Alzheimer: dal Quebec una nuova terapia

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Il dottor Judes Poirier ha presentato a Copenaghen i risultati delle sue ricerche sulla malattia. Il rapporto tra possibilità di sviluppo dell’alzheimer e il tasso di colesterolo apre a nuove sperimentazioni in campo terapeutico.

Il dottor Poirier e la sua equipe, dell’Istituto Douglas di Montreal, sono ottimisti: è probabile che tra una generazione i casi di alzheimer si riducano del 50 %.
Le ricerche degli studiosi sono state condotte su un campione di 800 cervelli di cittadini quebbecchesi, di origine europea. I risultati hanno evidenziato che la presenza dell’enzima HMG-CoA reduttasi (o idrossimetilglutaril-CoA reduttasi) ritardava di 5 anni la comparsa della malattia.
“5 anni”, ha sottolineato il dott. Poirier per Le Devoir, “può sembrare un dato poco impressionante, ma trattandosi di una malattia che copisce soprattutto le perosne anziane, qualora si potesse trovare un rimedio che prevenga di 10 anni la malattia, ci potrebbe arrivare a una diminuzione del 95% di casi di alzheimer in una generazione”.
La notizia, riportata dal giornale quebbecchese Le Devoir, è passata praticamente inosservata in Italia.

L’ottimismo del dott. Poirier e degli studiosi dell’Isituto (affiliato all’Università McGill di Montreal) sin regge su dati scientifici resi noti martedì scorso sulle pagine del Molecular Psychiatric Journal. La HMG-CoA reduttasi sarebbe infatti l’enzima responsabile del controllo del colesterolo, e viene già utilizzato in medicina per la produzione di farmaci utili alla cura delle malattie cardio-circolatorie. L’obiettivo dei ricercatori sarà ora quello di dimostrare che le cure contro l’accumulo del colesterolo possono funzionare anche per la prevenzione dell’alzheimer.
Bisognerà tuttavia aspettare la fine di due studi indipendenti affinché la terapia profilata da Poirier venga approvata dal governo canadese.

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Intanto, da Copenaghen arriva la notizia di un’altra scoperta, riferita nel corso del congresso. Il dott. Heather Snyder ha infatti dimostrato che è possibile prevedere la comparsa della malattia attraverso un semplice esame della vista: l’accumulo di una proteina negli occhi corrisponderebbe infatti ad una presenza eccessiva della stessa anche nel cervello, nel quale, con l’età, favorirebbe la formazione di placche attorno ai neuroni.

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