma ora di nuovo positivi al test
Il South China Morning Post sottolinea come i nuovi accordi di isolamento siano arrivati dopo che i medici, in prima linea nella battaglia contro l’epidemia, hanno avvisato sull’eventualità che i pazienti guariti potessero ancora trasportare il virus ed essere quindi nuovamente contagiosi.
Zhao Jianping, medico a capo di una squadra che assiste i malati proprio nello Hubei, ha spiegato che ci sono stati casi in cui i pazienti si sono dimostrati positivi dopo che sembravano essersi ripresi.
In poche parole, 14 giorni di isolamento non bastano per tutti e l’apparente miglioramento nasconde la ricaduta dietro l’angolo, anche nei casi in cui il paziente sia già sostanzialmente in buona salute.
I malati dimessi e nuovamente alle prese con il coronavirus complicano i problemi d’assistenza
La rivista Southern People Weekly amplifica la denuncia del dottor Zhao: “Tutto questo è molto pericoloso. Dove si possono mettere quei pazienti? Non puoi rimandarli a casa perché potrebbero infettare gli altri ma non puoi nemmeno metterli in ospedale perché le risorse sono ridotte”.
Xiang Nijuan, un ricercatore del centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie, ha dichiarato alla China Central Television, il più grande network televisivo della Cina continentale, che il monitoraggio di coloro che hanno avuto stretti contatti con i pazienti dovrebbe essere in effetti esteso a un bacino di persone più ampio, proprio perché occorre fronteggiare anche quest’insolita situazione.
Pazienti dimessi e poi nuovamente positivi. Ecco alcuni esempi
Ovviamente le illazioni si sprecano, quindi molti si domandano se si tratti di un errore legato alla dimissione di pazienti ancora infetti e se il coronavirus abbia proprietà particolari e ancora da scoprire.
In effetti, ci sono già stati dei casi da manuale che meritano un approfondimento a partire dalla città di Chengdu, capoluogo della provincia cinese sud-occidentale di Sichuan, dove un paziente, dimesso il 10 febbraio, è stato riportato in ospedale nove giorni dopo quando, durante un controllo, è risultato nuovamente positivo al virus.
Un caso simile è avvenuto anche a Changde, nello Hunnan, dove una donna è risultata positiva il 9 febbraio, cinque giorni dopo essere uscita dalla quarantena mentre, secondo il South Metropolitan Daily, tracce di coronavirus sono state ritrovate nei campioni delle feci di un piccolo numero di pazienti dimessi a Guangzhou (Canton).
I dubbi delle autorità sanitarie cinesi
Giuliani cita anche la testimonianza di Cai Weiping, capo del dipartimento di malattie infettive dell’ospedale n. 8 di Guanzhou: “Può darsi che ci siano ancora virus o frammenti di geni virali nei pazienti dimessi. Non è ancora certo se siano contagiosi o meno. Questo è un nuovo agente patogeno e dobbiamo ancora capirne le dinamiche”.
Di conseguenza, i casi anomali hanno bisogno di test aggiuntivi oltre a quelli normalmente praticati, nonostante i pazienti avessero già soddisfatto i quattro criteri principali stabiliti dalla Cina per ottenere la fine della quarantena e la dimissione dall’ospedale:
- Temperatura corporea normale per più di tre giorni
- Sintomi respiratori che migliorano significativamente
- Imaging Cat del torace che mostra un chiaro miglioramento dei polmoni
- Risultati negativi in due test di acido nucleico a distanza di almeno un giorno l’uno dall’altro.
Quotidianpost.it è stato selezionato dal nuovo servizio di Google News, se vuoi essere sempre aggiornato dalle nostre notizie SEGUICI QUI








