Coronavirus, un nuovo studio conferma che può essere trasmesso solo da persone con sintomi

Commessi errori in uno degli studi che avrebbe dimostrato la trasmissione del coronavirus da parte di pazienti asintomatici

Quella che fino a poco tempo fa sembrava una certezza ora non lo è più. Il New England Journal of Medicine (NEJM), una delle più note riviste inglese di medicina generale, aveva dichiarato alla fine di gennaio che l’ormai noto virus cinese (2019-nCoV) poteva essere trasmesso anche da persone prive di sintomi, rendendo complicatissimo se non impossibile qualsiasi controllo o diagnosi preventiva.

Lo stesso Istituto Nazionale di Allergie e Malattie Infettive (NIAD) facendo leva proprio sulle dichiarazioni della nota rivista inglese, tramite il suo direttore, il giornalista Anthony Fauci, affermava che “Non c’è dubbio dopo aver letto (il NEJM) che si sta verificando una trasmissione asintomatica“.

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Il Coronavirus non può essere trasmesso da persone asintomatiche

Il Robert Koch Institute (RKI), Agenzia tedesca per il controllo e la prevenzione delle malattie infettive con sede a Berlino ha smentito o meglio chiarito con una lettera indirizzata proprio al NEJM quanto affermato in precedenza dalla rivista inglese.

Per meglio comprendere la vicenda occorre partire dagli studi condotti dalla rivista inglese. Le affermazioni riportate prendono spunto analizzando il caso di una donna d’affari di Shanghai che aveva visitato un’azienda vicino a Monaco il 20 e 21 gennaio, dove aveva avuto un incontro con la prima delle quattro persone che in seguito furono contagiate. 

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Secondo l’Agenzia tedesca gli autori della pubblicazione non avrebbero parlato direttamente con la donna cinese ma si sarebbero limitati ad intervistare le persone contagiate facendo, pertanto, affidamento unicamente sulle loro dichiarazioni. La conferma giunge direttamente da uno degli autori del documento, “ci hanno detto che la paziente cinese non sembrava avere alcun sintomo” avrebbe affermato Michael Hoelscher del Ludwig Maximilian University of Munich Medical Center. “Durante il suo soggiorno, stava bene e non presentava sintomi di infezione”, si legge nello studio. “Si è ammalata durante il volo di ritorno in Cina, dov’è poi risultata positiva per il 2019-nCoV il 26 gennaio scorso“. 

La donna cinese presentava dei sintomi mentre era in Germania

Lo studio quindi non sarebbe supportato da nessuna prova scientifica. Gli autori della rivista, infatti, non hanno mai parlato con la donna di Shanghai, che invece sarebbe stata contattata telefonicamente, nei giorni successivi, dall’Agenzia tedesca (RKI) scoprendo che già durante la sua permanenza in Germania presentava sintomi come stanchezza, dolori muscolari e prendeva il paracetamolo, un farmaco noto per abbassare la febbre.

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RKI, secondo quanto da loro stessi affermato, oltre ad inoltrare la lettera alla Rivista inglese, facendo notare l’errore commesso, avrebbe notiziato dell’accaduto anche l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e le agenzie partner europee sulle nuove informazioni.

Lo stesso Hoelscher è concorde nel ritenere che il documento avrebbe dovuto essere più chiaro e preciso sulle informazioni relative alla salute della donna. “Se stessi scrivendo questo oggi, lo direi diversamente“, avrebbe dichiarato, precisando che la mancanza di tempo per approfondire sarebbe dipeso dalla richiesta di una pubblicazione celere da parte del NEJM.

Le reazioni dal mondo scientifico

Mi dispiace per come è andata, ma non credo che nessuno sia in colpa qui“, tenta così di sdrammatizzare il virologo Christian Drosten del Charité University Hospital di Berlino, coautore dello studio. “Apparentemente la donna non poteva essere raggiunta all’inizio e la gente sentiva che questo doveva essere comunicato rapidamente.”

Marc Lipsitch, un epidemiologo presso la Harvard TH Chan School of Public Health, afferma che definire un caso asintomatico senza parlare con la persona è un errore di fondo. “In retrospettiva, sembra che questa sia stata una scelta sbagliata“, afferma. Tuttavia, lo studioso sembra appoggiare la versione di Hoelscher e giustificare la superficialità dello studio con la necessità di pubblicare rapidamente la notizia “In un ambiente di emergenza, spesso non è possibile parlare con tutte le persone“, aggiunge. “Suppongo che questo fosse un gruppo troppo teso che cercava di ottenere la loro migliore idea di quale fosse la verità rapidamente piuttosto che qualcuno che cercasse di essere negligente.” Il professore di Harvard tiene però a precisare che il fatto che un articolo sia stato pubblicato con leggerezza e senza approfondire il caso clinico non significa che la trasmissione da parte di persone asintomatiche non avvenga. 

Meno clemente è stata invece la reazione da parte dell’Agenzia di sanità pubblica della SveziaLe fonti che affermavano che il coronavirus avrebbe infettato durante il periodo di incubazione mancano di supporto scientifico per questa analisi nei loro articoli“, definendo l’articolo pubblicato sulla rivista inglese erroneo e con gravi difetti.

Asintomatico significa nessun sintomo, zero. Significa che stai bene. Dobbiamo stare attenti con le nostre parole” avrebbe dichiarato Isaac Bogoch, professore e ricercatore nel campo delle malattie infettive generali specialista presso l’Università di Toronto.