Gaza, Netanyahu presenta un piano post guerra: ira dell’Autorità Nazionale Palestinese

Netanyahu propone piano per il futuro post guerra della Striscia: demilitarizzazione, chiusura dell'UNRWA e controllo del confine con l'Egitto. ANP non ci sta: "Gaza farà parte dello stato palestinese"

Arriva il primo piano a firma Netanyahu sul futuro della Striscia di Gaza, presentato dallo stesso primo ministro durante una delle ultime riunioni di gabinetto di guerra. Esso, nonostante sia tutto sommato una bozza, prevede, tra le altre cose, che l’esercito israeliano rimanga sulla Striscia per un periodo di tempo limitato e per motivi di sicurezza, e l’installazione di una forza governativa che non sia legata al terrorismo o a entità che lo sostengono. E infine si fa il punto sulla gestione di una ‘zona cuscinetto’ in cui sarà presente l’esercito israeliano. Inoltre, il piano parla del fatto che Israele continuerà ad occupare militarmente “le aree a ovest della Giordania”, quindi quei territori che almeno sul piano legale sono di pertinenza del teorico stato palestinese. A proposito dei palestinesi, non si fa nessun accenno all’ANP di Abu Mazen né a un suo possibile ruolo all’interno della Striscia di Gaza a guerra ultimata.

Il piano presentato da Netanyahu, non ancora completo e formato di una sola pagina, fa già discutere di se, alla pari di altre proposte – come ad esempio quella del ministro della difesa Gallant di qualche settimana fa – soprattutto per il fatto che Tel Aviv, almeno secondo il premier, controllerà il confine con l’Egitto chiudendo l’attuale valico di Rafah. Nessun commento da parte del Cairo che con molta probabilità non accetterà la presa di posizione israeliana di voler controllare il proprio confine. Dagli Stati Uniti, dopo che un funzionario israeliano sentito dalla Cnn aveva detto che il piano è “in linea con Washington”, il portavoce del Consiglio di Sicurezza John Kirby ha espresso contrarietà al piano, asserendo che l’Autorità Nazionale Palestinese dovrebbe avere più peso e importanza.

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Altro punto che fa discutere è l’idea di Netanyahu di sopprimere l’Agenzia Onu per i rifugiati, UNRWA, i cui membri – almeno dodici, alcuni dei quali già sotto inchiesta – sono accusati da Tel Aviv di aver preso parte agli assalti nei kibbutz dello scorso 7 ottobre. Per Netanyahu, a Gaza non dovrebbero più operare agenzie delle Nazioni Unite, più volte accusate di essere in combutta con Hamas, ma dovrebbero essere sostituite con “organizzazioni umanitarie internazionali responsabili”. Organizzazioni di cui il premier non fa nessun accenno nel piano visionato da alcuni media.

Nei punti elencati da Neyanyahu, non manca nemmeno la ferrea volontà israeliana di non riconoscere un eventuale stato palestinese, e ciò complica ancora di più la fattibilità di questo piano. Subito dopo la presentazione ai ministri israeliani della bozza, all’agenzia WAFA il portavoce di Abu Mazen Nabil Abu Rudeineh ha commentato così le idee del premier: “Gaza sarà solo parte dello stato palestinese indipendente. Qualsiasi piano contrario è destinato a fallire”, ha detto. “Se il mondo vuole sicurezza e stabilità nella regione, deve porre fine all’occupazione israeliana dei territori palestinesi e riconoscere lo stato palestinese indipendente con Gerusalemme come capitale“.