“Foreign fighters”, chi sono le donne occidentali dell’Isis

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Si parla molto delle ragazze occidentali che, spesso contro il volere delle proprie famiglie, partono dopo essere state reclutate dall’Isis. Di solito prima si convertono all’islam, poi seguono il terrorista di turno del quale si sono innamorate – e che hanno intenzione di sposare o hanno già sposato – in genere dopo averlo conosciuto online. Come ha fatto Khadija Dare (foto), 22 anni, una giovane che sarebbe nata a Lewisham, a sud di Londra. E’una delle prime “foreign fighters”dello Stato Islamico di cui abbiamo avuto notizia: nell’agosto scorso è balzata agli “onori” della cronaca perché su Twitter ha scritto di voler essere la prima donna a sgozzare un occidentale, inglese (come lei) o un americano. Intanto inneggiava alla decapitazione appena avvenuta del giornalista statunitense James Foley. I quotidiani britannici hanno scritto che è arrivata in Siria nel 2012 seguendo il marito, uno svedese di origini turche.

Vista la giovane età di Khadija, la sua conversione all’islam è evidentemente avvenuta nell’adolescenza ed è facile pensare che la ragazza sia stata indottrinata in un centro islamico di Londra. Tramite il web esorta altre donne a seguire il suo esempio “arruolandosi” nell’Isis e si congratula per l’assassinio di un siriano accusato di stupro. Un’altra donna britannica, Maryam, è stata ripresa da Channel4 mentre spara con un kalashnikov e armata si recata a fare la spesa.

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Melanie Smith, del Centre for the Study of Radicalisation (CSR) del King’s College di Londra, rileva che le donne rappresentano il 10 per cento dei membri europei dell’Isis e la loro età media è tra i 16 e i 24 anni. Per la maggior parte sono francesi (63), britanniche (50) e tedesche (40). Tra quelle partite dalla Gran Bretagna ci sono anche Shamima Begum, 15 anni, Kadiza Sultana, 16 e un’altra 15 enne che Scotland Yard sta cercando. Le tre adolescenti sono partite martedì scorso da Gatwick per Istanbul con l’intenzione di raggiungere anch’esse la Siria. Alle rispettive famiglie avevano detto che avrebbero trascorso una giornata fuori, approfittando della pausa scolastica di metà semestre e invece sono partite per “arruolarsi” nel Califfato.

Lo stesso hanno fatto Samra Kesinovic, di 17 anni, e la sua amica Sabina Selimovic, di 15, le due ragazzine di origine bosniaca partite dall’Austria che adesso vorrebbero tornare a casa ma non possono più (la prima scriveva sui muri della scuola frasi inneggianti ad al Qaeda); oppure le tredicenni adescate online in Germania, o altre poco più che bambine che i genitori stanno cercando.

Tra le jihadiste c’è anche un’italiana, Maria Giulia Fatima Sergio, 27 anni, originaria di Torre del Greco (Napoli) e cresciuta nel Milanese. Era stata anche intervistata in tv qualche anno fa quando di Isis ancora non si parlava ed era una delle firmatarie di un appello al senatore a vita Azeglio Ciampi in favore del niqab, il velo integrale.

In genere si tratta di “spose del jihad”, spose di terroristi che non imbracciano mitra, ma si occupano di mansioni “tipicamente” femminili, in cui gli integralisti islamici confinano le donne (la cura della casa e dei figli) e fanno propaganda. L’Isis ha però creato anche una spietata brigata femminile: al Khansa. Una delle leader è Aqsa Mahmood, 20 anni, studentessa nelle migliori scuole di Glasgow. Ora sorveglia i bordelli gestiti dall’Isis.

 

Dopo la maturità classica, mi sono laureata all'Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano in Scienze dell'Educazione, con una tesi in Pedagogia Interculturale dal titolo "Donna e Islam: la questione del velo". Scrivo per diverse testate on-line come "Al-Maghrebiya", "Ebraismo e dintorni", il blog del "Legno Storto" su argomenti riguardanti il mondo arabo e islamico, soprattutto per quanto riguarda la condizione della donna, il Medio Oriente, Esteri, immigrazione e integrazione. Ho scritto due racconti: "Dopo la notte" (Il Filo, 2009) e "Soltanto una donna" (Albatros - Il Filo, 2011).
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