Elezioni Emilia-Romagna: solo Fassino può sapere chi vincerà

Il PD ha dalla sua parte tanti anni di ottima amministrazione. La Lega Nord è invece data da qualsiasi sondaggio a percentuali altissime. E' un vero testa a testa.

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Nel giorno del 680esimo anniversario dall’incoronazione di Edoardo III d’Inghilterra a Re di Francia, si svolgeranno anche le elezioni regionali in Emilia-Romagna. Delle votazioni emiliano-romagnole in programma domenica 26 gennaio se ne parla in maniera morbosa da settimane e settimane, tanto che è diventata una questione francamente insopportabile. C’è quasi voglia di disertare le urne ed andare in ufficio nel week-end piuttosto che recarsi al seggio elettorale.

L’Emilia-Romagna è una regione storicamente rossa. Per ben vent’anni, dal 1970 al 1990, ha governato il Partito Comunista e dopo di che hanno perpetuato via via ad alternarsi amministrazioni sempre di sinistra o centro-sinistra. L’attuale presidente di regione è Stefano Bonaccini (in carica dal 2014) e nonostante per l’intera durata della campagna elettorale ne abbia nascosto il simbolo, rappresenta il PD.

L’amministrazione democratica funziona e l’Emilia-Romagna occupa stabilmente le prime posizioni in tutte le graduatorie: il tasso di occupazione al 71,3% è il migliore d’Italia ed anche quello di disoccupazione al 4,8% resta tra i migliori del paese; la sanità pubblica ha raggiunto un livello davvero molto alto e la regione si trova al 3° posto nella classifica realizzata dal Ministero della Salute; il PIL emiliano-romagnolo è il secondo migliore d’Italia dietro quello della Lombardia e tra i primi in Europa; è la quarta regione per reddito pro-capite (dati ISTAT) dietro a Lombardia, Bolzano e Trento. Anche il Reddito di Cittadinanza viene reso molto efficiente, con quasi 80mila persone che percepiscono la misura assistenziale ed un assegno medio di circa 400 euro.

La candidata leghista è invece Lucia Bergonzoni: esponente semi-sconosciuta della Lega Nord, non ha mai amministrato niente e il ruolo più importante (?) che abbia ricoperto è quello di Sottosegretario di Stato al Ministero dei beni e le attività culturali nel governo Conte I dal 13 giugno 2018 al 5 settembre 2019. In piazza e nei comizi leghisti è quasi sempre assente ingiustificata, oscurata dall’ombra di Salvini. Le apparizioni in TV si possono contare sulle dita di una mano e al confronto pubblico a cui l’esponente avversario l’ha sfidata, non si è neanche presentata.

Nonostante possa sembrare tutto già scritto, non è affatto così. Il PD ha dalla sua parte tanti anni di ottima amministrazione nei quali è riuscita a portare e mantenere l’Emilia-Romagna in vetta a quasi tutte le classifiche di settore. La regione che ha dato i natali a Giuseppe Verdi, Vasco Rossi, Guglielmo Marconi e Giovanni Pascoli rappresenta da sempre uno dei maggiori traini economici e sociali per l’Italia. Dati e statistiche giocano sicuramente a favore di Stefano Bonaccini, ma la realtà che si palesa non va nella stessa direzione. Qualsiasi sondaggio dà la Lega Nord a percentuali altissime e qualora si volesse fare un ragionamento esistenzialista ad ampio raggio, bisogna necessariamente ammettere che votare PD è un’esperienza faticosa ed anche parecchio masochista. Ci vuole coraggio ad entrare in cabina elettorale e fare il segno X sul simbolo del PD.

Tra PD e Lega Nord è un testa a testa. Chiunque dei due dovesse arrivare primo, lo farà con uno scarto davvero minimo. Ci sono buone probabilità che un’eventuale vittoria leghista in uno dei territori più sviluppati della penisola e da sempre spostato verso sinistra, possa far traballare non poco il governo nazionale. Troppo difficile, se non impossibile, dire già prima di domenica chi sarà a capo della regione Emilia-Romagna. Fortunatamente, in questi casi c’è il profeta Piero Fassino che come sempre può dare una mano a leggere il futuro. Solo lui può sapere chi vincerà.

Riccardo Chiossi