Ferri chirurgici, fondamentali alleati da conoscere e trattar bene

chirurgiciPinze, forbici, divaricatore, porta-aghi, e soprattutto bisturi: il kit di base per le operazioni chirurgiche è composto in primis da questi importanti strumenti, che rappresentano non solo i “ferri del mestiere” del professionista e della sua equipe, ma delle vere e proprie appendici nelle mani dell’esperto, i compagni di cui ci si deve fidare per poter completare al meglio il delicato intervento sul corpo di un’altra persona. E se la tecnologia ha compiuto passi da gigante, consentendo di trasformare la chirurgia e dare il via a procedure selettive e sempre meno invasive, con apparecchiature tecnico scientifiche e possibilità diagnostiche sempre più raffinate e precise, lo stesso progresso deve interessare lo strumentario medico.

Tra norme ed esigenze. Le due caratteristiche di base sono precisione e continuità nello svolgimento dell’intervento; ovvero, ogni ferro deve essere non solo estremamente curato e ben tenuto, ma anche resistente e durevole, funzionale e affidabile per aumentare la sicurezza dell’operazione da svolgere. La crescente attenzione in materia ha reso sempre più rigorosi i requisiti per questi strumenti, che oggi devono rispettare apposite norme che definiscono e controllano le prestazioni di punta dei materiali in commercio. E così, quando ci si orienta sull’acquisto di una trousse o di un kit medico, bisogna verificare che sia correttamente riportata la certificazione secondo le normative più recenti, come ad esempio la DIN EN ISO 9001, la DIN EN ISO 9002, la DIN EN ISO 46002 o la DIN EN ISO 46001, esattamente come avviene sul canale online di MedisanShop, che propone diverse opzioni di ferri chirurgici tra cui poter scegliere la più adatta alle proprie esigenze.

Procedure da seguire. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità è intervenuta per aumentare il livello di sicurezza negli interventi chirurgici su scala globale, stilando una sorta di vademecum di processi da seguire in tutte le fasi dell’operazione chirurgica, sia prima dell’intervento che durante e dopo. A convincere l’Oms è stata anche l’analisi di alcuni dati, come il numero complessivo di procedure eseguite ogni giorno (ovvero, 313 milioni ogni anno, vale a dire una ogni 20 persone su scala mondiale) e l’incidenza di complicazioni, anche tragiche, che possono evolvere da un semplice intervento. Una checklist, allora, diventa il modo migliore per prevenire e ridurre gli errori.

Mani pulite. Un altro campanello di allarme è risuonato per una pratica che sembra semplice e scontata, sia nella vita di tutti i giorni che, a maggior ragione, in ambito ospedaliero e chirurgico, ovvero il lavarsi le mani. È ancora l’Oms a rivelare che una corretta pulizia delle mani consentirebbe di ridurre il 40% delle infezioni, ma che purtroppo la realtà è ben diversa. Infatti, stupisce e preoccupa leggere che circa la metà dei medici e delle equipe chirurgiche in tutto il modo non effettua correttamente questa operazione, esponendo al rischio di infezioni il 31% dei pazienti. Anche in Italia la situazione non è del tutto rosea: secondo l’associazione Assobiomedica, ogni anno una media compresa tra il 5% e l’8% dei pazienti ricoverati contrae infezioni durante la degenza; una corretta igiene, che inizia proprio dalle mani, potrebbe evitare fino al 30% di queste patologie, oltre che ridurre di quasi mezzo miliardo di euro le spese necessarie per le successive cure.

Questi problemi derivano non solo dall’assenza di precauzioni igieniche, ma anche dalla cattiva abitudine di lavarsi le mani in maniera superficiale e non accurata: è ancora l’Oms a spiegare che esiste un metodo preciso per effettuare questa semplice operazione, composto da 6 passaggi e della durata minima di 40 secondi, che consentono di eliminare la maggior parte possibile dei batteri presenti sulle nostre mani.

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