Gaza, guerra riprende e colpisce anche il Sud. Netanyahu richiama negoziatori dal Qatar

Netanyahu richiama il capo del Mossad impegnato a Doha per i negoziati. Le IDF riprendono intanto a bombardare il sud della Striscia

Riprende la guerra e con essa continua a salire anche il bilancio dei morti civili sulla Striscia di Gaza. A poche ore di distanza dalla ripresa dei bombardamenti israeliani, il premier Benjamin Netanyahu ha ordinato al capo del Mossad David Barnea di terminare i colloqui con le autorità del Qatar, prima impegnate in una difficile operazione diplomatica, per una possibile nuova tregua armata. Barnea e il resto del suo staff impegnati nel paese del Golfo sono tornati in Israele “a seguito dell’impasse dei negoziati, ha scritto l’ufficio di Netanyahu in una nota diffusa stamane.

La Striscia è tornata così a essere un luogo di terrore e da molti video circolati in rete, e dalle stesse parole dell’IDF, si intuisce che nei prossimi giorni a essere colpite saranno anche le zone del sud di Gaza. Quelle che teoricamente Israele ha sempre consigliato ai civili per evitare i propri bombardamenti. Ora la situazione si sta complicando poiché le operazioni belliche israeliane minacciano l’incolumità dei palestinesi spostatisi a sud nelle ultime settimane.

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Pochi giorni fa Israele ha reso nota una mappa dettagliata della Striscia di Gaza in cui appare divisa in base alle zone in cui è possibile teoricamente per i rifugiati evitare di subire le ripercussioni della guerra. Non è chiaro se e in che modo i palestinesi abbiano recepito o meno tali informazioni. Sta di fatto che sono oltre 620 le porzioni indicate da Tel Aviv in questa mappa – oltre il 25% del territorio – e definite come “sicure”: comprenderebbero in particolare molte zone a est di Khan Younis, tra cui le aree di Al Qarara, Khuza’a, Abasan e Bani Suheila. Impossibile in questo momento definire come praticabile la mappa stilata da Israele essendoci appunto milioni di persone che fanno fatica a spostarsi per via della loro situazione umanitaria.

Intanto le forze armate israeliane avrebbero condotto in totale 600 raid aerei e colpito pesantemente la città di Khan Younis, una delle più grandi del sud della Striscia, uccidendo almeno 30 persone, come riferisce Al Jaazera che sottolinea che i morti palestinesi ora toccano quota 15.207 (la maggior parte dei quali sono donne e bambini). Secondo il ministero della salute di Gaza, tra il 1 e il 2 dicembre, quindi a partire dalla ripresa degli attacchi, i morti e i feriti palestinesi sarebbero rispettivamente 193 e 652.