“Droni contro la base aerea nella provincia di Isfahan”, Teheran: abbattuti. Silenzio da Tel Aviv

Attacco drone contro una base aere dell'Iran centrale. Nessuna rivendicazione di Israele, ma dagli Usa confermano il suo coinvolgimento

Nella notte tra giovedì e venerdì tre droni hanno tentato di colpire la base aerea di Shekari situata nella provincia di Isfahan, Iran centrale, che si trova in un luogo cruciale per il programma nucleare di Teheran. Le esplosioni, che a detta dei media iraniani sono state causate dall’azione della contraerea, non hanno riportato danni ingenti e i droni sono stati intercettati dai sistemi di difesa, ha detto successivamente il portavoce dell’agenzia spaziale Hossein Dalirian. Il comandante in capo dell’esercito iraniano, il Gen. Abdolrahim Mousavi, ha anche negato le voci di un possibile coinvolgimento di Israele. Si parla inoltre di “tre oggetti” distrutti sopra la città di Isfahan, come ha riferito il generale di brigata di stanza nella base aerea Siavash Mihandoust.

Dall’Iran i media confermano che l’attacco non ha provocato danni rilevanti, con i siti nucleari nelle vicinanze che non hanno subito ripercussioni. Lo ha confermato Press Tv. Nel mentre lo spazio aereo del paese è stato aperto a quattro ore di distanza dalle esplosioni. Prima gli aerei per Teheran e altre città importanti del paese erano stati sospesi fino a nuovo provvedimento, mentre diversi video pubblicati sui social da diverse testate iraniane, e confermati dall’agenzia Mehr, mostrano la città di Isfahan come “calma e tranquilla” a poche ore dal lancio dei droni, di cui gli stessi media parlano come provenienti dall’Iran interno, quindi non dall’esterno.

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Non sono arrivate rivendicazioni, né l’esercito israeliano in via ufficiale ha definito l’attacco coi droni come una rappresaglia per i fatti dello scorso 13 aprile. Nemmeno gli esponenti del governo Netanyahu hanno voluto commentare il fatto. Tuttavia, diversi media statunitensi, citando funzionari israeliani, hanno confermato che c’è Israele dietro il lancio. Al Washington Post un funzionario israeliano, in condizione di anonimato, confermando la paternità dell’attacco come imputabile a Tel Aviv, ha detto che “Israele ha le capacità per attaccare l’Iran”. Un altro funzionario citato sempre dal Wp ha invece descritto l’attacco come “attentamente calibrato”. A parlare apertamente per la prima volta della possibile rappresaglia israeliana è stato un membro del partito Likud, Tally Gotliv. Sui social ha grossomodo fatto riferimento al possibile coinvolgimento dell’esercito senza però dare ulteriori dettagli su come sia avvenuto.