Coronavirus: scoperti 1.800 asintomatici in 48 ore

Informatica e medici di base uniti per individuare i pazienti asintomatici. Milano ne scopre 1.800 in 48 ore.

Coronavirus: scoperti 1.800 asintomatici in 48 ore
Photocredit: Gerd Altmann da Pixabay

La guerra al coronavirus passa anche da chi è positivo senza saperlo e a Milano sono stati scoperti 1.800 asintomatici in 48 ore. Si tratta in effetti di pazienti con sintomi da Covid 19 individuati attraverso un portale informatico che è stato attivato per accelerare l’individuazione dei contagiati da mettere in quarantena.

Il contrasto al coronavirus punta a far uscire dall’ombra i contagiati asintomatici

L’individuazione dei pazienti asintomatici è un’esigenza fondamentale ribadita più volte anche da Silvio Brusaferro, commissario straordinario dell’istituto Superiore di Sanità, con l’aiuto degli strumenti informatici che vanno studiati e messi a punto in collaborazione con i giovani ingegni italiani già operativi nelle start up tecnologiche.

A dire il vero, il governatore della regione Veneto Luca Zaia è stato tra i primi a sostenere l’importanza di effettuare tamponi a largo raggio per individuare anche gli asintomatici che possono trasmettere il virus non solo attraverso starnuti e colpi di tosse, ma anche parlando e respirando a breve distanza dagli altri.

Nonostante sia impossibile effettuare tamponi a 5 milioni di veneti, la regione si è mossa comunque in questa direzione per scoprire quanto più persone positive possibili che sono inconsapevoli di esserlo.

I 1.800 asintomatici di Milano scoperti in 48 ore

Ma la regione Lombardia, che è la più colpita, specie tra Bergamo, Brescia e Cremona, tiene sotto stretto monitoraggio anche Milano con una strategia non molto diversa da quella veneta.

In effetti, i risultati non si sono fatti attendere e, in sole 48 ore, sono emersi 1.800 soggetti positivi che, se tutto andrà bene, faranno il periodo di quarantena a casa senza sintomi o con disturbi leggeri, senza il rischio di contagiare altri nei prossimi 14 giorni.

Il sistema sanitario lombardo è già in contatto con questi pazienti per offrire loro il vademecum di comportamento durante l’isolamento domiciliare e saranno tutti dotati di saturimetro, il piccolo dispositivo da dito che permette di misurare la quantità di ossigeno nel sangue, ma anche la frequenza cardiaca.

In poche parole, si può monitorare costantemente la condizione del paziente e rilevare carenza di ossigeno con conseguente dispnea, provocata dal virus, e intervenire con tempestività. Inoltre, i pazienti saranno seguiti telefonicamente e gli operatori valuteranno il decorso e la comparsa di eventuali nuovi sintomi, per procedere di conseguenza.

Positivi asintomatici: la sfida nella sfida

Individuare i pazienti asintomatici è dunque essenziale per limitare il contagio e favorire il distanziamento degli infettati dal resto della popolazione ma rappresenta, purtroppo, una sfida nella sfida per il contrasto al coronavirus.

Matteo Bassetti, direttore della clinica malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova ha già confermato che i pazienti accertati sono la punta dell’iceberg e i positivi asintomatici sono in realtà centinaia di migliaia e non è l’unico a pensarla in questo modo.

In un’intervista a Repubblica Andrea Crisanti, microbiologo dell’università di Padova e ispiratore del “modello Veneto”, stima che i contagiati in Italia siano attualmente 300mila e che, di conseguenza, almeno due su tre restano nell’ombra, sulla base di un recente studio dell’università di Toronto e pubblicato sulla rivista specializzata Lancet.

La stima degli studiosi canadesi riguarda la situazione del coronavirus in Italia e stima che i 1.128 casi individuati al 29 febbraio scorso fossero, in realtà, 3.971 con un tasso di pazienti sfuggiti al controllo pari al 72%.

Le stime sui contagiati reali di Andrea Crisanti

Secondo Crisanti, i pazienti nell’ombra, che non riguardano ovviamente solo l’Italia, dato che gran parte del mondo fa i conti con il coronavirus, sono l’aspetto più preoccupante:

“Stimo che in Italia oggi ci siano 300mila contagiati, 160mila con sintomi che non hanno fatto il tampone e 140mila asintomatici“… I contagiati che non mostrano segni della malattia sono circa il 40%”.

La stima del professor Crisanti si orienta, in realtà, sul tasso ufficiale di mortalità in Cina al 2%, considerando che in Italia il tasso medio può essere più elevato per la maggiore presenza di persone anziane, gli oltre seimila deceduti potrebbero essere quindi il 3% di tutti i contagiati. Da questa considerazione, Crisanti stima che ci sarebbero circa trecentomila casi, anziché 63.927 accertati al 23 marzo.

Di conseguenza, almeno 140mila persone non hanno sintomi ma sono positivi e, anche se guariranno per lo più da soli senza problemi, hanno un grande potere di contagio al punto che in alcune famiglie in quarantena ci sono state trasmissioni del virus proprio da persone asintomatiche.

La strategia per individuare gli asintomatici sommersi in Lombardia

L’individuazione di 1.800 persone positive a Milano in sole 48 ore dimostra dunque che è possibile individuare gli asintomatici sommersi, grazie al coinvolgimento dei medici di base, e il meccanismo lo ha spiegato ad Agorà l’assessore lombardo al welfare Giulio Gallera:

Ciò che facciamo noi e ciò che fanno a Piacenza è esattamente la stessa cosa perché a Piacenza il medico di medicina generale segnala chi deve fare il tampone, che è quello che avviene e che avverrà in Regione Lombardia. Non ci sono Regioni che fanno i tamponi e Regioni che non le fanno.

La Regione Lombardia ieri ha approvato una delibera che prevede la presa in carico e il monitoraggio sul territorio da parte dei medici di famiglia, anche attraverso sistemi di telemedicina, sia dei pazienti Covid che sono stati dimessi, ma non sono ancora guariti, sia di coloro che iniziano ad avere i primi sintomi”.

Il metodo Veneto e le conclusioni di Crisanti

La mobilitazione dei medici di base e l’ausilio degli strumenti informatici può quindi aiutare a battere meglio a tappeto il territorio, addirittura con l’ausilio di droni, o con i caschi in dotazione alla polizia cinese che integrano un rilevatore incorporato in grado di misurare la temperatura a più persone per strada contemporaneamente.

Ma al di là delle dotazioni tecnologiche, in gran parte non ancora operative in Italia, e le restrizioni da osservare il governatore del Veneto Zaia ha annunciato di voler sottoporre a tampone anche chi non presenta sintomi, ovviamente non in modo generalizzato, ma partendo proprio dall’individuazione degli infetti, asintomatici compresi, per poi estendere la ricerca su più anelli a raggio crescente, coinvolgendo i loro parenti stretti, quindi i colleghi e infine gli amici.

Il virologo Andrea Crisanti conclude che il tallone d’Achille nel contrasto alla diffusione del coronavirus sono indubbiamente i mancati distanziamenti tipici nelle famiglie, sui mezzi di trasporto e nei luoghi di lavoro e quindi le mascherine protettive sono necessarie sui mezzi pubblici, dove non è facile rispettare la distanza di sicurezza, insieme con i tamponi a campione sui lavoratori nelle aziende che restano operative.


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